23 gennaio 2017

Messaggi subliminali e ipnopedia: false credenze psicologiche

di Nicola Boccola

In una esilarante puntata dei Simpson del 1992 Homer si lascia convincere dalla figlia Lisa ad avvalersi di un corso per dimagrire in audiocassetta, da ascoltare nel sonno. Per sua sfortuna, nel magazzino dell’editore la cassetta risulta esaurita ed è rimpiazzata, senza alcun avviso, da quella per l’arricchimento del vocabolario: dopo varie sessioni notturne Homer continuerà a mangiare in modo pantagruelico, sfoderando però un vocabolario degno di Shakespeare per interrogarsi sull’insuccesso.

La trovata degli autori Jay Kogen and Wallace Wolodarsky ben esprime una delle più longeve false credenze psicologiche: secondo i sostenitori dell’ ipnopedia è possibile l’apprendimento di funzioni complesse (una lingua straniera) o la modifica di comportamenti (smettere di fumare) attraverso l’esposizione a stimoli verbali nel sonno. Prova ne sarebbe quel fenomeno, sperimentato pressoché da chiunque, per cui i nostri sogni sono talvolta invasi da stimoli esterni - una sirena, le voci dei nostri familiari -  in grado di inserirsi nella trama onirica; e il fortunato romanzo Brave New World di Aldous Huxley, in cui l’ipnopedia è utilizzata come strumento di condizionamento di massa, non ha fatto altro che affermarne il vigore. C’è da aggiungere che la sperimentazione nel secondo dopoguerra sembrava confermare la sua efficacia: ad esempio nel 1955 alcuni marinai, esposti nel sonno all’alfabeto Morse, in un corso successivo riuscirono ad apprenderlo più velocemente dei loro commiltoni. La spiegazione del fenomeno è arrivata negli ultimi decenni, allorché gli esperimenti condotti con l’elettroencefalografia rivelarono che i soggetti che apprendevano durante il sonno erano quelli che a causa degli stimoli verbali venivano svegliati: la rilevazione delle onde cerebrali dimostrò che chi non era stato svegliato dalle frasi non presentava alcun apprendimento di funzioni complesse.

Anche il fenomeno affine dei messaggi subliminali si è rivelato mito diffuso e duro a morire: nella narrazione della psicologia popolare l’esposizione a stimoli visivi o uditivi di breve durata - intermedia tra soglia percettiva semplice e soglia di riconoscimento - permette di influenzare scelte negli acquisti o in cabina elettorale. I frame pornografici inseriti nelle commedie per famiglie dal personaggio di Tyler Durden in Fight Club non sarebbero dunque un’isolata trovata goliardica: questa teoria è divenuta celebre nel 1957 con la pubblicazione del volume bestseller I persuasori occulti. Nel libro si descrive l’esperimento del pubblicitario James Vicary: il sistematico inserimento di slogan subliminali al cinema per invitare a consumare popcorn e una bibita gassata di successo, che avrebbe portato le vendite dei prodotti al bar a un livelli vertiginosi. Appena cinque anni dopo, di fronte al coro di critiche e all’impossibilità di replicare i risultati, Vicary ammise di essersi inventato tutto per risollevare le sorti della sua malandata agenzia: una bufala in piena regola che, tuttavia, non è stata scalfita dalle revisioni. Anche perché una lieve forma di effetto subliminale esiste davvero: si tratta del priming, quel fenomeno dimostrato per cui uno stimolo semplice, presentato sotto i limiti di percezione cosciente, riesce a influenzare velocità e precisione di riconoscimento degli stimoli (semplici) successivi.

La longevità delle false credenze è in ogni caso significativa: racconta dei più diffusi desideri, come ottenere risultati senza sforzo; o dei timori più grandi, come essere controllati nelle nostre scelte. E l’avvento della postmodernità ha in effetti reso più facile la vita, a scapito, forse, della libertà più profonda.

 


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