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7 maggio 2018

Lo sport per contrastare gli effetti della povertà infantile

di Eugenia Romanelli

I risultati dopo due anni di progetto ci sono e sono quantificabili. Stiamo parlando di ForGood. Sport è benessere, l’iniziativa della onlus Sport Senza Frontiere (SSF), che ha come mission l’inclusione dei bambini a rischio di emarginazione sociale attraverso lo sport. Il 29 maggio 2018, a Roma, al Salone d’onore del CONI, un’intera giornata verrà dedicata alle riflessioni sui risultati di questo progetto che inizialmente sembrava a molti “visionario” e che invece, oggi, professori e ricercatori dell’Università Tor Vergata possono documentare come iniziativa di spessore scientifico tale da orientare le prossime azioni politiche su questi temi.

«Lo testimonieranno i bambini coinvolti – spiega Alessandro Tappa, presidente della onlus –. Il convegno segna un momento importante nel dibattito italiano sull’inclusione, sulla salute, sulla povertà infantile e sul valore dello sport come leva per il benessere a 360 gradi non solo della vita di un individuo, a partire dalla sua infanzia, ma anche della società tutta». Cartelle cliniche alla mano, gli studiosi mostreranno infatti non solo l’impatto che l’attività sportiva ha avuto su questi bambini in termini di salute fisica, ma anche per quanto riguarda il benessere psicologico e la capacità di relazione: «In molte periferie urbane i bambini rischiano di crescere separati dal resto della società – spiega Sara Di Michele, psicologa, responsabile del progetto. Lo sport è un momento importante di aggregazione capace di educare, oltre che alla salute del corpo, anche al senso di sé in relazione alla comunità dei pari».

Il progetto ha offerto a circa mille minori un percorso di educazione alla salute integrato da uno screening e monitoraggio sanitario e da un counseling rivolto alle famiglie, insieme all’opportunità di frequentare dei corsi sportivi gratuiti presso le associazioni aderenti alla “rete solidale” di Sport Senza Frontiere. Il percorso è stato regolarmente monitorato dagli educatori di progetto (un project coordinator, un team di educatori-coordinatori, uno psicologo, un mediatore culturale, gli istruttori sportivi afferenti alla rete sportiva solidale SSF, e un team di medici) per verificarne i progressi in termini di coordinazione motoria, socialità, rispetto delle regole, integrazione col gruppo. Contemporaneamente lo screening sanitario ha misurato la trasformazione delle condizioni fisiche dei bambini nell’arco del biennio grazie ad una rete di poliambulatori locali ai quali sono state fornite specifiche attrezzature sanitarie.

Anche a Stefania Moramarco, ricercatrice al Dipartimento di medicina e prevenzione, facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università di Tor Vergata, preme sottolineare l’importanza di questo studio: «I risultati della ricerca dimostrano, sul fronte della salute, che le cause di un errato regime alimentare sono da ricercarsi nelle condizioni socio-economiche dei contesti familiari e quindi negli stili di vita. In breve, più si è poveri, peggio si mangia e meno si pratica sport. In Italia l’obesità infantile è in forte aumento e ha raggiunto ormai uno dei tassi più elevati tra i Paesi occidentali. Questo dato, allarmante di per sé, diventa drammatico se collegato all’aumento della povertà infantile nel nostro Paese con conseguente aumento di fenomeni di esclusione sociale».

Necessario, dunque, intervenire in maniera tempestiva e concreta, e ForGood dimostra come ci sia bisogno di iniziative creative e innovative: «È ormai acquisito che la pratica sportiva non costituisce soltanto un fattore importante di prevenzione dei danni e di tutela della salute, ma può essere un efficace strumento di integrazione e inclusione sociale – spiega il Prof. Fabio Bocci, docente di Pedagogia speciale alla facoltà di Scienze dell’educazione dell’Università Roma Tre. Purtroppo, in questa Italia colpita dalla crisi economica, sono sempre meno le famiglie che possono permettersi un’attività sportiva regolare per i propri figli. E di fatto un bambino su cinque in Italia non fa sport».

Alessandro Tappa, anima e mentore di ForGood, ci ha creduto fin dall’inizio: «Lo sport ha lo straordinario potere di incidere profondamente sulle persone e quindi di influire sul cambiamento di tutta la società. Per questa ragione pensiamo che permettere a tutti di praticarlo, anche ai bambini più svantaggiati, elevi lo sport anche a veicolo di educazione, inclusione sociale e benessere di tutta la Comunità».


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