23 ottobre 2013

Le opposizioni a papa Francesco

di Massimo Faggioli

Dopo i goffi tentativi delle prime settimane, nessuno ormai osa dire che nulla è veramente successo nella chiesa cattolica dopo il conclave del marzo 2013. Bergoglio è papa da poco meno di sette mesi, e già all’orizzonte si staglia una variegata geografia delle opposizioni alle novità di papa Francesco. Come è noto, la chiesa non è una democrazia e tantomeno una democrazia dell’alternanza, dove forze diverse si alternano al governo in una dinamica maggioranza-opposizione. Ma l’inizio di Francesco ha rappresentato un vento di novità, sia di stile sia di sostanza, e la resistenza alle novità è percepibile, e sarebbe riduttivo catalogarle secondo una dialettica tra riformatori e conservatori.

In primo luogo vi sono i nostalgici di Benedetto XVI, coloro che il 19 aprile 2005 avevano festeggiato come una loro personale vittoria l’elezione del papa teologo, ex prefetto dell’ex Sant’Uffizio: dall’11 febbraio 2013 si sentono, molto più di altri, orfani di Joseph Ratzinger, ora papa emerito. La nostalgia è per il papa da loro elevato ad alfiere della tradizione tradizionalista, anti-progressista e conservatrice, contraria agli eccessi del post-concilio (come la “inculturazione” della teologia cattolica nelle culture non europee) e fustigatrice del modernismo culturale nella chiesa. Tutti questi motivi fanno di Benedetto XVI un papa incompreso, isolato ed emarginato nella chiesa proprio per i suoi tentativi di far pulizia della corruzione morale e culturale: l’organo semi-ufficiale è il blog “Papa Ratzinger” . Altri gruppi, come Rorate Caeli sono diversamente “nostalgici”, nel senso che manifestano una reazione anti-Bergoglio specialmente per la questione liturgica, a causa dell’accoglienza senza mezzi termini riservata alla riforma liturgica del Vaticano II dal nuovo papa – contrariamente a Benedetto XVI che nel 2007 aveva riabilitato la messa preconciliare e in latino. La nostalgia non è solo per il latino e il canto gregoriano, ma anche per le cappe magne e gli ermellini, le cerimonie barocche e il fasto d’atri tempi – in breve, per quegli aspetti di “corte” che papa Francesco ha chiamato “la peste della chiesa” nella sua intervista-dialogo con Eugenio Scalfari.

Vi è poi un altro gruppo di sfavorevoli a papa Francesco in quanto “cattolicisti” – cattolici per cultura di adozione presso la quale si sono rifugiati, senza che siano stati mossi dal Vangelo di Gesù Cristo. Questi apologeti di un cattolicesimo anti-liberale e “maurrasiano”, raccolti sotto l’ombrello de Il Foglio, sono di estrazione varia: ex comunisti, intellettuali blasé, ciellini, fini letterati, nobili di sangue (come Roberto de Mattei), “inquisitori” dei nuovi movimenti religiosi (Massimo Introvigne), affiliati del catto-fascismo di Alleanza Cattolica. Il direttore de Il Foglio, Giuliano Ferrara, ha ufficialmente lanciato la campagna d’autunno contro papa Francesco . Giornale piccolo ma assai influente, è la versione mainstream e intelligente degli altri organi su cui pubblicano i cattolici crociati come de Mattei e Introvigne, come per esempio “Corrispondenza Romana”.

Il collettore più raffinato e ricercato di queste nostalgie ratzingeriane e sentimenti anti-bergogliani a matrice teologica è il vaticanista de L’Espresso, Sandro Magister, con il suo blog plurilingue Settimo Cielo (che ospita non solo pettegolezzi di curia, ma anche alcuni contributori di riferimento, tra cui spicca per frequenza e veemenza Pietro de Marco). Ma vi è anche un’opposizione politica al nuovo papato, quella che nella stampa mainstream (e quindi dalla sponda esattamente opposta a quella dei ratzingeriani che si sentono da sempre emarginati dalla cultural mainstream) si oppongono a papa Francesco perché parteggiano (dall’esterno, s’intende) per un cattolicesimo naturaliter politicamente centrista, moderato e acquiescente di fronte alla grande borghesia, ai poteri forti e alle forze della globalizzazione. Esempio preclaro di questo atteggiamento è Piero Ostellino sul “Corriere della Sera” di domenica 6 ottobre 2013: per essi il radicalismo sociale del papa non è altro che il populismo di un gesuita latinoamericano. Sull’altra sponda dell’oceano Atlantico, vi sono altre opposizioni conservatrici, teologiche e politiche al tempo stesso: diverse ma non meno agguerrite, come è tipico di un cattolicesimo fortemente polarizzato sulle questioni etiche come quello nordamericano. Vi sono i militanti per la civiltà del National Catholic Register e di First Things, convinti che le parole di papa Francesco su aborto, contraccezione e omosessualità siano la sconfessione delle battaglie di una vita per la causa pro-life, e il cedimento del cattolicesimo alla cultura liberal.

