26 agosto 2019

L’Amazzonia brucia, per interesse

Secondo l’INPE (Brazil Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais), il National Institute for Space Research brasiliano, che monitora via satellite la situazione, nell’estate del 2019 i roghi in Amazzonia sono aumentati dell’84% rispetto al 2018. Si tratta in maggioranza di incendi dolosi, che hanno lo scopo di rendere sfruttabili economicamente le aree protette, già ridotte durante l’amministrazione Temer, e ora sempre più esplicitamente sotto attacco della politica economica di Bolsonaro, che ne rivendica il pieno possesso sia a discapito delle comunità native, verso le quali sin dalla campagna elettorale egli aveva dichiarato avversione, sia a discapito dell’ambiente. Legalizzazione delle attività estrattive minerarie in aree fino a oggi sotto vincolo, o loro conversione in allevamenti (il Brasile è il primo esportatore mondiale di carne avicola e bovina) e latifondi agricoli, e allentamento delle limitazioni sull’utilizzo dei pesticidi sono da sempre stati gli obiettivi perseguiti del presidente brasiliano per rilanciare l’economia del Paese, e se quello degli incendi dolosi è un problema non nuovo in Brasile, la debolezza dell’azione di contrasto appare sempre più evidente: tra autorizzazione di nuove concessioni per lo sfruttamento e mancato controllo delle azioni criminali si sta ormai assistendo a un fenomeno distruttivo di proporzioni inedite.

Pericoloso è oggi in Brasile mettere in atto azioni di protesta, opporsi al disboscamento e persino fare opera di informazione: alla fine di luglio, il capo indigeno Emyra Wajãpi, del popolo Wajãpi, è stato ucciso da cercatori d’oro, e il Brasile si conferma in generale uno dei Paesi al mondo ove più rischiosa è l’azione degli ambientalisti, con decine di omicidi all’anno che spesso rimangono impuniti, soprattutto di appartenenti a popolazioni indigene, comunità che stanno in tutto il mondo assurgendo a sorta di “sentinelle della natura” nonostante la scarsità di strumenti e potere di cui godono. All’inizio di agosto, inoltre, in seguito alla pubblicazione dei dati dell’INPE sopra riportati, il suo direttore Ricardo Galvão, dopo essere stato accusato di diffondere false notizie, è stato licenziato.

Tuttavia, l’Amazzonia è un bene comune ed è vitale soprattutto per le risorse idriche di tutte le popolazioni che vivono nelle zone limitrofe non solo in Brasile (nonché come noto per l’intero ecosistema globale), sicché la visione “proprietaria” di Bolsonaro incontra opposizione non solo interna, ma in misura crescente anche da parte della comunità internazionale. Assai maldestro è apparso il suo tentativo iniziale di scaricare la responsabilità degli incendi sulle «ONG ambientaliste, al fine di seminare panico», a suo parere poiché avevano perso i fondi statali, anche perché per sua stessa ammissione si tratta di un’accusa non supportata da prove, e diverse sono state le reazioni dure per indurlo a un cambio di rotta e a un’azione più vigorosa nell’affrontare l’emergenza.

Il 15 agosto la Norvegia, uno dei principali sostenitori dell’Amazon Fund, il fondo che raccoglie donazioni per investimenti finalizzati a combattere la deforestazione, ha sospeso le sue donazioni: ne aveva fino a oggi elargite per un ammontare di circa 1,2 miliardi di dollari, ma i 33,22 milioni destinati quest’anno sono stati annullati, in risposta alle modifiche unilaterali introdotte da Bolsonaro nella struttura della governance del fondo. Anche la Germania, altra importante finanziatrice del fondo, ha scelto la stessa strada, cancellando una donazione di oltre 30 milioni di dollari, e la Finlandia, che detiene la presidenza di turno dell’Unione Europea (UE), ha proposto il divieto di importazione nell’UE di manzo dal Brasile. Dopo che Macron, infine, ha minacciato lo scioglimento del recente e importante accordo commerciale UE-MERCOSUR, la crisi è stata portata al G7 riunito dal 25 agosto a Biarritz, in Francia, mentre manifestazioni si sono tenute in diverse parti del mondo, a cominciare ovviamente dal Brasile. Nel frattempo Bolsonaro ha finalmente mobilitato l’esercito, chiedendo anche un intervento internazionale.

 

Crediti: L’immagine è un fotogramma tratto dal video Amazzonia in fiamme: il Brasile chiede aiuto (Euronews)

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