4 maggio 2020

L’approccio olistico alla terapia del Covid-19: l’esempio della medicina tradizionale cinese

 

Nei Paesi occidentali, la medicina complementare e alternativa è il nome popolare per le pratiche di cura che tradizionalmente non fanno parte della medicina convenzionale. In molti ambiti clinici, con l’aumentare delle prove di efficacia e sicurezza, queste pratiche di cura sono state combinate con la medicina convenzionale. In queste circostanze pertanto, il termine di medicina integrata o complementare è stato adottato e recepito rispetto a quello di medicina alternativa. A differenza di quest’ultima la medicina integrata non sostituisce dunque le cure mediche convenzionali, piuttosto integra queste con trattamenti complementari in modo coordinato. Essa sottolinea un approccio olistico e incentrato sulla salute e il benessere del paziente, ponendo attenzione agli aspetti mentali, emotivi, funzionali, spirituali, sociali e di comunità, e avendo come obiettivo l’intera persona piuttosto che, ad esempio, un sistema di organi. L’impiego di medicine non convenzionali, in forma integrata o alternativa, è una pratica molto diffusa. Il suo impiego per i più disparati usi, quali il mantenimento del benessere o la cura di malattie, è stimato essere adottato da una su tre persone nella popolazione mondiale.

Il Centro nazionale per la medicina complementare e la salute integrata (NCCIH, National Center for Complementary and Integrative Health) è l’agenzia del governo federale USA per la ricerca scientifica su approcci sanitari complementari e integrativi. La missione di NCCIH è definire, attraverso rigorose ricerche scientifiche, l’utilità e la sicurezza di interventi sanitari complementari e integrativi e il loro ruolo nel miglioramento della salute e dell’assistenza sanitaria. In Italia, presso l’Istituto superiore di sanità da più di 10 anni è stato istituito il gruppo di studio terapie integrate e sostanze naturali (TISNa) che raccoglie le esperienze multidisciplinari su tutti gli aspetti di uso delle sostanze naturali e delle terapie integrate, con lo scopo di individuarne i benefici e gli eventuali eventi avversi.  L’agenzia NCCIH classifica le terapie integrate nei seguenti domini:

- Interi sistemi medici, come la medicina tradizionale cinese, l’omeopatia e l’ayurveda.

- Medicina del corpo-mente, come la meditazione, la mindfulness, l’osteopatia e lo yoga.

- Pratiche biologiche, come integratori a base di erbe e dietetici.

- Pratiche manipolative e basate sul corpo, come la pratica terapeutica e il massaggio.

- Medicina energetica, come terapie e magneti a biofield.

In accordo con la definizione della Organizzazione mondiale della sanità, le medicine tradizionali hanno una lunga storia. Esse rappresentano la somma intera delle conoscenze, abilità e pratiche basate su teorie, credenze ed esperienze indigene in culture diverse, esplicabili o meno, utilizzate nel mantenimento della salute, nonché nella prevenzione, diagnosi, miglioramento o trattamento di malattia fisica e mentale. In occidente alcune componenti di questi sistemi sono praticati come entità distinte, come l’agopuntura.

Vi sono numerose evidenze che la medicina integrata può aiutare le persone con cancro, dolore persistente, affaticamento cronico, fibromialgia e molte altre condizioni croniche, a gestire meglio i loro sintomi e migliorare la loro qualità di vita riducendo l’affaticamento, il dolore e l’ansia e la depressione.

Sulla base dell’esperienza terapeutica sviluppata in Cina durante la precedente epidemia di SARS e MERS, la medicina tradizionale cinese (MTC) è stata estensivamente impiegata in pazienti affetti da Covid-19 durante la loro assistenza in fase d’isolamento collettivo domiciliare e in regime di ricovero a Wuhan, epicentro dell’epidemia. Allo scopo di mettere a disposizione anche dei sistemi sanitari occidentali le conoscenze  millenarie e le pratiche della MTC, la World Federation of Chinese Medicine Societies ha organizzato il 22 aprile 2020 un incontro rivolto agli operatori e agli studiosi italiani con la partecipazione, oltre che del segretario generale dell’associazione Sang Binsheng, del professor Zhang Boli, luminare della medicina tradizionale cinese e docente della Tianjin University of Traditional Chinese Medicine, del dottor Liu Qingquan, dello Beijing Hospital of Traditional Chinese Medicine, e del dottor Zhang Zhongde, del Guangdong Provincial Hospital of Traditional Chinese Medicine. Tutti i relatori partecipanti hanno operato in prima linea durante le fasi più acute dell’epidemia in Cina e hanno potuto fare diretta osservazione dell’efficacia della medicina tradizionale cinese nel sostegno alla cura dei pazienti colpiti da Coronavirus.