Naturalmente, papa Francesco non ha oppositori solo a destra, ma anche a sinistra, ovvero tra quelli che non ne apprezzano la moderazione sulle riforme fatte o annunciate finora. Tra questi, alcuni columnist del National Catholic Reporter  (specialmente le teologhe femministe) e l’organo più importante del dissenso cattolico in Italia, Adista . Al fondo vi è un’attesa di riforme radicali (e per ora non annunciate) da parte del papa: sulla disciplina dei sacramenti (per i divorziati), il sacerdozio (anche per le donne), la chiesa e la pace, e infine il “sistema Vaticano” come elemento di cui disfarsi, più che da riformare.

La lista è appena all’inizio. Queste sono alcune delle voci pubbliche che nei primi mesi di papa Francesco hanno manifestato il proprio dissenso, stupore, talvolta sconcerto e spavento di fronte alla novità portate dal papa gesuita argentino. Molte altre voci non sono pubbliche, e sono quelle più insidiose, assieme a quelle che si sono convertite al francescanesimo di papa Bergoglio un minuto dopo la sua elezione, spinti ad un moto di approvazione insincera. Il salto da corista a solista non è da tutti.

 

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Replica del Professor Massimo Introvigne

 

La Redazione riceve, e volentieri pubblica la replica del professor Massimo Introvigne sul merito di alcune affermazioni contenute nell’articolo Le opposizioni a Papa Francesco. La Redazione si rammarica se la pubblicazione dell’articolo – che risponde alle idee personali dell’autore – possa esser parsa al professor Introvigne un attacco ad personam e naturalmente esclude qualsiasi intento in tal senso. Le osservazioni di seguito riportate, nondimeno, appaiono un prezioso contributo al dibattito sul tema.

 

«[...] Alleanza Cattolica non propone nessun "catto-fascismo". È sempre stata critica nei confronti del fascismo, ed è regolarmente riconosciuta dalla Chiesa Cattolica come associazione privata di fedeli con personalità giuridica. È anche invitata, come associazione riconosciuta alle iniziative della Conferenza Episcopale Italiana,  tra cui la recente Settimana Sociale. Il suo Statuto e il suo Direttorio (che, tra l'altro, contiene in esplicito una critica del fascismo) sono stati vagliati e approvati dall'autorità ecclesiastica. Al suo ultimo convegno annuale hanno partecipato come relatori un cardinale e due vescovi italiani (né l'uno né gli altri in pensione) e, per limitarci a un solo esempio, a Torino il suo anno associativo 2012-2013 è stato concluso dall'arcivescovo diocesano. Tutti "catto-fascisti"?

[...] il sottoscritto è coordinatore dell'Osservatorio della Libertà Religiosa istituito dal Ministero degli Esteri e da Roma Capitale, ed è ovvio che insinuare che sia "inquisitore" delle minoranze religiose equivale ad affermare che faccia, proditoriamente, il contrario del lavoro che l'incarico istituzionale gli impone di svolgere e che prosegue del resto quello del 2011 all'Organizzazione per la Sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), dove era Rappresentante per la lotta al razzismo, alla xenofobia e alla discriminazione religiosa [...] il sottoscritto è semmai talora criticato per suoi presunti eccessi nella lotta contro le discriminazioni patite dai nuovi movimenti religiosi e nella critica delle organizzazioni cosiddette "anti-sette". Più o meno il contrario di come mi rappresenta l'articolo.

[...] Alleanza Cattolica non fa parte di nessuna opposizione [a Papa Francesco]. L'ultimo numero (terzo trimestre 2013) della sua rivista "Cristianità" è dedicato per metà alla riproposizione e al commento del Magistero di Papa Francesco, in particolare durante la GMG brasiliana, senza neppure una riga che possa essere rubricata sotto la voce "opposizione" o "critica". Quanto a Massimo Introvigne, propone quotidianamente il commento al Magistero di Papa Francesco sul quotidiano online "La nuova Bussola quotidiana",  anche qui senza avere mai incluso nei suoi articoli alcuna "opposizione" [...] Infine, come sociologo (insegno Sociologia dei movimenti religiosi presso la Pontificia Università Salesiana) sono alle origini della teoria dell'«effetto Francesco», secondo cui l'entusiasmo sollevato da Papa Bergoglio ha riportato in chiesa persone che non ci andavano da anni. Davvero una teoria bizzarra per un “oppositore”!

Massimo Introvigne»

 

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Replica di Massimo Faggioli autore dell'articolo

 

Devo a Massimo Introvigne, stimato studioso dei nuovi movimenti religiosi (anche qui in America), una spiegazione: quando ho usato il termine "inquisitore" tra virgolette intendevo riferirmi ad un approccio al fenomeno delle nuove religioni che deriva da un taglio più eresiologico che sociologico e culturale, e non volevo certo accusarlo di intenzioni persecutorie nei confronti delle religioni diverse dalla cattolica. Infine, circa la cultura di Alleanza Cattolica, riconosco che avrei dovuto riferirmi in maniera più precisa alla cultura neo-cattonazionalista del movimento.

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