08 maggio 2015

I talenti cinesi e indiani

Dal recente rapporto dell’Ocse Education in Focus - How is the global talent pool changing (2013, 2030)? , arriva sicuramente una buona notizia: la quantità di persone che raggiunge un livello di istruzione terziaria (universitaria o di livello superiore non accademico) è in continuo aumento. Complessivamente nei Paesi OECD e G20 (il gruppo di nazioni in via di sviluppo costituitosi nel 2003) nella fascia di età 25-34 il loro numero è cresciuto quasi del 45% negli ultimi 10 anni. E considerando le sfide che il genere umano è chiamato a raccogliere nel presente e nel prossimo futuro, soprattutto dal punto di vista ambientale, energetico ed economico, il fatto di poter contare su un esercito in crescita di ‘cervelli’ qualificati è in qualche modo rassicurante. Ma in questo ambito è in corso anche una sorta di rivoluzione nella localizzazione del capitale umano, dalle conseguenze ancora in gran parte imprevedibili. Prendendo in considerazione sempre la fascia 25-34 anni, nel 2013 la Cina con il 17% dei laureati (o equiparabili) ha già superato gli Stati Uniti (14%) e le proiezioni per il 2030, in base ai dati correnti, mostrano una marcata accentuazione di questa tendenza. Si prevede infatti che in Cina ci sarà il 27% delle persone dotate di istruzione terziaria, l’India si posizionerà al secondo posto con il 23% (insieme dunque ‘produrranno’ la metà del patrimonio globale di laureati), mentre gli Stati Uniti arriveranno molto dopo con l’8% (e l’Italia rimarrà tra gli ultimi con l’1%). Una redistribuzione di competenze che potrebbe avere un impatto significativo rispetto alla crescita economica, ai commerci e a quanto è connesso a tutto questo. Rimane ancora aperta al momento la questione della reale qualità di queste qualifiche e allo stato attuale la mappa delle eccellenze universitarie non sembra coincidere con quella dei Paesi in cui si sta verificando questo sostanzioso aumento di laureati. Secondo i criteri di classifica generalmente accettati, le eccellenze a livello accademico sembrano ancora concentrate negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in alcuni altri Paesi europei: ma la situazione è estremamente fluida, e nel corso dei prossimi 15 anni altre ‘rivoluzioni’ potrebbero mettersi in moto.


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