26 ottobre 2015

Il virus della paura è contagioso

Secondo i dati forniti dall'Istituto Superiore di Sanità la copertura vaccinale in Italia è scesa sotto la soglia del 95% per le quattro vaccinazioni storicamente obbligatorie (poliomelite, difterite, tetano ed epatite B), ma anche per quelle cosiddette ‘raccomandate’ (pertosse e Haemophilus), mentre quelle per morbillo, parotite e rosolia sono precipitate sotto l’86%. Dati preoccupanti secondo l’ISS: se la copertura vaccinale scende sotto una certa soglia, non c’è più una protezione diffusa nella popolazione, con possibili conseguenze gravi per i soggetti più deboli, soprattutto in una fase storica in cui arrivano in Italia moltissime persone provenienti da Paesi in cui certe malattie sono tutt’altro che sotto controllo. Una situazione a cui ha contribuito anche l’abolizione nel 1999 dell’obbligo di presentare il certificato di vaccinazione all’atto dell’iscrizione a scuola. Si sta infatti diffondendo sempre più tra i genitori l’aperto rifiuto o l’elusione rispetto ai vaccini, o comunque una profonda diffidenza: complice il tam-tam sommerso del web, a volte colorito da timori con sfumature complottiste, vengono spesso associate alle vaccinazioni temibili conseguenze e la ‘vaccine esitancy’ è un atteggiamento sempre più comune. Il tema è delicato e i genitori si sentono chiamati a scelte che sembrano poter mettere a rischio la salute dei figli: è difficile restare impermeabili e non farsi assalire dai dubbi, soprattutto se non si hanno gli strumenti adeguati per distinguere scienza e approssimazione nel mare magnum del web. Come spesso succede poi, una volta lanciato l’allarme e creato il panico, le eventuali successive smentite e confutazioni trovano molto meno spazio, e l’alone di sospetto rimane. Come nel caso dell’ipotizzata associazione tra vaccinazione e autismo esposta da Andrew Wakefield in un articolo poi confutato dal British mediacal Journal, che ne ha smascherato i dati contraffatti. Numeri certi di fatto non se ne hanno: non ci sono ricerche effettuate su campioni statisticamente rilevanti, che abbiano studiato in parallelo e per un tempo significativo bambini vaccinati e non vaccinati e rilevato correlazioni con determinate malattie, mentre la sconfitta di pericolose patologie è ormai una realtà da tempo.

Certo potrebbe essere utile per rassicurare i genitori una maggiore disponibilità ad informare e spiegare da parte dei medici, dare la possibilità di fare domande, di scegliere di scaglionare i vaccini senza dover ricorre necessariamente agli esavalenti, poter personalizzare meglio il programma vaccinale secondo le esigenze del bambino. Insomma vincere il timori con un approccio più ‘umano’.

 


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