04 febbraio 2015

I papi e Gandhi da Pio XI a Francesco

di Lucia Ceci

Quando il 13 dicembre 1931 Gandhi giunse a Roma, reduce della II conferenza della tavola rotonda di Londra, il papa Pio XI respinse la sua richiesta di udienza perché, annotò la polizia politica fascista, il leader indiano era vestito in modo improprio. Anche Winston Churchill non lo aveva ricevuto, e da parte della stampa britannica era stato bollato come “il fachiro nudo”.

Le accoglienze entusiastiche di molti intellettuali londinesi avevano però convinto il Mahatma a cercare un incontro tra il cristianesimo e la mobilitazione non violenta per l’indipendenza dell’India. Gandhi aveva guardato con fiducia al Vaticano dopo l’articolo apparso sulla prima pagina dell’“Osservatore Romano” il 27 novembre, con il titolo Come Gandhi parla di Dio. Commentando la sua conferenza alla Columbia Grammophone Company, il giornale della Santa Sede vi aveva colto «reminiscenze di Aristotele e di S. Tommaso» e aveva espresso l’auspicio che la voce di Cristo riuscisse «a farsi ascoltare anche da quest’uomo eccezionale, che mostra tanto amore per la verità che rende liberi». Dalla volontà di approfondire il mancato incontro tra il leader indiano e papa Achille Ratti nasce il libro Gandhi and the Popes. From Pius XI to Francis (Peter Lang Edition 2015). L’autore è Peter Gonsalves, egli stesso originario del Maharashtra di Godse. Alla ricostruzione dell’occasione perduta Gonsalves dedica il primo capitolo della sua opera, in cui, sulla base di ricerche archivistiche, si dimostra il carattere pretestuoso dell’argomento dress code e si riconduce il diniego di Pio XI alla sua decisione di rimanere estraneo alla questione indiana per evitare sgarbi alla Gran Bretagna. Emerge anche una certa ingenuità di Gandhi nell’incontrare, in quella stessa occasione, Mussolini a Palazzo Venezia, sia pure per una chiacchierata informale, con il rischio di generare un imbarazzante accostamento della causa indiana alla figura di un dittatore che poneva l’espansione imperialistica all’ordine del giorno della politica estera. Nei capitoli successivi Gonsalves presenta le manifestazioni di stima apertamente espresse dai pontefici nei riguardi del leader indiano, mostrando come il satyagraha sia progressivamente penetrato nei documenti ufficiali della Chiesa sulla pace e divenuto elemento di catalizzazione per destabilizzare il comunismo in Europa orientale. Il primo febbraio 1986 Giovanni Paolo II volle iniziare il suo viaggio in India dal Raj Ghat: parlando davanti al mausoleo di Gandhi, ricordò il messaggio di pace del Mahatma, lo accostò al sermone della montagna e proclamò solennemente Bapu «eroe dell’umanità». L’ingresso ufficiale di Gandhi nell’orizzonte iconografico della Santa Sede si era avuto però nel 1969, quando dopo anni di critiche alla «deplorabile profanazione» insita nell’accostamento, anche da parte di cattolici, del Mahatma a San Francesco e al tentativo di «induizzare il cristianesimo» per renderlo subalterno al suo programma nazionalista, la “Civiltà Cattolica” aveva riconosciuto al leader indiano il merito di essere rimasto, per tutta la vita, un «grande ricercatore della verità», e aveva osservato: «è strano che mentre nazioni cristiane ricorrono alla violenza per conseguire i loro scopi, e cercano di giustificare la violenza, abbia dovuto essere un indù, fedele e convinto, a scoprire il legame tra verità e nonviolenza per realizzare il cambiamento sociale». La figura di papa Francesco, il suo modo unico e nuovo di parlare e fornire indirizzi a più di un miliardo di cattolici, pone a Gonsalves ulteriori interrogativi sull’influenza esercitata da Gandhi sui pontefici. Dopo aver analizzato la comunicazione non verbale di Bergoglio e la dimensione simbolica di molti suoi gesti, Gonsalves individua venticinque elementi di affinità tra gli stili di leadership di papa Francesco e quelli del Mahatma (tra tutti l’opzione per i poveri, il modo di stare tra la gente, la forza dell’esempio). Esamina quindi alcune posizioni espresse da entrambi sulla religione e coglie diversi elementi di corrispondenza, rilevandone anche le occorrenze sulla stampa di tutto il mondo. Pone infine alcuni interrogativi: Gandhi è stato influenzato dal messaggio di Cristo o è Bergoglio ad aver assimilato la letteratura gandhiana? La conclusione, per Gonsalves, è che sia necessario ammettere una combinazione di entrambe le possibilità. Forse il Mahatma avrebbe dissentito sul pugno di papa Francesco, ma sicuramente di questo pontificato avrebbe apprezzato lo stile e il messaggio.


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