1 aprile 2019

Migrazioni climatiche

Uno studio compiuto da ricercatori dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche - Istituto sull’inquinamento atmosferico (CNR-IIA) e pubblicato su Environmental Research Communications mostra come nel recente passato le migrazioni  dall’area del Sahel all’Italia, da cui proviene l’80% dei flussi migratori nel nostro Paese, siano state guidate soprattutto dalle variazioni meteo-climatiche di quelle zone, dove si evidenziano intensi impatti del riscaldamento globale.

Mentre la questione dell’aumento delle temperature e delle sue conseguenze occupa un posto di primo piano nell’agenda europea, come anche il problema dell’accoglienza di coloro che fuggono da guerre e violenza, ancora poca attenzione viene prestata al collegamento tra flussi migratori e variazione climatica: un evento che si tende a proiettare nel futuro piuttosto che a riconoscere come già in atto nel presente, e comunque molto più complesso da osservare. Infatti, il cambiamento climatico, o più in generale le cattive condizioni ambientali, sono considerati alla base di numerosi conflitti, e le migrazioni che ne derivano non sono pertanto facilmente scindibili. Tale nuovo studio, dunque, si propone di definire il fenomeno isolandolo da possibili altre cause, e per fare ciò si è concentrato sulla fascia del Sahel nei quindici anni precedenti al conflitto siriano e alle Primavere arabe, cercando inoltre di tenere conto dell’influenza che su di esso in quel periodo ha certamente avuto la crisi del Darfur. Di dieci Paesi del Sahel (Senegal, Gambia, Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger, Nigeria, Ciad, Sudan, Eritrea) sono stati incrociati i dati relativi ai flussi migratori verso l’Italia nel periodo 1995-2009 con i dati relativi alle rese cerealicole (comprendenti grano, riso, mais, orzo, avena, segale, miglio, sorgo, grano saraceno e cereali misti), quelli relativi al PIL, nonché quelli mensili relativi alla temperatura media e alle precipitazioni totali e altri ancora.  

Ne è emerso che, subito dopo i conflitti, la causa principale delle migrazioni in quell’area è stata prodotta dalla temperatura, un fattore tanto determinante da far pensare che esista una soglia di tolleranza termica oltre la quale non sia possibile andare: una soglia a cui si stanno avvicinando, peraltro, diversi Paesi africani. Al terzo posto vi sono le rese agricole – raccolti scarsi e carestie –, che amplificano ulteriormente i flussi, e solo all’ultimo le variazioni di PIL che, almeno in tale indagine, non sono risultate particolarmente indicative.

 

Immagine: Regione del Sahel, Burkina Faso (2010). Crediti: Adam Jones, Ph.D. [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)]

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