29 novembre 2018

Moda e calcio, connubio perfetto tra stile e fatturato

di Mara Cinquepalmi

Dalle passerelle al rettangolo di gioco. Le grandi firme del made in Italy hanno incrociato spesso sul loro cammino le squadre di serie A e la Nazionale. Sodalizi dettati dallo stile, ma anche da questioni economiche. Negli ultimi anni molte case di moda hanno sposato le squadre di serie A diventando fashion o style partner e in qualche caso anche sponsor ufficiale.

Se c’è uno scudetto della moda, allora quest’anno il Napoli l’ha già vinto. Delle squadre di serie A impegnate nel campionato in corso quella allenata da Carlo Ancelotti vanta ben quattro sponsor legati al mondo della moda, tutti partner ufficiali.

Scorrendo la vertiginosa lista di sponsor di ciascuna delle venti società della massima serie scopriamo che la squadra del presidente Aurelio De Laurentiis è quella legata al maggior numero di aziende del mondo della moda. Una di questa, la Enzo Castellano, non è nuova al mondo del calcio e a quello partenopeo in particolare. Già nel 2010 l’azienda aveva stipulato con la società un contratto di merchandising per l’uso in co-branding del marchio SSC Napoli di prodotti ufficiali. Poi sono arrivate altre collaborazioni nel mondo del “football fashion”, come quelle con Juventus, Milan, Inter, Roma e Lazio.

È tutta emiliana la partnership che lega il Bologna a Liu-Jo, azienda carpigiana che produce anche una linea Uomo e che nel 2017 ha avuto ricavi per 338 milioni di euro, rafforzando così il rapporto di collaborazione nato nella stagione 2015-2016. Quest’anno l’azienda di Carpi, main sponsor della squadra allenata da Inzaghi, appare sulla maglia da gioco e fornisce la divisa ufficiale alla prima squadra, allo staff e personale rossoblù e alle hostess delle aree hospitality dello stadio Dall’Ara in occasione delle gare casalinghe di campionato.

«Il calcio e la moda – hanno spiegato presentando lo scorso giugno l’accordo Marco Marchi, presidente di Liu Jo, e Giuseppe Nardelli, presidente della licenziataria Co.Ca.Ma Srl  – hanno anche la stessa capacità di suscitare grandi emozioni. Questa sponsorizzazione vuole inoltre confermare il forte legame che Liu Jo ha con il proprio territorio».

Hanno fashion o style partner il Chievo Verona con Nico, la Fiorentina con Montezemolo, il Genoa con Barbati, la Spal con Felloni, Cillo e Baraldi Abbigliamento, il Torino con Bottega del Sarto. Quest’ultima nel campionato 2016/2017 vestiva i giocatori e i dirigenti di ben undici squadre tra serie A e B e quest’anno, oltre al Torino, è fashion partner anche di Atalanta, Palermo e Verona.

Veste ancora una volta Trussardi la Juventus, mentre scelgono stilisti stranieri la Roma, l’Inter e il Milan. I giallorossi vestono Hugo Boss, partner di club calcistici internazionali tra cui Real Madrid, FC Bayern, Tottenham Hotspur e Paris Saint-Germain, mentre i nerazzurri hanno scelto per il sesto anno consecutivo gli abiti del brand statunitense Brocks Brother, premium partner della società milanese. I cugini rossoneri, invece, hanno confermato per la terza stagione gli abiti Diesel di Renzo Rosso. Il Milan ha come official partner altri due marchi legati alla moda e al lusso: Piquadro, il marchio bolognese di accessori di pelletteria tech-design che debutta con questa partnership nel mondo del calcio, e Damiani, l’azienda di gioielli italiana che ha ricevuto diciotto Diamonds International Awards, l’Oscar mondiale della gioielleria.

La Sartoria Cardona di Roma, invece, è official partner della Lazio, che aveva vestito già nel 2015, e top sponsor del Frosinone. Con la squadra di mister Longo ha portato un evento dedicato alla moda uomo nello stadio Benito Stirpe.

