03 febbraio 2015

La maestrina con la penna grigia

I nostri insegnanti sono i più vecchi d’Europa; per molti bambini e molti ragazzi i docenti hanno più o meno l’età dei loro nonni. Il dato non sorprende gli addetti ai lavori perché si tratta del consolidamento e dell’accentuazione di una tendenza in atto da decenni; le proporzioni attuali del fenomeno non possono però lasciare indifferenti.

Maestri e professori sotto i cinquant’anni rappresentano soltanto il 48% del totale; quelli con meno di quaranta, che nel Regno Unito sono la metà del corpo docente e in Francia circa un terzo, in Italia superano di poco il dieci per cento. Già nella scuola primaria, che tradizionalmente ha un corpo insegnante più giovane, soltanto il 12% ha meno di quarant’anni, l’11% ne ha più di sessanta. Nella scuola elementare, ha meno di quarant’anni il 60% degli insegnanti del Regno Unito, il 50% di quelli francesi, il 44% di quelli degli Stati Uniti. La differenza è cospicua anche con gli anziani docenti dell’Austria e della Germania, dove coloro che hanno meno di quaranta anni sono comunque un quarto del totale. Alle superiori gli ultracinquantenni sono il 65% e all’Università si passa dalle piccole cifre percentuali a cifre assolute irrilevanti con 15 docenti su 13.000 che hanno meno di 40 anni. Le cause dell’invecchiamento della classe docente sono molteplici: il turnover è bloccato in entrata (per lunghi anni, congelati i concorsi, non ci sono state assunzioni e le ultime hanno sanato tendenzialmente le posizioni di precari non più giovani) e in uscita, dove i percorsi di prepensionamento sono stati disincentivati. Questa doppia pressione crea una situazione diversa rispetto ad altri paesi, dove il turnover è in generale più favorito. Naturalmente sarebbe insensato pensare che insegnanti più anziani non siano professionalmente adeguati; sembra però poco opportuno sottrarre alla scuola le risorse, i saperi, le potenzialità e il contributo delle generazioni più giovani.


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