3 aprile 2018

In marcia, contro le armi

Never again, mai più: queste parole hanno scandito la March for our lives che si è svolta il 24 marzo a Washington e in oltre 800 città negli Stati Uniti e in tutto il mondo per chiedere serie restrizioni per l’uso delle armi, a poco più di un mese dall’ennesima sparatoria in una scuola, la Marjory Stoneman Douglas High School di Parkland in Florida, dove un ex studente ha ucciso 17 ragazzi, ferendone altrettanti.

Il volto rigato di lacrime di Emma González, sopravvissuta alla strage, mentre enumerava i suoi compagni scomparsi e tutte le cose che non avrebbero mai più potuto fare, i 6 minuti e 20 secondi – tanti ne ha impiegati l’assassino per compiere la sua carneficina – in cui è rimasta davanti alla folla in un silenzio tesissimo, ritmato solo dal suo respiro sofferente, sono stati momenti cruciali della manifestazione nella capitale federale. Un grido di dolore, un appello alle coscienze e alle responsabilità degli adulti, un’ondata emotiva che si è però anche concretizzata in un movimento ben deciso a lottare, un attivismo consapevole che davvero “enough is enough”, che non fare nulla equivale colpevolmente a permettere che tragedie come queste si ripetano. E infatti si ripetono, con una frequenza che dà i brividi e con numeri che sanno di bollettino di guerra: tra le più agghiaccianti la strage al Virginia Polytechnic Institute nel 2007 costata 33 morti, o quella alla Sandy Hook Elementary School dove morirono 20 bambini e 7 adulti nel 2012, ma l’elenco purtroppo è lungo, i mass shooting non avvengono solo nelle scuole e le vittime sono nell’ordine delle migliaia. La marcia tuttavia non è stata la massima espressione del movimento, ma piuttosto un primo passo verso azioni concrete e numerosi sono stati i richiami al fatto che presto molti dei ragazzi che stanno protestando potrebbero avere l’età per votare alle midterm elections: un messaggio ben chiaro per i politici, che dovranno mettere in conto che il tema delle armi farà la differenza, soprattutto nella leva di più giovani votanti.

La ‘rivolta’ contro le armi e contro il secondo emendamento della Costituzione è stata paragonata al movimento per i diritti civili nato per lottare contro le discriminazioni verso gli afroamericani a metà del secolo scorso. Non a caso anche Amnesty International, ha dato il proprio sostegno ufficiale alla manifestazione del 24, a sottolineare che sono in gioco i diritti umani, la dignità della persona, il diritto allo studio e il diritto alla vita. E il parallelismo non è così azzardato, poiché la battaglia pro o contro le armi, oltre a configurarsi come uno scontro generazionale, ha anche forti implicazioni sociali e razziali.

Negli Stati Uniti ci sono in circolazione circa 357 milioni di armi da fuoco, su una popolazione di circa 325 milioni di abitanti – più armi che persone dunque – e una buona parte delle armi è concentrata nelle mani di una percentuale ristretta della popolazione: secondo alcune indagini il 19% della popolazione detiene il 50% delle armi, mentre il restante 50% è nelle mani di un 3% di persone, che ne possiedono quindi quantitativi notevoli. Il possessore di armi è tipicamente maschio, bianco, conservatore e non abita in città: a possedere armi è il 25% dei bianchi, contro il 16% degli ispanici e il 14% dei neri e secondo alcuni studiosi non si può comprendere del tutto il fenomeno senza considerare come esso sia indissolubilmente legato al tentativo di mantenere la white supremacy. Che a sua volta affonda le radici nel passato dell’America coloniale, quando appunto erano solo i maschi bianchi a detenere e usare i mezzi di ‘somministrazione’ della violenza. E del resto coloro che invocano un maggiore controllo sulle armi fanno notare che il famoso secondo emendamento della Costituzione – che sancisce il diritto dei cittadini a possedere armi – a cui la potente NRA (National Rifle Association) si appella, insieme a tutti i suoi sostenitori, risale al 1791. Sono passati oltre due secoli, era un’altra epoca, un altro mondo: le centinaia di migliaia di ragazzi che sono scesi in strada lo hanno capito.

Crediti immagine: Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International. Autore: Rosa Pineda. Attraverso Wikimedia Commons


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