20 dicembre 2012

Londra multietnica

I risultati del censimento 2011, pubblicati a dicembre del 2012, hanno molto colpito l’opinione pubblica della Gran Bretagna, suscitando reazioni contrastanti e dibattiti, anche se i dati non possono essere definiti sorprendenti, in quanto ratificano una tendenza già affermata negli ultimi quindici anni e quantificano una percezione diffusa. Una grande ondata migratoria ha investito negli ultimi anni la Gran Bretagna e in particolare Londra, che è oggi la città più cosmopolita d’Europa. Gli stranieri che risiedono in Gran Bretagna sono 7 milioni e mezzo su una popolazione totale di circa 56 milioni di persone; rappresentano dunque il 13 per cento. Ma il dato più significativo riguarda proprio Londra: i bianchi britannici (3,7 milioni) costituiscono il 45 % della popolazione, con un calo nettissimo rispetto al 58 % di soli dieci anni fa. Un milione e mezzo sono gli asiatici (18%), poco più di un milione (13%) gli afrocaraibici, circa un milione gli europei, con una presenza ampia di polacchi. Ai britannici rimane dunque la maggioranza relativa, ma l’insieme di tutti gli altri rappresenta quel caleidoscopio di popoli, di lingue e di religioni che oggi sembra l’anima più autentica di Londra. Infatti i dati confermano ciò che salta agli occhi, girando per la città, guardando le facce, ascoltando le voci. Le trasformazioni che emergono dal censimento sono anche altre: diminuiscono i matrimoni e il panorama delle religioni si evolve con il netto calo dei cristiani, il lieve aumento dei musulmani, la crescita dei non credenti. Ma il tramonto del prototipo wasp e il trionfo delle differenze rappresentano il dato clamoroso che fa discutere. Le immagini, che hanno fatto il giro del mondo, di Jatendarpal Bhuallam, soldato di origine sikh di guardia a Buckingham Palace con il suo tradizionale turbante, possono essere effettivamente utilizzate come simbolo delle grandi trasformazioni in atto.


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