27 novembre 2015

Figurine Panini, il vero introvabile era Boninsegna

A Modena le hanno dedicato un museo, in giro per l'Italia iniziano ad essere frequenti le mostre e il collezionismo è diventato arte da professionisti di ricerca e valutazione dei pezzi più pregiati: è la singolare evoluzione della specie della figurina, fascinazione infantile che, da popolare e giovanile, è diventata a suo modo veicolo culturale ad alto tasso di immedesimazione, trasversale per età e ceto, senza avere per questo perduto la propria ragion d'essere. Ovvero l'attesa di un nuovo album, le aspettative nell'apertura della bustina, il classico “celo, manca” che da sempre è colonna sonora del momento in cui si passano in rassegna le figu.

Lo raccontano le immagini, che traducono lo zeitgeist sia dal punto di vista dei soggetti scelti come protagonisti – pensate ai calciatori, il cui look è figlio dello spirito dei tempi: capelloni, baffuti, barbuti, impomatati, rasati, a seconda delle annate – che da quello della grafica, lo racconta l'evoluzione del prodotto: dalla figurina-cartoncino da attaccare con la colla, la profumata Coccoina, alla cellina (un triangolino biadesivo che in realtà non ebbe grande successo), sino all'affermazione definitiva della carta adesiva; dall'imbustamento manuale a quello automatico, per non parlare della rivoluzione informatica che, negli anni, ha portato alla riproduzione di immagini dalla definizione sempre maggiore. Un business mondiale, estremamente diffuso e capillare, perché si tratta principalmente di un'industria governata dalle leggi del mercato, che è roba da duri. Duri, ma senza perdere la tenerezza, se è vero che in Panini la macchina imbustatrice – la cui prima versione, inventata e brevettata negli anni '60 da Umberto Panini, procurò uno straordinario vantaggio competitivo all'azienda – si chiama ancora “Fifimatic”, dove “fifi” era il diminutivo con cui, ai tempi, i bimbi modenesi chiamavano le figurine. Quella prima imbustatrice automatica, frutto dell'ingegno made in Italy, oggi è archeologia industriale, ma fu talmente rivoluzionaria da aver dato il nome anche alle sue eredi.

Il viaggio nel pianeta figurina ha centinaia di percorsi: geografia, animali, fumetti, invenzioni, sport, storia, scienze; a partire dalle prime serie (in Francia, litografia Brognard, anno 1867) sino a quelle più recenti. Ma in Italia dire figurina significa soprattutto dire calciatori, con la raccolta che Panini pubblica ininterrottamente dal 1961, quando ancora nessuno parlava di accordi collettivi e diritti di immagine – mentre oggi tutto è oggetto di lauti accordi commerciali – e i protagonisti degli stadi divennero ben presto il traino per un grandissimo affare.

In principio, racconta la storia, fu Bruno Bolchi: un caso, nulla più, ma da qualcosa – meglio: da qualcuno – bisognava pur partire, e quella fotografia in bianco e nero, ricolorata di nerazzurro e stampata fu la prima di una serie, per Panini, infinita. Parallela alla storia reale corre la leggenda, e lì si inserisce su tutti il nome di Pierluigi Pizzaballa, presunto introvabile («"presunto" anche per una legge che vietava le figurine rare», nota Paola Basile ne Il museo della figurina) dell'album Calciatori 1963-64 mentre, ad esempio, nell'album Panini di Messico 1970 era Roberto Boninsegna il vero introvabile. Letteralmente, perché per motivi di stampa l'editore doveva... convocare gli atleti diversi mesi prima rispetto al commissario tecnico della Nazionale, ecco perché tra i 14 azzurri da attaccare all'album Bonimba non figurava.

Così, un po' per riordinare il passato, un po' perché il mondo degli appassionati è popolato di personaggi da cinema – non a caso il regista Giuseppe Gagliardi ne ha tratto un docu-film, intitolato Mi manca Riva. Viaggio di un collezionista di figurine, uscito nel 2013 – è stato per opera di uno dei maggiori collezionisti europei, il modenese Gianni Bellini, che alcuni mesi fa a Boninsegna è stata consegnata una gigantografia della figurina Panini che sull'album non c'era, riproposizione fedele, a 45 anni di distanza, di come sarebbe stata la sua figu ai tempi di quel Mondiale nella cui finale, contro il Brasile di Pelé, il bomber mantovano andò in gol.

Proprio Bellini, uno che per la sua passione è finito anche sul Time, da alcuni anni a questa parte organizza mostre portando in trasferta parte della sua smisurata collezione, fra cui rarità da museo ma anche raccolte che rappresentano una manna per i cacciatori di aneddoti e curiosità: spuntano così l'unico album che nel 1982 azzeccò la convocazione in Nazionale di Franco Selvaggi (edito dalla portoghese Sorcacius), la raccolta cilena composta solamente di ritratti, l'album venezuelano che, pubblicato in occasione di Germania 2006, alle pagine dedicate alla selezione croata inserisce figurine e schede dei calciatori della nazionale ungherese, che nemmeno era presente, altre in cui si sprecano refusi ed errori. E questo per rimanere agli album dei soli calciatori e solamente nei Mondiali: figuratevi quanto si potrebbe raccontare se si ampliasse lo spettro del discorso.

Perché in fondo esiste davvero qualcuno che non ha mai attaccato una figurina?

 

Bibliografia - Paola Basile (a cura di), Il museo della figurina (2014), Franco Cosimo Panini, Modena

- Paolo Battaglia, 100 Azzurri. Un secolo di Nazionale in 100 ritratti dei suoi Campioni (2010), Anniversary Book, Modena

- Umberto Panini, L'America è qua (2010), Franco Cosimo Panini, Modena

 

Filmografia

- Mi manca Riva. Viaggio di un collezionista di figurine, regia di Giuseppe Gagliardi (2013)

 


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