30 maggio 2018

Generazioni neglette

L’occupazione è in crescita, ma vi è una generazione di persone – adulti tra i 35 e i 49 anni – che ancora non riesce a beneficiare di questo miglioramento. Eppure, si tratta di una fascia di età molto importante nell’economia di un Paese: potenziali genitori, magari costretti a rinunciare a diventarlo, o genitori di fatto, che hanno dunque problemi a mantenere, a far studiare, a garantire la crescita serena dei figli; e comunque generazioni pienamente attive dal punto di vista intellettuale e fisico e perciò solo preziose.

Spesso, infatti, coloro che appartengono a questa fascia di età si trovano ‘schiacciati’ tra coloro che li seguono – i giovani, che vengono retribuiti con salari più bassi e appaiono in generale un investimento migliore – e coloro che li precedono, che in epoche più felici hanno potuto acquisire maggiori privilegi e diritti: similmente a quello che accadde tra i nati negli anni Sessanta (figli del baby boom italiano) rispetto a quelli nati nel decennio precedente, molto più avvantaggiati dal punto di vista economico e delle opportunità di crescita e di lavoro.

Sono infatti quasi un milione i 35-49enni alla ricerca di un lavoro, e da un tempo talvolta talmente lungo (moltissimi da più di un anno) che alcuni di essi rinunciano financo a cercarlo, andando a incrementare il bacino drammatico degli inattivi.

In un’età dunque in cui ci si attenderebbe di aver raggiunto, dopo l’arduo ingresso nel mondo del lavoro, finalmente una posizione economica sufficientemente sicura, chi ha perso il lavoro si trova a dover ricominciare tutto daccapo, con lo svantaggio ulteriore di costare di più, magari essendo iperspecializzato – pare congruo in questo caso un riferimento al film Smetto quando voglio, in cui i protagonisti nascondevano le proprie competenze pur di trovare un qualsiasi impiego – o avendo già acquisito un’esperienza pregressa, e di vedersi quindi in continuazione scartato nei colloqui di lavoro.

La disoccupazione, infatti, secondo i dati Istat, sta calando per tutte le fasce di età salvo che per questa, numericamente peraltro molto consistente; e mentre la crescita dell’occupazione interessa maggiormente i giovani di 25-34 anni (+0,9 punti percentuali), la crescita della disoccupazione si concentra appunto tra i 35-49enni, tra i quali è aumentata del 3,4% in un anno; anche tra i più anziani – i 60-64enni –, che costituiscono una popolazione numericamente più o meno corrispondente a quella dei 35-49enni, si contano circa 400.000 disoccupati in meno.

 

Galleria immagini


0