28 giugno 2020

Le città cambiano, e così le comunità che le abitano

 

Nel corso dei secoli il sodalizio tra arte e città è stato caratterizzato dalla committenza di monumenti, chiese, palazzi, statue, quali segni tangibili della presenza di un mecenate, di uno Stato, percepito o vissuto come elemento di attrazione o segno nel paesaggio. Negli ultimi decenni, il mutato assetto delle città, le emergenze sociali determinate dall’estensione dei confini urbani, il sorgere di nuove esigenze in una società in continuo e rapido cambiamento, hanno portato artisti, architetti, urbanisti, mediatori culturali, amministratori pubblici ed altri attori a considerare un nuovo rapporto tra arte e sfera pubblica.

 

L’arte nello spazio pubblico mette inevitabilmente in campo differenti fattori: politico-economico e sociale. Il tema della relazione tra opera d’arte e spazio urbano apre a riflessioni che riguardano i mutamenti e le evoluzioni del cosiddetto “sistema dell’arte”, quali il rapporto tra pubblico e privato, tra istituzioni e mercato, tra artisti e mediatori, il tema della riqualificazione urbana, sono solo alcuni degli aspetti entro cui si muove la ricerca contemporanea indirizzata agli spazi pubblici.

Il dibattito sull’arte pubblica assume importanza e urgenza in maniera direttamente proporzionale alle trasformazioni a cui lo spazio pubblico è costantemente sottoposto. Pensiamo ad esempio all’esperienza di Gibellina, città distrutta dal terremoto nel 1968 e ricostruita a pochi chilometri dal sito originario, e che rientra in una serie di progetti dedicati alla costruzione di nuovi quartieri e alla riqualificazione delle periferie.

 

In un saggio del 1978 Henri Lefebvre dichiarava che lo spazio non preesiste, ma è prodotto dalle relazioni e dagli usi di chi lo abita. In una società che vede di giorno in giorno diminuire le aree di socialità, di democrazia e di libertà a fronte di complessi fenomeni politici ed economici a cui sono sottoposti i centri abitati, occuparsi dello spazio significa non tanto riflettere sulla forma, ma agire direttamente sulla sfera pubblica. Nell’interazione tra arte e società è possibile trovare una via per includere ed accompagnare le persone attraverso questi continui cambiamenti.

 

Un’arte che parta dall’ascolto dei luoghi e dei suoi abitanti, che sappia cogliere le storie a esso legate e farle emergere, può essere in grado di contribuire alla comprensione dei mutamenti sociali a cui oggi sono sottoposte le comunità. L’aspetto comunitario proprio della visione di Adriano Olivetti,  ad esempio, rimanda ad un metodo di fare arte sul territorio che può promuovere modalità di riqualificazione dello spazio pubblico attraverso progetti ed interventi artistici. Come le opere realizzate nel quartiere di Mirafiori Nord a Torino nel 2007, commissionate dagli stessi cittadini per i loro luoghi di vita e di lavoro, o ancora gli interventi nel quartiere di Librino a Catania.

 

Il territorio, inteso in senso ampio come ambiente naturale e relazionale, rappresenta un elemento significativo nella formazione dell’individuo e quindi della collettività. In una tale prospettiva l’artista non è chiamato a ridisegnare gli spazi della città, ma ad ascoltare e far emergere gli immaginari legati a un luogo, e suscitarne di nuovi. Il processo di creazione non si arresta quindi con la con la posa delle opere, ma prosegue nei significati e nelle storie che esse potranno generare nei diversi pubblici con cui si confronteranno negli anni a venire.

 

A chi appartiene un’opera d’arte? L’opera d’arte non è un bene ordinario: è un oggetto materiale che ha un’anima, frutto della creatività. Quando l’arte agisce nella sfera pubblica, la creazione artistica diviene un progetto e bene collettivo e non più soltanto un’attività solitaria. La prospettiva si sposta da una necessità di creazione personale ad una condivisa.

 

L’opera diviene il manifesto non più solo di un’individualità, ma di una capacità comune di prendere in considerazione i cambiamenti culturali tanto quanto le trasformazioni sociali ed economiche, divenendo parte attiva davanti ai cambiamenti. Una pratica artistica intesa non come prodotto ma come processo, fuori dai canali del mercato, presagisce un differente inserimento dell’artista nella società e la conseguente ricerca di una nuova funzione dell’arte, al di là della produzione di oggetti estetici. L’arte diviene uno spazio di libertà tra le discipline, un luogo di condivisione che attira professionalità e attori diversi facendo sì che artisti e cittadini si ritrovino su un terreno comune.

Nel contesto pubblico, l’intervento degli artisti funziona quando questi sono in grado di interpretare i luoghi, innescare un rapporto con la storia, la geografia e il sociale, attivare connessioni con il presente e con i partecipanti, ricostruendo un rapporto tra le persone e un luogo. Nel considerare il lavoro degli artisti che operano nella sfera pubblica, più che giudicarne il valore estetico secondo canoni tradizionali, appare più rilevante comprenderne e i processi e le motivazioni che li hanno portati a porre al centro l’esperienza delle persone.

 

Immagine: Alberto Burri, Cretto Gibellina, Gibellina, Sicily, 1984-89. Crediti: BM [Public Domain Mark 1.0], attraverso www.flickr.com

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