15 maggio 2019

L’Italia nei dati OCSE sull’educazione

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) pubblica il rapporto Education at a Glance 2018, in cui si rinviene un’enorme massa di dati intorno alla evoluzione dei sistemi educativi in Europa e nei vari Paesi aderenti.

Si tratta di analisi comparate estremamente complesse di fenomeni fortemente disomogenei, ma alcune di esse si prestano anche a una lettura non specialistica. In particolare possono svilupparsi facilmente alcune considerazioni a proposito di come la situazione italiana sia raffrontabile a quella di Paesi simili sotto il profilo sociale ed economico.

Si riscontra, ad esempio, un lieve miglioramento italiano nella parità di genere ai fini dell’acquisizione di competenze matematiche fra il 2006 e il 2015 (superiore a Germania e Svizzera, ma inferiore alla Russia; la parità di genere in materia è invece diminuita, ad esempio, in Finlandia, Norvegia, Australia e Nuova Zelanda).

Continua a essere relativamente elevata la percentuale di persone fra i 24 e i 35 anni sprovviste di diploma di scuola secondaria superiore, ancorché in alcuni Paesi europei sia ancora maggiore (Spagna e Portogallo).

Soprattutto, l’Italia è all’ultimo posto in Europa nella percentuale che, in tale fascia di età, sia in possesso di titoli di studio terziari (ossia di livello universitario), benché superi di poco la Germania (ma restando assai indietro alla Francia) se si considerano esclusivamente le lauree magistrali.

Particolarmente basso è il conseguimento in Italia di titoli di studio ad opera di soggetti nati all’estero, anche a causa della scarsa attrattività internazionale del sistema.

L’Italia è anche sistematicamente al di sotto della media dei Paesi appartenenti all’Organizzazione sotto il profilo della spesa per l’istruzione, sia essa considerata in proporzione alla spesa pubblica complessiva, sia in proporzione al prodotto interno lordo (PIL). Nel primo caso, infatti, essa si colloca al terzultimo posto dopo Ungheria (penultima) e Grecia (ultima). Per quanto concerne la spesa rispetto al PIL, su di essa ha pesato la crisi 2008-11, aggravando una situazione non eccellente: già in precedenza il nostro Paese si trovava nella seconda metà della classifica europea, ma dal 2011 si colloca stabilmente negli ultimi posti e nel 2016 risultava quintultima tra i 28 Paesi dell’Unione Europea; la spesa infatti è del 3,9% contro una media del 4,7%.

 

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