09 maggio 2017

Morti bianche in bicicletta: sempre più ciclisti vittime di incidenti stradali

In Italia il ciclismo è lo sport più popolare dopo il calcio e il nostro Paese è il secondo produttore di biciclette in Europa. La recente scomparsa di Michele Scarponi, vincitore del Giro d’Italia nel 2011, tragicamente investito da un furgone mentre si allenava nelle Marche lungo le strade della sua Filottrano, ha riportato alla luce un problema drammatico e troppo spesso dimenticato: sempre più ciclisti muoiono a causa di incidenti stradali. In base ai rilievi che vengono costantemente aggiornati dall’ASAPS (Associazione Sostenitori Amici della Polizia Stradale) il rischio di mortalità per chi va in bicicletta è di 2,18: si tratta del più alto in assoluto dal momento che per i pullman è pari a 0,48, per i camion a 0,67, per le automobili a 0,78, per i motorini a 1,06 e per le moto a 1,96. Per chi pedala la media è di un morto e quaranta feriti al giorno. È come se ogni anno scomparissero, a causa d’incidenti stradali, tutti i ciclisti che partecipano al Giro d’Italia e al Tour de France. Un dato davvero allarmante e paradossale se si considera che l’utilizzo della bicicletta viene sempre incentivato in quanto si tratta, senza ombra di dubbio, del mezzo con il minor impatto ambientale. Purtroppo non sembra essere altrettanto sostenibile per la salute di coloro che la utilizzano. Il motivo è prima di tutto da ricercarsi nella mancanza di strutture adeguate: seppur negli ultimi anni si inizi a scorgere qualche piccolo passo in avanti.

Nel nostro Paese i percorsi ciclabili non sono certo diffusi come all’estero e la viabilità non è pronta ad accogliere gli amanti della bicicletta, soprattutto nelle grandi città. Le piste ciclabili sono poche e, spesso, mal curate, mentre nelle tratte extraurbane non vengono tratteggiate aree dedicate ai ciclisti. Manca, poi, una sana cultura della bicicletta: gli automobilisti manifestano un’insofferenza cronica nei confronti dei ciclisti e i ciclisti si sentono in costante pericolo dinanzi agli automobilisti. È senz’altro vero che gran parte degli incidenti avvengono per comportamenti indisciplinati alla guida da parte degli automobilisti: limiti di velocità non rispettati, manovre azzardate, precedenze non date. Ma anche i ciclisti, troppo spesso, non rispettano delle accortezze che sarebbero in grado di salvare tante vite: utilizzare e tenere ben allacciato il casco, procedere su unica fila nelle strade più pericolose, fuori dai centri abitati e in tutti i casi in cui le condizioni della circolazione lo richiedano, mantenere libero l’uso delle braccia e delle mani ecc. La maggior parte di coloro che salgono sulla bicicletta non ha mai letto neanche una volta l’art.182 del nuovo codice della strada, approvato all’inizio del 2016 e dedicato proprio alla circolazione dei velocipedi. Insomma, oggi più che mai, occorre un serio dibattito per tutelare i ciclisti sulle strade e punire chi trasgredisce le regole. Dal professionista fino all’ultimo dei cicloamatori, non si può morire di bicicletta: il clamore suscitato dalla morte di Michele Scarponi dovrebbe fare da traino e risvegliare numerose coscienze .

 


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