4 settembre 2018

È tempo di calcio femminile

di Mara Cinquepalmi

I tifosi pensavano di averle viste tutte o quasi quest’estate dopo l’affaire Ronaldo alla Juve e la telenovela Modrić -Real Madrid-Inter e, invece, il coup de théâtre è arrivato a fine luglio con la decisione della Corte federale d’appello di accogliere il ricorso della Lega dilettanti e annullare la delibera del commissario straordinario della FIGC, del 3 maggio scorso, che prevede il passaggio del calcio femminile di vertice sotto l’egida della Federazione. Passaggio che, fra le righe, è da leggersi come un primo passo verso il professionismo.

Ottantacinque anni dopo quel primo timido tentativo a Milano fra la primavera e l’autunno del 1933, come ha documentato in uno studio il ricercatore Marco Giani, il calcio femminile italiano sta vivendo una nuova entusiasmante stagione: è praticato con sempre maggiore partecipazione e piace al pubblico che si è appassionato alla corsa delle azzurre verso il Mondiale 2019 in Francia, già pronte a tornare in campo. Oggi, alle ore 17 a Lovanio in Belgio, la Nazionale guidata da Milena Bertolini affronta le padrone di casa nell’ultimo incontro del girone che ha visto le azzurre protagoniste delle qualificazioni con 7 successi in altrettante partite, 18 gol all’attivo e soltanto 2 reti subite. Con la qualificazione in tasca conquistata lo scorso 8 giugno a Firenze, quella a Lovanio è per l’Italia «la prima partita di preparazione al Mondiale – ha dichiarato la ct Bertolini –, un match importante per alzare sempre di più il livello e costruire una mentalità vincente, una cosa che non si crea dall’oggi al domani. Non dobbiamo disperdere tutto il lavoro fatto finora».

In queste settimane, però, la querelle FIGC-Lega nazionale dilettanti ha tenuto banco oscurando la stagione che dovrebbe partire il 15 settembre. Tifosi e addetti ai lavori devono aspettare fino al 7 settembre, quando è stata fissata, dinanzi alle sezioni unite, la camera di consiglio che dovrà decidere se il calcio femminile tornerà alla gestione della Lega dilettanti. Lo ha stabilito con decreto il presidente del collegio di garanzia, Franco Frattini, accogliendo l’istanza cautelare della Federcalcio contro la sentenza della Corte d’appello della FIGC con la quale si annullava l’inquadramento della serie A e B di calcio femminile nell’ambito della stessa Federcalcio deciso dal commissario straordinario Roberto Fabbricini. Anche le società hanno presentato ricorso al collegio di garanzia dello sport del CONI chiedendo di riunire questo procedimento a quello presentato dalla FIGC. I club sono pronti al grande salto, hanno voglia di crescere e non ci può essere crescita senza investimenti economici, come ad esempio quello che ha intenzione di fare la Juventus con la costruzione di un nuovo stadio dove ospitare le gare della squadra under 23 e di quella femminile. Le bianconere lascerebbero lo stadio Silvio Piola di Novara, dove oggi disputano le partite casalinghe della Champions, per un impianto di circa 6.000 spettatori, nella zona adiacente all’Allianz Stadium, quello dove gioca la Juve di Ronaldo, e al centro sportivo della Continassa. 

Ironia della sorte, proprio mentre si consuma il braccio di ferro tra Lega e Federazione, per la prima volta la FIGC ha ottenuto l’assegnazione dell’UEFA Research Grant Programme per uno studio che dovrà rilevare, dal punto di vista strategico e manageriale, quali siano i vantaggi per una società professionistica maschile nel creare una sezione femminile.

Carte bollate e ricorsi a parte, nel campionato alle porte gli occhi sono puntati sulla Juventus che la scorsa stagione ha vinto il suo primo scudetto, guidata dalla capitana Sara Gama celebrata con una Barbie realizzata ad hoc dalla Mattel e che il 16 settembre riceverà a Montalcino il Premio Casato Prime Donne.

