18 giugno 2019

Le Azzurre che vincono sui tabù

di Mara Cinquepalmi

C’è una Nazionale che ha conquistato il cuore degli italiani. È quella femminile di calcio che in questi giorni è impegnata nei Mondiali di Francia. Una Nazionale che sta scardinando il muro di diffidenza nei confronti di uno sport da sempre considerato appannaggio dei maschi.

Le ragazze Mondiali della ct Milena Bertolini vincono in campo e in televisione. L’incontro contro la Giamaica, trasmesso il 14 giugno in diretta su Rai 2 e Sky Mondiali (canale 202), è stato seguito da 2.870.000 spettatori, con il 23% di share. Risultato che ha contribuito a rompere un altro tabù. La sfida contro il Brasile decisiva per il primo posto del girone di martedì 18 giugno sbarca su Rai 1. È la prima volta che la rete ammiraglia della TV di Stato trasmette in prima serata una partita della Nazionale femminile di calcio.

Le Azzurre vincono e convincono anche i più scettici portando sotto i riflettori i problemi dello sport femminile. La prossima partita, infatti, si deve giocare lontano dal campo da calcio. Il convitato di pietra in questi giorni si chiama legge 91 del 1981, quella che regola il professionismo sportivo. Sara Gama, le bomber Cristiana Girelli e Aurora Galli sono, infatti, dilettanti e non sono professioniste come i loro colleghi. Questo significa che non hanno tutele e diritti. Se fino ad ora la rivendicazione delle calciatrici era rimasta nel recinto degli addetti ai lavori, adesso anche la politica si rende conto che la questione non può più essere rimandata. Sembra passato un secolo e invece è trascorso meno di un anno, da quando scoppiò la bagarre tra Lega dilettanti e FIGC per la gestione del calcio femminile. Così oggi leggiamo che per il presidente della FIGC Gabriele Gravina «è giunto il tempo di porci nuovi obiettivi», e che per Francesco Ghirelli, presidente della Lega Pro, ospite pochi giorni fa del Forum ANSA, il calcio femminile «può essere un volano importante: sento ancora dire da qualcuno che non è calcio, e io rispondo ‘svegliatevi’» tanto che ha annunciato che sta provando a convincere i suoi presidenti a fare una Lega femminile.

Che il calcio femminile sia ormai una realtà in crescita è un dato di fatto, ma poco noto ai più: in Italia le calciatrici tesserate, secondo gli ultimi dati dell’UEFA, sono 23.665, delle quali 12.747 under 18, e 677 le società registrate. In Europa le calciatrici tesserate sono passate da 1.270.000 nel 2016 a 1.365.000 nel 2017, ovvero una crescita del 7,5% in un anno. Le calciatrici professioniste e semiprofessioniste sono più che raddoppiate in quattro anni: erano 1.680 nel 2013 e 3.572 nel 2017.

Crescono anche le allenatrici e le arbitre: le prime passando dalle 17.553 del 2016 alle 19.474 del 2017 e le seconde da 7.505 (2013) a 12.785 (2017), facendo registrare una crescita del 70% in quattro anni. In Inghilterra, Francia, Germania, Olanda, Norvegia, Svezia sono oltre 100.000 le calciatrici.

Delle Azzurre si parla anche nel ritiro della Nazionale Under 21, impegnata nel campionato europeo in corso in questi giorni tra Italia e San Marino. Per il centrocampista Alessandro Murgia le partite delle Azzurre sono «il simbolo del nostro stile, quello di non mollare mai. È una grande soddisfazione». C’è un filo che lega le nostre Nazionali: è l’entusiasmo di fare bene e vincere come non succede da tempo. «È una cosa bellissima perché stiamo scrivendo pagine importanti. Ci siamo emozionati tutti per la vittoria delle ragazze», ha detto l’altro azzurro dell’U21 Manuel Locatelli all’indomani della prima vittoria delle colleghe. Non è un caso se in queste settimane tra Mondiali Under 20 ed Europei Under 21 maschili e Mondiali femminili i giornali parlino di «Rinascimento azzurro». I tifosi si sono appassionati al bel gioco e ai risultati dell’Under 20, purtroppo sconfitta in semifinale, stanno incitando gli Azzurrini di Di Biagio che potrebbero portare a casa il sesto titolo europeo, ma soprattutto hanno scoperto che anche le donne giocano bene e vincono.

Nel giro di pochi giorni anche i giornali hanno cominciato a raccontare e a scrivere di ragazze Mondiali, sorelle d’Italia, Italrosa o  Italdonne, come ha titolato qualcuno. Oggi la capitana Sara Gama e le sue compagne stanno conquistando gli stessi spazi dedicati ai colleghi e la Gazzetta dello Sport alla vigilia dell’esordio dell’U21 ha scritto: «Nel mondo degli stereotipi si diceva: ‘Non fate le femminucce’. In questi giorni di rivoluzione francese, lo ribaltiamo: ‘Ragazzi, fate le donne!’. Cioè metteteci la passione, l’orgoglio e la gioia delle ragazze azzurre».

Le parole definiscono il pensiero come ha sottolineato in una recente intervista al quotidiano la Repubblica la ct Milena Bertolini: «Sarebbe anche utile cambiare il linguaggio, io lo chiedo alle mie giocatrici: non dite marcatura a uomo, ma individuale. Centrale di difesa, ad esempio, è abbastanza neutro. Se ci abituiamo a parlare in un certo modo, questo ci aiuterà a percepire le novità di molte realtà. È così che culturalmente si fanno passi avanti».

In questo l’informazione gioca un ruolo fondamentale. Poche regole di buon giornalismo per dire basta agli stereotipi quando si scrive di atlete e donne di sport come quelle proposte da “Media Donne Sport: idee guida per una diversa informazione”, il manifesto lanciato dall’associazione Giulia Giornaliste e dall’UISP (Unione Italiana Sport Per tutti) che ha raccolto l’adesione di Ordine nazionale dei giornalisti, Ordine dei giornalisti del Lazio, FNSI, CPO FNSI, USIGRAI, CPO USIGRAI, UCSI, USSI, Associazione Italiana Calciatori, associazione Assist e Gender Interuniversity Observatory.

 

Immagine: La squadra italiana di calcio femminile durante il campionato mondiale del 2019 in Francia (9 giugno 2019). Crediti: Liondartois [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons
 

 


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0