08 gennaio 2016

I 70 anni del Totocalcio, un gioco votato all'estinzione

Sarà una sorta di premio alla carriera, e i premi alla carriera hanno per definizione l'amara caratteristica di giungere a tempo quasi scaduto, quando non postumi. Al Totocalcio verrà dato nel corso del 2016 quando, per festeggiare i 70 anni dell'invenzione del gioco, verrà emesso un francobollo celebrativo, come annunciato nei giorni scorsi dal Ministero dello sviluppo economico dopo la riunione della Consulta nazionale per la filatelia. Sarà una delle 46 emissioni di carte valori previste per quest'anno. Appunto un premio alla carriera, memoria di un passato che fu in attesa di un'estinzione ormai prossima del concorso un tempo più amato dagli italiani. Non è questione di “se”, ma di “quando”, poi il Totocalcio farà parte della storia e non più del presente, posto che già il presente è di fatto assai marginale nell'opulento mondo delle scommesse sportive. Reso obsoleto da un contesto che non esiste più da almeno tre lustri, fagocitato dalla possibilità di scommettere su qualsiasi cosa riguardi lo sport fino a pochi secondi dall'inizio dell'evento, superato nelle ricevitorie – dalle quali è sostanzialmente scomparso – da giochi meno complessi in cui non c'è nemmeno bisogno di azionare il cervello: una monetina per grattare la patina argentata, qualche numero giocato senza troppi pensieri e via. L'epitaffio l'ha già scritto l'ad di Sisal, Emilio Petrone, in una recente intervista a La Stampa: «È un gioco storico a cui siamo affezionati, ma se considerassimo solo i volumi andrebbe chiuso. Oggi varrà sì e no lo 0,5% dei ricavi». Magari non accadrà nell'anno del settantesimo anniversario, ma accadrà.

I numeri del resto parlano chiaro: l'ultima schedina del 2015, il concorso numero 99, ha visto un montepremi di 95.267,45 euro, a cui vanno aggiunti i 35.552,69 euro di montepremi per “il 9”, la quota di vincite da distribuirsi a chi azzecca i primi nove risultati in schedina. Bene: il 5 dicembre 1993 il montepremi è stato di oltre 34 miliardi e 400 milioni di lire. Al cambio lira-euro sarebbero quasi 18 milioni, e il montepremi di quel concorso unico il Totocalcio odierno non lo raggiunge sommando quelli di tutto un anno, nemmeno aggiungendo il tasso di inflazione da allora ad oggi. È del resto figlio di un'altra Italia e di un altro calcio, e l'evoluzione (o involuzione, dipende dai punti di vista) di entrambi i sistemi ha prodotto una conseguenza inevitabile. Senza lasciarsi andare a canaglie nostalgie del tutto fuori luogo in questo contesto, al Totocalcio vanno dati tanti meriti. Dall'aver foraggiato per decenni l'intero movimento sportivo italiano, facendo paradossalmente della passione totalizzante per il calcio il volano per la crescita di sport spesso oberati da problemi economici, alle inevitabili e positive ricadute per le casse dello Stato (per dire: tra imposta unica e diritto fisso, nel giorno del montepremi record del dicembre 1993 il fisco incassò 25 miliardi di lire); passando ovviamente per l'avere incarnato il sogno mai nascosto di generazioni di italiani, fare 13 per cambiare vita: la schedina è stata pretesto per diversi e celeberrimi film e canzoni – «La schedina l'ha giocata/son dieci anni che lui spera/e che ci sta riprovando/un motorino per Maria/due mesetti in Val Gardena/(...) se pareggerà il Cesena/una villa con piscina»: sono alcune strofe del testo di "21X” di Claudio Baglioni – regalando al Paese una lunga e straordinaria narrazione popolare, proprio perché una giocata era alla portata di tutti. Tanti, quasi tutti, ci hanno provato, a qualcuno ha davvero cambiato la vita. Per di più, ha inventato un linguaggio; il 13, in certi casi anche associato alla sfortuna, ha cambiato di segno, “fare 13” è diventato, proverbialmente, sinonimo di prosperità raggiunta, addirittura il prefisso “toto” – che stava semplicemente per “totalizzatore” – è stato mutuato negli ambiti più vasti: “totoministri”, “totocandidature”. E poi il termine “tredicista”, la X come sinonimo universale di pareggio, la “tripla” come significante di un esito aperto a qualsiasi risultato. Addirittura, la trasmissione 90° minuto iniziava con la rigorosa lettura delle partite in schedina e della colonna vincente, lasciando poi spazio alle “altre di B”. Perché la schedina, che aveva comunque tutte le partite di Serie A, andava oltre le divisioni di categoria. Trasversale, già dopo pochi anni diversa rispetto da quel maggio 1946 quando la inventò Massimo Dalla Pergola, la schedina ha attraversato da protagonista la storia d'Italia dalla ricostruzione a metà anni '90, l'apice dal quale è cominciato un rapido declino. Tutt'attorno i capisaldi della fruizione calcistica che avevano permesso il suo successo crollavano: spariva la contemporaneità delle partite, condizione essenziale per concentrare il sogno in pochi minuti, il racconto radiofonico di Tutto il calcio minuto per minuto diventava residuale brusio a fronte delle banalità urlate di iperentusiasti commentatori delle partite trasmesse in diretta dalle pay tv, e anche per questo adeguarsi seguendo i tempi diventava sostanzialmente impossibile. Se a questo si aggiunge la liberalizzazione che, col D.M. n.174/98, tolse il divieto di raccogliere scommesse a quota fissa su eventi sportivi che non fossero le corse dei cavalli, ecco spiegato l'inizio della fine. Di colpo il Totocalcio invecchiò, e la gestione da parte del Coni fu incapace di parare il colpo (flop come le schedine parallele di TotoSei e TotoBingol sono solo due degli esempi), ma era onestamente improbabile frenare la discesa sul piano inclinato. Semplicemente, il mondo che aveva fatto grande il Totocalcio non esisteva più. A proposito, da alcuni anni a questa parte al Totocalcio si vince facendo 14 punti. Direste mai, di uno che ha avuto successo, che “ha fatto 14”? Certo che no. Appunto.

 


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