Insieme alla squadra allenata da Rina Guarino, al secondo anno sulla panchina bianconera, altre undici formazioni sono pronte a scendere in campo per questa nuova stagione. La geografia della serie A femminile vede impegnate per il 2018/19 tre squadre lombarde (Atalanta Mozzanica, Milan e Orobica Bergamo), due toscane (Fiorentina e Florentia), due venete (Chievo Verona e Verona), una laziale (Roma), un’emiliana (Sassuolo), una piemontese (Juventus), una pugliese (Pink Bari) e una friulana (Tavagnacco). Di queste, due le new entry: Roma e Milan.

In Italia le calciatrici tesserate, secondo la ricerca dell’UEFA Women’s football across the national associations 2016/17, sono 23.296, delle quali 12.129 under 18 e 659 le società registrate.

Non è solo sul campo che le calciatrici giocano la partita più importante. Lo fanno anche in seno al sindacato, l’Associazione italiana calciatori presieduta da Damiano Tommasi che per la prima volta ha dato il diritto di voto alle donne.

La svolta è arrivata, infatti, con l’assemblea del 20 maggio 2017 quando «l’AIC – spiega Katia Serra, ex calciatrice e ora responsabile del settore Calcio femminile del sindacato – ha votato la modifica statutaria che introduce il diritto di voto alle calciatrici. Sono dodici, un voto per ogni rappresentante delle squadre di A. È lo stesso criterio dei professionisti, che sono venti perché venti sono le squadre di A maschile. Una conquista storica perché dopo anni di accordi interni è arrivata la formalizzazione». Ancora più storica perché votata da centoventi delegati, tutti uomini appunto, «convinti della necessità di questa modifica», aggiunge Serra.

Una svolta che impegna i prossimi vertici dell’Assocalciatori a sostenere lo sviluppo del calcio femminile che guarda anche alla fine del dilettantismo. «L’altra novità importante – conclude Serra – è aver creato il settore Calcio femminile perché come status siamo dilettanti, ma vogliamo andare verso il professionismo. Siamo stati i primi a farlo. Ora abbiamo autonomia organizzativa ed economica».

Anche nel resto d’Europa il calcio femminile fa registrare grandi numeri e una crescita costante.

Sempre secondo gli ultimi dati dell’UEFA, le calciatrici tesserate sono circa 1 milione e 300 mila, facendo così registrare un aumento del 6% dal 2015/16. Il dato più interessante, però, è che le calciatrici professioniste e semiprofessioniste sono aumentate del 119% dal 2012/13 al 2016/17, passando così da 1.303 a 2.853 2016/17. Crescono anche le allenatrici e le arbitre: le prime sono 17.553 con un aumento del 31% dal 2015/16 e le seconde 10.200, facendo registrare un balzo in avanti del 17% dal 2015/16. In Inghilterra, Francia, Germania, Olanda, Norvegia, Svezia sono oltre 100.000 le calciatrici.

Numeri importanti che hanno anche un riscontro in termini di audience televisiva ed economici. Nel 2016 sono stati 3,52 milioni gli spettatori che hanno seguito le gare di UEFA Women’s champions league ed i profitti per le nazioni che vi hanno partecipato sono aumentati di oltre il 92% dal 2013 al 2016.

Nell’attesa del fischio d’inizio dei campionati ci si potrà consolare, oltre che con la Nazionale, anche con la UEFA Women’s champions league che vede impegnate due squadre italiane nei sedicesimi di finale (andata il 12 e 13, ritorno il  26 e 27 settembre): la Juventus, all’esordio nel torneo, che dovrà vedersela con il Brøndby, e la Fiorentina con un’altra danese, il Fortuna Hjørring. Il sogno per tutte è la finale del 18 maggio 2019 allo stadio Ferencváros di Budapest.

 

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