Nel corso dell’incontro è stato evidenziato che, con l’approvazione dell’organismo centrale di direzione sanitaria cinese, il professor Zhang Boli e 208 altri esperti hanno formato un team medico di MTC e hanno iniziato a curare i pazienti in un ospedale improvvisato nel distretto di Jiangxia, a Wuhan. Complessivamente durante l’epidemia Covid-19, la Cina ha inviato oltre 3.200 membri del personale medico dai suoi 600 ospedali MTC nella provincia di Hubei. Gli strumenti terapeutici TCM adottati per il trattamento del Covid-19 consistevano in medicine a base di erbe (fitoterapia) che a loro volta contengono come principi attivi parti di piante o altri materiali vegetali o loro combinazioni, somministrate sotto forma di decotti, tisane o di soluzioni iniettate per via endovenosa. Altri strumenti di cura utilizzati includevano la ginnastica Tai Chi, la digitopressione e la terapia con agopuntura.

In base ai principi della MTC, la patogenesi della malattia infettiva da virus SARS-CoV-2 è correlata alle condizioni meteorologiche. Il clima a Wuhan in novembre 2019 è stato più caldo del previsto secondo i dati storici, raggiungendo i 27 °C e rimanendo sopra i 20 °C durante il giorno dall’1 al 16 novembre 2019. Il clima è poi bruscamente diventato umido e freddo dal 24 novembre (18 °C, 63% di umidità) raggiungendo i 4 °C e l’89% di umidità durante il giorno dal 25 novembre fino alla fine di novembre. Il clima insolitamente caldo e umido ha causato dunque un calore stagnante endogeno nel corpo umano e la caduta di temperatura ha aumentato la suscettibilità a umidità fredda esogena e ad agenti infettivi esterni. L’epidemia da SARS-CoV-2 ha avuto inizio per l’appunto tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre. Pertanto, secondo tale teoria, la causa favorente Covid-19 è una pestilenza dell’umidità causata dall’umidità esterna fredda che affligge il polmone e la milza, trasformandosi in calore a causa dell’attività disfunzionale del qi e del calore stagnante endogeno. In base alla fase di malattia presentata dai pazienti, il corrispondente il trattamento dovrebbe mirare all’eliminazione dell’umidità nociva, all’espulsione di fattori patogeni dai polmoni attraverso il raffreddamento dell’intestino.

Nella casistica della Repubblica popolare cinese, circa l’80% di tutti i casi registrati come Covid-19 mostrava una fase lieve-moderata caratterizzata da sintomi quali febbre, tosse, disturbi gastro-intestinali, associati o meno a una lieve difficoltà di respirare. Circa un quinto di questi pazienti, pari a 10-15% di tutti i pazienti infetti, sviluppava una fase grave con una polmonite estesa con affanno, respiro accelerato e alterazione dello scambio dei gas nel sangue. Circa un quarto di questi pazienti, ovvero il 5% di tutti i pazienti infetti, evolveva a sua volta in una fase critica che necessitava di ricovero in terapia intensiva con ventilazione meccanica a causa di una grave disfunzione polmonare, shock o insufficienza extra-polmonare degli altri organi come reni, cuore e cervello.

Nella fase lieve-moderata della malattia sono stati somministrati decotti di MTC a base di miscele di sostanze con attività antinfiammatoria come l’astragalo e il ginseng siberiano; tali sostanze, combinate al rabarbaro ed altre dotate di proprietà anticoagulanti, sono state impiegate anche nella fase grave per via endovenosa insieme alla terapia convenzionale. Mentre i meccanismi patologici che sono alla base dei diversi quadri clinici di Covid-19 sono ancora oggetto di studio, è importante comprendere il ruolo dell’infiammazione in questa malattia. La virulenza e la patogenicità (inclusa la sindrome da distress respiratorio acuto) associate al virus SARS-CoV-2 si sviluppano come risultato dell’attivazione virale di processi biochimici all’interno dei globuli bianchi circolanti nel sangue, i macrofagi attivati e i linfociti, con rilascio da parte di queste cellule di sostanze pro-infiammatorie, le citochine, in particolare le interleuchine (IL-1, IL-6, IL-8, IL-17 e TLR4 -NF-κB) e il Tumor necrosis factor (TNF-α,). Queste sostanze determinano l’infiammazione dei tessuti responsabile della gravità dei quadri clinici, quali la polmonite o l’insufficienza d’organo. Studi di laboratorio hanno dimostrato che le sostanze impiegate con la MTC attenuano i processi infiammatori, interferendo sui percorsi chiave di attivazione linfocitaria e delle vie di segnalazione delle citochine.

