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06 dicembre 2017

L’Italia a metà del percorso sul riciclo

Nell’ambito delle politiche ambientali il tema dei rifiuti è uno dei più importanti ed è stato tra i primi a preoccupare la Comunità  ̶  oggi Unione  ̶  Europea (la prima direttiva sui rifiuti risale al 1975, 75/442/CEE). Oggi il settore è fondamentalmente regolato dalla direttiva 2008/98/CE (recepita in Italia dal d.lgs. n. 205/2010), che si ispira ai due principi essenziali della riduzione e del riciclaggio e stabilisce una gerarchia che pone al primo posto la prevenzione (l’ideale, ovviamente utopistico, sarebbe quello di non produrre affatto rifiuti) e, dopo la “preparazione per il riutilizzo”, il riciclaggio e il recupero, all’ultimo posto e come estrema ratio colloca lo smaltimento per incenerimento e, infine, in discarica. La direttiva indicava come obiettivi, tra gli altri, l’istituzione della raccolta differenziata almeno per carta, metalli, plastica e vetro entro il 2015 (senza stabilire alcun target quantitativo) e il riciclaggio del 50% di tali materiali entro il 2020. L’Italia, inoltre, con il d.lgs. n. 152/2006 e la l. n. 296/2006, si era posta l’obiettivo di differenziare almeno il 65% entro il 31 dicembre 2012.

Giunti dunque a metà del termine temporale posto dall’Unione Europea, e superato quello posto dalla nostra normativa, qual è il quadro in Italia rispetto al resto dell’Europa? Dal 19° Rapporto sui rifiuti urbani (2017) dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), risulta il grande sforzo verso una gestione più razionale del settore compiuto nell’ultimo decennio dal nostro Paese, che ha raddoppiato la raccolta differenziata passando dal 25,8% del 2006 al 52,5% (pari a 15,8 milioni di tonnellate) del 2016.

Tuttavia siamo ancora lontani dagli obiettivi indicati dalle normative europea e nazionale: smaltiamo infatti in discarica il 29% (contro lo 0,2% della Germania, ma il 92,7% di Malta) e avviamo al riciclo una pari quantità di rifiuti (contro il 49% di Germania e Slovenia, ma l’8% di Slovacchia e il 9% di Malta). Analoghe differenze tra i diversi Paesi europei si riscontrano tra aree all’interno del nostro Paese: nel Nord, la raccolta differenziata riguarda circa 9,1 milioni di tonnellate, nel Sud 3,5 milioni di tonnellate e nel Centro 3,2 milioni di tonnellate, ossia in valori percentuali rispettivamente il 64,2%, il 48,6% e il 37,6%. Nel 2016, la più alta percentuale di raccolta differenziata è stata conseguita dalla regione Veneto, con il 72,9%, e la più bassa dalla Sicilia, con il 15,4% (era tuttavia il 12,8% nel 2015); le città metropolitane più efficienti sono Venezia, con il 65,2%, e Milano, con il 64,3%, mentre rimangono ben sotto le aspettative Roma, con il 42,3%, e Napoli, con il 47%, collocandosi Catania all’ultimo posto (10,4%). Per quanto concerne l’uso della discarica, realtà virtuose sono quelle del Friuli Venezia Giulia e della Lombardia, che lo hanno ridotto sino al 4%, mentre situazioni molto critiche sono quella della Sicilia (80%) e quelle del Lazio, della Campania e della Calabria, che si servono pesantemente di impianti di altre regioni. Per quanto infine riguarda nello specifico i rifiuti riciclati, di essi il 41,2% è costituito da organico, il 25,2% da carta e cartone, il 15,6% da vetro, il 6,8% da plastica e il 6% da legno.

 

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