1 febbraio 2018

Il gender gap secondo il World Economic Forum

«Il mondo si sta privando di una enorme risorsa», ed eliminare i pregiudizi che impediscono di superare le disparità tra uomini e donne è «un imperativo pressante sia dal punto di vista economico sia da quello morale»: è con queste parole che il fondatore del World Economic Forum Klaus Schwab ha commentato il Global gender gap report 2017, che per la prima volta dopo circa un decennio di lento ma costante progresso verso la parità di genere ha registrato un’allarmante battuta d’arresto.

Il report monitora il percorso verso il superamento del gender gap in 144 Paesi attraverso quattro indicatori: le opportunità economiche, l’istruzione, la salute e l’accesso alla politica. Anche quest’anno la parte alta della classifica è dominata dal Nord Europa, a conferma di una tendenza che vede tradizionalmente quest’area del mondo particolarmente avanzata nel percorso verso la ‘chiusura’ del divario: al 1° posto troviamo infatti l’Islanda, per il nono anno di seguito, al 2° la Norvegia, al 3° la Finlandia, al 5° la Svezia; dal momento che l’indagine valuta la disparità a prescindere dalle condizioni economiche generali alcuni Paesi relativamente poveri come il Ruanda e il Nicaragua figurano al 4° e al 6° posto.

Colpisce in modo particolare l’assenza tra i primi 10 classificati dei Paesi più industrializzati e avanzati: Francia e Germania arrivano all’11° e 12° posto, il Regno Unito al 15°, gli Stati Uniti al 46°: una maggiore potenza economica non garantisce dunque una maggiore eguaglianza tra uomini e donne. In generale, complessivamente nei 144 Stati presi in esame, il progresso nel colmare il gender gap è fermo in media al 68%, e mentre i risultati migliori si hanno rispetto alla salute e all’istruzione, il divario è ancora considerevole per quanto riguarda gli aspetti economici e la rappresentanza politica.

L’Italia si trova all’82° posto nella classifica generale, piazzamento non lusinghiero, e ha perso ben 32 punti rispetto all’anno scorso: a portarci in basso soprattutto l’indicatore economico (118° posto) e in particolare il divario nello stipendio percepito a parità di tipologia di lavoro, aspetto per il quale finiamo al 126° posto; inoltre le donne lavorano in media più tempo degli uomini (512,7 minuti al giorno contro i 453,1 dei maschi), e sono più facilmente colpite dalla disoccupazione. Ma anche per quanto riguarda la salute siamo finiti al 123° posto. Di questo passo ci vorranno un centinaio di anni prima che il gender gap venga colmato.


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