Nel corso dell’incontro i relatori hanno riportato i risultati degli studi sull’impiego della MTC integrata con la medicina convenzionale per il trattamento di Covid-19 evidenziando che, rispetto ai pazienti trattati solo con terapia convenzionale, con la terapia integrata si riduceva significativamente il numero di pazienti evoluti dalla fase lieve alla fase grave di malattia. In particolare, la transizione da fasi lievi-moderate a fasi gravi-critiche di Covid-19 si è verificata nel 10% dei pazienti che hanno ricevuto solo la medicina occidentale, rispetto al 4,1% dei pazienti che sono stati trattati secondo un approccio integrato.

Nella fase moderata e grave inoltre l’uso integrato dei rimedi MTC produceva un maggiore beneficio in termini di riduzione della durata della febbre e dei sintomi, di ripristino dei parametri normali radiologici alla TC polmonare, e di riduzione del numero dei giorni di degenza ospedaliera. Anche i dati di laboratorio dell’infiammazione ottenuti mediante esami del sangue dei pazienti apparivano meno gravi e alterati nel gruppo trattato con l’approccio integrato.

L’impiego della MTC nella terapia del Covid-19 ha trovato spazio infine nella fase di recupero per i pazienti convalescenti che superavano la fase sintomatica. L’impiego di decotti purificatori ed energizzanti insieme alle tecniche di agopuntura e di Tai Chi si è dimostrato molto utile per l’eliminazione delle secrezioni bronchiali e per il recupero funzionale di pazienti prostrati e privi di energia e di appetito.

L’insieme dei risultati riportati ha indicato che la precoce adozione della MTC è efficace sia nell’ostacolare l’evoluzione dei casi di Covid-19 nelle forme più gravi, sia nell’attenuare la gravità dei quadri clinici nelle forme conclamate. Il risultato finale si tradurrebbe in una minore pressione sul sistema sanitario, una riduzione di ricoveri in terapie intensive ed infine in una minore mortalità. Occorre però prestare cautela nel trarre conclusioni sui vantaggi descritti perché, ad oggi, gli studi riportati sono stati eseguiti in modo retrospettivo, confrontando popolazioni di pazienti di numero esiguo, forse diverse tra loro per caratteristiche cliniche e per difformi criteri di definizione del livello di gravità.

Proprio in considerazione di tali limiti, il professor Zhang Boli sta conducendo un programma di ricerca per valutare prospetticamente il valore clinico della MTC combinato con la medicina occidentale nella prevenzione e nel trattamento di Covid-19. Al fine di migliorare la copertura della ricerca e consentire la pubblicazione dei dati in modo tempestivo, il suo team ha sviluppato un sistema dedicato per l’acquisizione e l’analisi dei dati clinici Covid-19. Nel frattempo, gli esperti di MCT hanno studiato i dettagli dei trattamenti di circa 1.000 pazienti in differenti fasi di gravità da quasi 20 ospedali in tutto il Paese.

La Repubblica popolare cinese è intenzionata a condividere la sua esperienza di MTC con altri Paesi durante la pandemia di Covid-19, soprattutto in assenza di efficaci terapie attualmente disponibili, quali gli agenti retrovirali e i vaccini. Sarà interessante sapere se la diffusione mondiale della malattia condurrà alla standardizzazione della MTC come strumento terapeutico per tali pandemie o se questa preziosa medicina tradizionale continuerà ad essere autorizzata e praticata principalmente nei Paesi asiatici. La disponibilità di risultati ottenuti con studi prospettici metodologicamente ben impostati potrà senza dubbio contribuire ad aumentare la fiducia della medicina occidentale nei confronti della MTC.

 

Riferimenti bibliografici

Kam Wa Chan, Vivian Taam Wong and Sydney Chi Wai Tang.  COVID-19: An Update on the Epidemiological, Clinical, Preventive and Therapeutic Evidence and Guidelines of Integrative Chinese–Western Medicine for the Management of 2019 Novel Coronavirus Disease. The American Journal of Chinese Medicine, 2020 Vol. 48, No. 3, 1–26.

 

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Immagine: Gli scaffali della farmacia dell’Emperor’s College sono pieni di erbe medicinali cinesi tradizionali (10 febbraio 2011). Crediti: Photo by Liana Aghajanian. Spot Us [Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)], attraverso www.flickr.com

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