11 ottobre 2016

Ecco come nasce il colpo di genio

Cos’è il genio? Fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione: questo il parere del Necchi, il personaggio che nel primo Amici miei escogita un perfido scherzo scatologico ai danni di un bambino e i suoi genitori. Il mondo che conosciamo è tale per merito di atti dell’intelletto all’apparenza assurdi, o talmente semplici dall’essere quasi inevitabili per chi guarda con gli occhi del dopo - in domini dell’esistenza certo più universali di quelli del barista del film di Monicelli.

I momenti in cui si sprigiona il genio hanno il loro grido liberatorio, quell’ Eureka! esclamato dal matematico siracusano Archimede quando capì che il volume del suo corpo immerso nella vasca da bagno corrispondeva a quello dell’acqua spostata, ma diversi prodromi. L’evento casuale è molto presente nelle vulgate, a partire dalla mela che cade in testa a Isaac Newton inducendolo a teorizzare la gravitazione universale. Benché di recente la Royal Society - di cui Newton fu direttore - abbia reso disponibile online la biografia del suo amico Stukeley da cui si evince la parziale veridicità della storia, siamo nel filone del genio distratto che tanta fortuna ha ottenuto nei secoli. A partire dall’aneddoto, citato da Platone, sulla servetta che amabilmente canzona Talete caduto nella pozzanghera perché troppo impegnato a osservare il cielo.

A volte è però la tragedia a muovere, come riparazione tardiva, scoperte e invenzioni. Samuel Morse era un apprezzato pittore, e durante una lunga assenza da casa ricevette una lettera che lo informava della malattia della moglie. Morse tornò subito a casa ma trovò la propria sposa già sepolta: da lì una devozione quasi mistica alla ricerca di quella tecnica per trasmettere informazioni istantanee, risolta nell’invenzione del telegrafo nel 1832. A distanza di qualche decennio Alfred Nobel creò la dinamite. Invecchiato e arricchito, trovò in un equivoco la scintilla per sanare i propri tormenti: alla morte del fratello Nobel lesse su un quotidiano francese uno sferzante necrologio, a lui erroneamente dedicato, in cui era descritto come lo sciagurato inventore di uno strumento di sterminio. Come in una canzone di Jannacci ebbe modo di comprendere la fama funerea che si era riservato e decise di spendersi per una causa più fortunata: l’omonimo premio che ancor oggi premia le eccellenze mondiali nella scienza e nelle arti.

Poi ci sono gli inventori contemporanei, e la narrazione degli episodi che hanno portato allo sviluppo di un’idea di grande successo sfocia nell’agiografia in favore di marketing. Si va dalla scrittrice e attivista americana Caresse Crosby, la cui invenzione del moderno reggiseno nacque dal fastidio di indossare un ingombrante corsetto per un ballo, a Ingvar Kampard, fondatore di una nota multinazionale svedese che non riusciva a trasportare un mobile nella sua macchina, mentre l’austriaco Dietrich Mateschitz creò la sua bevanda stimolante globale a partire da un drink thailandese sorseggiato per combattere gli effetti del fuso orario. Non mancano i protagonisti della new economy: da Brian Chesky, fondatore del celebre servizio di condivisione di stanze e appartamenti, che giovanissimo si era mantenuto offrendo tre materassini gonfiabili nella sua casa in affitto, a Jan Koum, creatore del più importante servizio di messaggistica per smartphone che non poteva permettersi di telefonare a suo padre in Ucraina, fino a Nick Woodman che, infastidito dal non avere foto decenti mentre praticava il surf, creò le telecamere indossabili.

Illuminazioni, epifanie, rivelazioni, insight : le parole che descrivono quello stato di grazia utilizzano la metafora della luce che rischiara il buio dell’ignoranza. Lucciole nelle tenebre canta il poeta, e proprio a chi di raggi si intendeva dobbiamo una necessaria specificazione: il genio è un per cento ispirazione e novantanove per cento sudore, giurava Thomas Edison.

 


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