12 novembre 2012

L'Obama cattolico. L'altra scuola di Chicago

di Massimo Faggioli

Barack Obama è stato rieletto, dando ragione ai sondaggisti che negli ultimi giorni prima di martedì 6 novembre avevano predetto la sua vittoria in maniera spaventosamente precisa. Nel 2008 il video del discorso della vittoria da Grant Park a Chicago http://elections.nytimes.com/2008/results  era diventato il simbolo della svolta resa possibile da quell’America che aveva creduto nel giovane senatore dell’Illinois, nato nelle Hawaii e cresciuto in Indonesia. Negli annali multimediali della storia americana, il discorso della vittoria del 2012 da McCormick Place, sempre a Chicago www.youtube.com/watch?v=ddx8t6zGWxA , sarà probabilmente oscurato dai cinque minuti scarsi del discorso tenuto ai volontari di uno dei centri della campagna elettorale il giorno dopo la vittoria. In quel breve discorso improvvisato – che ha mostrato il volto umano e commosso di un politico solitamente misurato e nel pieno controllo di sé http://www.youtube.com/watch?v=pBK2rfZt32g&feature=share - il presidente Obama riflette sul significato della sua campagna elettorale alla luce della sua esperienza di community organizer a Chicago negli anni Ottanta. Il discorso di Obama riporta alla luce vari aspetti della biografia del presidente numero 44: la sopravvivenza di un idealista negli anni Ottanta negli anni della grande popolarità del presidente Reagan (anni in cui alle conferenze stampa tenute alla Casa Bianca si rideva dell’AIDS http://www.newyorker.com/reporting/2012/11/12/121112fa_fact_ross ); l’incapacità di collegare il sogno di un cambiamento sociale e politico con le opportunità di un impegno politico concreto all’interno di un sistema bloccato come quello della “Chicago politics”; la necessità di imparare dalle frustrazioni e di diventare adulti attraverso di esse, ma senza farsi contrassegnare da esse. Ma il Bildungsroman del giovane Obama sarebbe incompleto senza un capitolo essenziale, che nel video non viene citato esplicitamente: quello della formazione di Obama in una scuola di politica ben diversa dalla “scuola di Chicago” che di solito viene identificata con Milton Friedman e i monetaristi – un cenacolo fatto non proprio di idealisti: non negli anni Ottanta, forse neppure oggi. Era la scuola di Chicago della chiesa cattolica allora guidata dal cardinale Joseph Bernardin, quello che creò il progetto di un “common ground” tra le varie culture americane, specialmente in riferimento alla “cultura della vita”: uno dei primi alti prelati ad essere indagato per pedofilia, e uno dei pochi a farsi processare per essere assolto, pochi mesi prima di morire di cancro. Il Barack Obama di oggi viene da quell’altra “scuola di Chicago”: un prete di Chicago, Thomas Kaminski, entrato in seminario ai tempi di Giovanni XXIII e ordinato sacerdote pochi mesi dopo la fine del concilio Vaticano II, nel 1984 assunse un 24enne neolaureato della Columbia University, Barack Obama. A quei tempi padre Kaminski lavorava per la “ Catholic Campaign for Human Development” (CCHD), un’agenzia anti-povertà finanziata dalla Conferenza episcopale americana. Padre Kaminski è morto nel febbraio 2011, ma non prima di aver visto il suo ex community organizer diventare presidente degli Stati Uniti http://ncronline.org/print/news/people/chicago-priest-hired-barack-obama-organizer-dies-70. È presto per dirlo: ma il risultato elettorale del novembre 2012 potrebbe significare l’inizio di una nuova ondata di impegno e di idealismo: o, come ha detto il columnist conservatore del New York Times, Ross Douthat, potrebbe essere “la fine del reaganismo” http://campaignstops.blogs.nytimes.com/2012/11/07/douthat-the-obama-realignment/ . Se così fosse, questo comporterebbe anche una ridefinizione del significato della dizione “scuola di Chicago”: un ridimensionamento non solo culturale ma anche politico della scuola degli economisti della University of Chicago, e un revival della scuola di impegno sociale del cattolicesimo di Chicago all’interno di un cattolicesimo americano che, al livello di gerarchie episcopali, ha tentato negli ultimi anni di archiviare la scuola di Chicago del cardinale Bernardin come un pericoloso tentativo di dialogare con la società moderna. Non è un caso che Obama sia il presidente degli Stati Uniti più inviso all’episcopato americano nella storia americana. Molti di quelli che negli ultimi giorni hanno pianto guardando il presidente Obama piangere hanno visto in lui uno degli allievi di quell’altra “scuola di Chicago”.


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