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03 ottobre 2017

La tecnologia in classe: pro e contro dell’utilizzo dello smartphone

Il ministro della Pubblica Istruzione, Valeria Fedeli, ha recentemente dichiarato di essere favorevole all’introduzione dell’uso dei cellulari in classe e ha promosso l’insediamento di una commissione ministeriale per tracciare le linee guida sull’utilizzo degli smartphone in aula.

Parole molto simili a quelle con cui, un paio di anni fa, il sindaco di New York, Bill de Blasio, sembrava aver dato il via libera all’utilizzo dei telefoni in aula. In realtà, il suo annuncio si era tradotto in una semplice circolare contenente linee guida per gli istituti scolastici che non erano affatto rivoluzionarie: il cellulare andava tenuto spento nello zaino e poteva essere utilizzato solamente durante la ricreazione oppure a fini didattici durante alcune lezioni. Per fortuna, anche nel contesto italiano siamo lontani dal profetizzare l’avvento delle classi virtuali su Facebook e Skype al posto della scuola tradizionale o dall’auspicare la traduzione delle versioni di latino e greco con Google Translate.

In seguito alle parole del ministro si è però riaperto un dibattito tra genitori, insegnanti e psicologi intorno alla questione del ruolo della tecnologia nei percorsi di apprendimento. E se quasi unanime è il giudizio positivo sull’utilizzo di lavagne elettroniche, e-book e computer in aula, più complessa e divisiva appare la questione quando si parla di smartphone. Da un lato i sostenitori della possibilità di utilizzare gli smartphone non solo per sperimentare nuovi percorsi di apprendimento, ma soprattutto per potenziare il ruolo della scuola nell’educare i ragazzi a muoversi nell’ormai pervasivo contesto digitale, insegnandogli anche a mettersi al riparo dalle bufale e dal cyberbullismo. Dall’altro chi sostiene che l’utilizzo del cellulare anche in classe potrebbe accentuare la dipendenza da smartphone di cui già sono vittima i giovani di oggi e compromettere la loro capacità autonoma di problem solving. Perché non fare della scuola proprio un luogo di “disintossicazione” dall’iperconnessione?


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