La moda negli stadi, come la sfilata durante la cerimonia inaugurale di Italia ’90, quando sul campo di San Siro scesero gli abiti disegnati dai più famosi stilisti di casa nostra: quelli rossi di Valentino per l’America, quelli neri di Missoni per l’Africa, quelli gialli di Mila Schön per l’Asia e quelli verdi di Gianfranco Ferré per l’Europa.

Uno dei primi stilisti ad aver intuito il potenziale del connubio moda-calcio è stato Carlo Pignatelli, che quest’anno festeggia i cinquant’anni della maison con un fatturato di 20 milioni di euro. Nel 1995 lo stilista debuttò con la Juventus. Quel matrimonio che unisce la sartorialità alla Vecchia Signora lo portò a disegnare le divise ufficiali della Nazionale per i Mondiali francesi del 1998 e per gli Europei del 2000 in Olanda e Belgio, l’Olympique Marsiglia nel 1999, il Torino nel 2001, gli inglesi del Watford nel 2002 per poi tornare in Italia con il Palermo nel 2004 e la Roma nel 2007. Non solo collaborazioni prestigiose, ma anche fatturati da capogiro. In un’intervista alla Gazzetta dello Sport Pignatelli riconobbe che dopo il primo anno di collaborazione con i bianconeri raddoppiò il fatturato.

A vestire la Nazionale di calcio si sono alternati nel corso degli anni diversi stilisti, ma il sodalizio più lungo è quello ad oggi con Ermanno Scervino. La “luxury parternship” fra Scervino e la FIGC è stata siglata il 9 novembre del 2015, quando lo stilista fiorentino ha sostituito Dolce & Gabbana come designer delle divise formali della Nazionale, e scadrà a fine dicembre. Sono firmate Scervino anche le divise per la Nazionale Under21 e quelle per la Nazionale di calcio femminile. È infatti la prima volta in assoluto che un partner, oltre alla Nazionale maggiore e all’Under 21, veste su misura anche le Azzurre.

Ci sono aziende italiane che vestono altre nazionali. È il caso di Ermenegildo Zegna che fino al gennaio 2020 vestirà quella cinese. Non è un caso che l’azienda, nata come lanificio nel 1919 a Trivero, paese ai piedi delle Alpi, sia diventata partner ufficiale della China's National Football Team, visto che uno dei mercati di maggiore espansione è proprio quello asiatico. Secondo i dati di bilancio del 2017, il 92% delle vendite è destinato al mercato estero e in particolare all’Est asiatico: Cina, Russia e Giappone in primis. Lo scorso anno il fatturato è stato di 1.183 miliardi di euro, in crescita del 2,3%, e con un utile netto di 32,8 milioni di euro, in crescita del 64%.

Il connubio moda-calcio è entrato anche nel tempio della moda uomo. Lo scorso giugno Pitti Immagine Uomo n.94 ha ospitato Fanatic Feelings - Fashion Plays Football, una mostra curata da Markus Ebner, fondatore dei fashion magazine tedeschi Achtung Mode e Sepp Football Fashion, e dal critico d’arte contemporanea Francesco Bonami. Nel Complesso di Santa Maria Novella la Fondazione Pitti Immagine Discovery ha curato un progetto multimediale dedicato all’attrazione che il mondo del calcio esercita sulla moda e sulla costruzione dell’immaginario maschile: disegni di Karl Lagerfeld e di Hiroshi Tanabe, un’ampia selezione dagli archivi di Sepp Football Fashion dal 2002 al 2018 che ritraggono giocatori come Kaká, Edinson Cavani, Jérôme Boateng o Mesut Özil. Infine, un omaggio ai precursori del rapporto tra calcio e costume: George Best, Éric Cantona e Gigi Meroni, la “farfalla granata” che disegnava i suoi vestiti ispirandosi alla moda beat e che segnò a suo modo il calcio italiano degli anni Sessanta.

 

Crediti immagine: Marcin Kadziolka / Shutterstock.com

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0