2 settembre 2019

Il carcere italiano nel 2019: i dati di Antigone

In un momento particolare della vita civile italiana in cui predominano paure e istanze securitarie, si avverte il rischio che l’attenzione verso i diritti delle persone detenute possa essere attenuata perché lontana dalle preoccupazioni prevalenti nell’opinione pubblica. L’Associazione Antigone svolge un ruolo rilevante, e in parte controcorrente, con la sua azione di costante monitoraggio sulla situazione delle carceri italiane. La base di questa azione, svolta in raccordo con il ministero della Giustizia, sono le visite negli istituti di pena, per una verifica diretta della situazione da parte di operatori indipendenti, con attenzione anche ai piccoli risvolti della vita quotidiana, nell’intento di verificare la piena applicazione dei diritti e della legalità.

Nei primi sette mesi del 2019 si sono svolte visite in 35 diverse carceri, distribuiti in 13 regioni italiane; le rilevazioni raccolte sul campo, incrociate con i dati del ministero, forniscono un quadro della realtà attuale del carcere italiano. Rispetto al 1°settembre 2018 i detenuti sono cresciuti di circa 1.000 unità, arrivando ai 60.254 del 31 luglio 2019, a fronte di una capienza regolamentare di 50.480 posti, in leggera diminuzione negli ultimi mesi (era di 50.622 posti al 1° settembre 2018). Le detenute sono il lieve incremento, con 2.635 presenze, e rappresentano circa il 4,37% del totale. Stabile la percentuale degli stranieri, che raggiungono le 20.080 presenze.

Il problema del sovraffollamento è quindi drammaticamente presente, con un indice generale del 119,4 %.  In alcune carceri l’indice di sovraffollamento raggiunge livelli drammatici, come Brescia Canton Mombello (205,82%), Como (195,24%), Larino (189,47%) e Taranto (186,6%). Dalle visite del 2019 emerge inoltre che in 10 istituti su 35 non sono disponibili neanche i 3 metri quadrati a persona previsti, che nella grande maggioranza delle carceri non è prevista la separazione delle celle tra giovani adulti e adulti, che non in tutte le celle il wc è in un ambiente separato. Ma queste considerazioni basilari non devono distrarre da altre difficoltà che sembrano meno gravi, ma che invece inficiano la possibilità di effettivi percorsi di reinserimento. In primo luogo il lavoro, il sostegno psicologico, l’ausilio degli educatori; nelle 35 carceri visitate il numero degli educatori era di uno ogni 93,3 detenuti, un dato che lascia intuire le difficoltà che incontrano i progetti di crescita civile e di reinserimento.

 

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