02 maggio 2012

Morire di crisi. Aumentano i suicidi per cause economiche

Un importante centro di ricerca dedicato alla mobilità e al lavoro pubblica un rapporto sull’incremento dei suicidi; già questa scelta è sintomatica di una connessione che non può più essere ignorata. Il secondo rapporto Eures Il suicidio in Italia al tempo della crisi denuncia come siano aumentati i suicidi per cause economiche tra il 2008 e il 2010; nel 2010 e nel 2009 ci sono stati rispettivamente 362 e 357 suicidi di disoccupati, in preoccupante crescita rispetto ai 260 suicidi del 2008 e con una percentuale che si assesta intorno al 40% del totale delle persone che si sono tolte la vita. Si teme che la situazione sia in negativa evoluzione. Inoltre, se la disoccupazione rimane la causa più diffusa, non si può però sottovalutare come molti artigiani e piccoli imprenditori siano arrivati, pressati dalle difficoltà e dai debiti, alle stesse, estreme, conclusioni. Soltanto nei primi mesi del 2012, 23 imprenditori si sono tolti la vita; sono di questi giorni notizie che hanno colpito l’opinione pubblica e suscitato una qualche attenzione da parte del mondo politico. Si sono suicidati nelle ultime settimane un imprenditore a Fano, un operaio di origini marocchine in Veneto, un artigiano a Bologna, una pensionata a Gela; storie diverse, sicuramente con un intreccio di disperate e private motivazioni, ma che hanno come sfondo la concreta difficoltà di vivere, un materiale malessere, fatto di disoccupazione, di debiti, di pressione fiscale. Il diffuso cordoglio, le fiaccolate e una maggiore, collettiva, consapevolezza, incrinano il muro della rimozione e della solitudine; ma agire sulle cause di queste irrisolte disperazioni non è facile e non sono, e forse non potranno essere, unanimemente condivise, le risposte e le scelte.


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