10 ottobre 2018

Giappone: il carcere ultimo rifugio degli anziani

Il carcere per alcuni non è il luogo peggiore in cui trovarsi e, anzi, è l’unico posto in cui si riescono a ottenere alcuni benefici altrimenti inattingibili. In America, per esempio, vi è chi non ha altra strada per usufruire dell’assistenza sanitaria e, secondo un’indagine riportata dal Guardian e compiuta in Gran Bretagna dalla Sheffield Hallam University alcuni anni fa (2010), un quinto dei senzatetto compiva piccoli reati per finire in prigione e così ripararsi dal freddo o ricevere un pasto.

Un fenomeno altrettanto triste si sta verificando ora nel ricco Giappone, che riguarda però in questo caso in modo specifico la terza età. Quel Paese è in assoluto al mondo quello con la popolazione più anziana: secondo le stime del 2017, il 27% – una persona su quattro – ha 65 o più anni. Ciò è dovuto alla bassa natalità, all’allungarsi dell’aspettativa di vita e alla pressoché inesistente immigrazione. E se è un segnale quindi per certi versi positivo di ricchezza e benessere, costituisce nel medesimo tempo un grave problema, perché il welfare non può assistere un così grande numero di persone inattive. Ma vi è anche un’altra implicazione: quella anziana è una popolazione molto spesso sola. Dal 1980 al 2015, il numero di anziani che vivono da soli è aumentato di oltre sei volte. E questa solitudine, insieme a situazioni diffuse di indigenza, diventa talmente intollerabile che chi la vive preferisce farsi arrestare per trovare compagnia.

Secondo un’indagine compiuta da Bloomberg, vi è un allarmante aumento dei piccoli reati compiuti da persone over 65. Tra costoro, il 40% è solo, cioè non ha famiglia o non la frequenta. Si tratta soprattutto di donne, che più spesso vivono situazioni di povertà e che inoltre soffrono un sentimento di profonda inutilità, come racconta Bloomberg che ha realizzato alcune interviste, perché si sentono scartate dalla società e considerate abili solo per i lavori domestici. Il carcere diventa così un modo disperato per sfuggire alla solitudine e trovare conforto in altre persone che condividono la medesima condizione.

Per cercare di affrontare il problema, nel 2016 il Parlamento giapponese ha approvato una legge che intende garantire agli anziani recidivi un maggiore sostegno, e sono stati avviati programmi di collaborazione tra carceri e agenzie governative per il welfare, ma il fenomeno rimane alquanto diffuso e suscita crescente allarme. Attualmente, una donna su cinque in carcere è anziana.

 

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