01 ottobre 2014

Il silenzio dell’innocenza

Un regalo ha bisogno del consenso di chi lo riceve? È scorretto immetterlo nella vita privata di una persona senza preavviso? Sembra un’antiquata questione di galateo e invece il dibattito attraversa le sconfinate praterie della rete, con insulti, proteste, precisazioni tecnologiche e sottigliezze giuridiche. Il regalo obbligatorio che ha scatenato la tempesta è il nuovo album degli U2 Songs of innocence, comparso automaticamente nella libreria iTunes di tutti coloro che possiedono un account

Apple; un’iniziativa senza precedenti con queste dimensioni che rischia di diventare un boomerang per la società di Cupertino ma anche per la band irlandese. La polemica appare a prima vista paradossale; molti utenti hanno definito il regalo una violazione della privacy, un’intrusione in uno spazio privato. Una reazione che ha colto di sorpresa le due parti di quella che il New York Times ha definito ‘ Shrewd marketing partnership’. L’idea di partenza sembrava geniale; gli U2 hanno incassato, secondo indiscrezioni, la ragguardevole cifra di cento milioni di dollari e la loro musica ha raggiunto gratuitamente cinquecento milioni di persone. Come se il denaro fosse un aspetto trascurabile, Bono ha dichiarato un po’ retoricamente: “ Una parte del DNA di questa band è sempre stata il desiderio di fare arrivare la nostra musica a più gente possibile”. La ricaduta promozionale per l’Apple, impegnata nella promozione di nuovi prodotti, sembrava enorme e giustificare l’investimento, fin dalla serata di presentazione a cui hanno ovviamente partecipato Bono e compagni. Ma troppa sicurezza di sé si è dimostrata fatale: polemiche, proteste, difficoltà per rifiutare il regalo entrato automaticamente nella biblioteca; la società ha dovuto urgentemente divulgare le istruzioni per cancellare il disco dalla libreria iTunes. È probabile che piccole minoranze rumorose abbiano l’onore della ribalta; milioni di utenti hanno accettato di buon grado il regalo o lo hanno ignorato. Ma il piccolo episodio è in qualche modo significativo; forse il bersaglio Bono non è quello giusto, ma in molti iniziano a chiedersi quanto possa essere compresso il nostro spazio privato in questa vita interconnessa, pubblica nella sua forma e privatamente gestita, nella realtà. Da altri, però.


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