9 dicembre 2019

Global Terrorism Index 2019: i dati più significativi

Ogni anno l’Institute for Economics and Peace (IEP) pubblica il Global Terrorism Index (GTI), un rapporto che (a partire dal 2000) raggruppa e individua le principali tendenze e i modelli, su scala planetaria, degli attacchi terroristici, fornendo una sorta di classifica dei vari Paesi del mondo sulla base dell’impatto che il terrorismo ha sul loro territorio.

Si tratta, in sintesi, di mettere a punto una classificazione di tutte le nazioni del mondo in base all’attività terroristica registrata, considerando una serie di parametri, tra cui l’impatto economico, a sua volta suddiviso in quattro categorie di costi: morti, feriti, distruzione di proprietà e perdite del PIL.

Il Global Terrorism Index si basa sul Global Terrorism Database, un database di dati raccolti dall’Università del Maryland che, attraverso il suo National Consortium for the Study of Terrorism and Responses to Terrorism (START), offre una copertura molto ampia del fenomeno, avendo quantificato circa 190.000 episodi di terrorismo. Il GTI è arrivato poi a classificare 163 Paesi nel mondo, con una copertura del 99,7% dell’intera popolazione mondiale e, sviluppato insieme agli esperti del Global Peace Index, si propone di incentivare un dibattito il più ampio possibile su ciò che potrebbero essere gli sviluppi futuri del fenomeno per garantire risposte politiche adeguate.

Per quanto riguarda l’ultimo GTI, i dati confermano che, su scala planetaria e per il quarto anno di fila, si riduce il numero delle vittime del terrorismo, sebbene aumentino i Paesi colpiti (da 67 a 71 quelli che nel 2018 hanno registrato almeno un morto); oltre a quello di matrice islamica sempre presente, dal 2014 è cresciuto drammaticamente (+320%) il terrorismo di estrema destra che, per il terzo anno consecutivo, aumenta in Europa occidentale, Nord America e Oceania. Addirittura, il numero degli attacchi dovuti a estremisti di destra in Europa occidentale si è praticamente parificato con quello della Russia, dove tale problema ha radici ben più profonde e lontane nel tempo.

Infatti, la Russia ha visto, negli ultimi  20 anni circa, ben 486 attacchi mortali legati al terrorismo di estrema destra (a fronte dei 109 europei e dei 113 degli Stati Uniti), con un tasso di violenza per milione di abitanti che in Russia è arrivato a essere ben sette volte maggiore rispetto a quello del nostro continente.

Questo focus russo è emerso soprattutto da un report del Centro di ricerca sull’estremismo dell’Università di Oslo, a firma di due studiosi, Jacob Aasland Ravndal e Johannes Due Enstad, che hanno esaminato i soli attacchi in cui si sono registrate vittime.

Secondo i due ricercatori, infatti, in Russia si è concentrata tutta una serie di fattori che, combinati insieme, offrono un terreno particolarmente fertile al terrorismo di estrema destra e cioè: la presenza sul territorio di una sorta di subcultura di skinheads, con gruppi e gang molto diffusi specie nelle grandi città; una forte crescita dell’immigrazione proveniente dall’Asia Centrale e dal Caucaso; la presidenza di Putin e la sua parallela deriva autoritaria che ha bloccato la rappresentanza parlamentare dei movimenti nazionalisti che, in molti casi, hanno scelto così la via armata; infine, un discorso pubblico che in Russia è più permissivo e che, quindi, non punisce o stigmatizza, come accade altrove, le ideologie razziste, xenofobe o similari.

Mentre in Russia succedeva tutto questo, l’Occidente era impegnato a contrastare il terrorismo di matrice islamica e le sue recenti recrudescenze dovute alla minaccia dello Stato islamico e, di conseguenza, secondo molti analisti poco si è fatto contro il terrorismo interno di estrema destra che, in molti casi, è stato apertamente sottovalutato da intelligence e servizi di sicurezza nazionali.

Da quanto emerge dai dati del GTI, invece, bisognerà prendere provvedimenti più seri contro questo tipo di terrorismo che, in Occidente, ha perpetrato i tre maggiori attacchi terroristici, con motivazioni politiche, degli ultimi 50 anni, uccidendo oltre 50 persone e associandosi più che a specifici gruppi terroristici (come accade, ad esempio, per quello islamico), a individui legati da più ampie alleanze ideologiche.

 

Immagine: Manifestazione di protesta, Bruxelles, Belgio (28 maggio 2019). Crediti: Alexandros Michailidis / Shutterstock.com  
 

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