31 gennaio 2019

Musei del calcio: rarità, palloni, cimeli

di Mara Cinquepalmi

Per gli appassionati è una Wunderkammer un po’ speciale, per i curiosi è un luogo tutto da esplorare. Se sin dall’antichità il museo è il luogo dove ammirare collezioni prestigiose e pezzi rari, oggi negli itinerari dei turisti per calcio non può mancare una tappa al museo della propria squadra o a quello di formazioni che hanno scritto la storia del calcio dove ammirare trofei e cimeli. Non è forse un caso se il museo più visitato della Catalogna, quindi anche più del Teatro-Museo Dalì e del Museo Picasso, è quello del Barcellona di Leo Messi. Inaugurato nel 1984, ha una superficie di 3.500 metri quadri e raccoglie oltre a trofei, esposti lungo una parete di 50 metri, installazioni multimediali e tutto quanto racconta il mondo blaugrana. 

Nel 2017 ha staccato 1.848.198 biglietti e ha registrato oltre 37 milioni di euro di ricavi. Il tempio del Barça accoglie visitatori da tutto il mondo: il 72,5% viene dall’Europa, e di questo solo il 15,4% dalla Spagna e il 7,1% dall’Asia. Il museo del Barcellona è molto più di una serie di sale dove sono esposte coppe e maglie. Non a caso si chiama Camp Nou Experience, un vero e proprio pacchetto turistico che mette insieme la visita al museo e il Tour, ovvero la visita guidata dal tunnel del celebre stadio fino al terreno di gioco. Un nuovo modo di vivere il calcio dopo i 90 minuti che fa scuola tanto che il Comune di Bologna si ispira ad esso per il progetto del museo del basket e il direttore Jordi Penas farà parte della giuria del concorso di idee che l’amministrazione comunale ha bandito. Architetti e ingegneri sono chiamati a ideare il museo nazionale del basket che sarà ospitato all’interno del PalaDozza, il palasport costruito nel 1956 e considerato uno dei templi della pallacanestro italiana ed europea. Bologna, però, dovrà aspettare il restyling dello stadio per avere, invece, una wunderkammer della squadra di casa. Nel progetto del nuovo Dall’Ara, presentato pochi giorni fa, c’è anche il museo, ma la strada è ancora lunga.

Sembra una storia d’altri tempi, invece, quella dei cimeli del Torino che rischiavano di andare perduti per sempre. Oggi si possono ammirare grazie alla tenacia di un gruppo di fedelissimi che li ha salvati dalla spazzatura. A raccontarlo è Domenico Beccaria, uno dei soci fondatori e presidente dell’associazione Memoria Storica Granata nata nell’ottobre del 1995 a seguito della chiusura dello stadio Filadelfia. «Nel 1996 ‒ spiega Beccaria ‒ abbiamo avuto la possibilità di accedere allo stadio e fare una catalogazione di tutti gli oggetti che si trovavano lì. Poi li abbiamo sistemati e chiusi in scatoloni in attesa della demolizione dello stadio. Un giorno la custode ci dice di precipitarci perché stavano per buttare tutto». Il museo vero e proprio nasce a Superga, un luogo simbolo per la storia della società granata, nel 2002 dopo alcune mostre temporanee, poi viene trasferito a Grugliasco, comune della prima cintura torinese, a Villa Claretta Alessandri, della seconda metà del XVII secolo. Ogni anno il museo, pur essendo lontano dalle rotte dei tifosi granata come appunto Superga e aperto soltanto il sabato pomeriggio e la domenica grazie ai volontari dell’associazione, registra circa 5.000 visitatori.

 

Dall’altra parte della città continua a macinare numeri da record lo Juventus Museum. Durante le ultime feste di Natale il museo della Signora è stato visitato da oltre 14.000 persone facendo così registrare una crescita del 26% rispetto al 2017, quando nello stesso periodo erano stati venduti 11.237 biglietti, e addirittura del 67,4% sul 2016 con 8.483 presenze. Il 2018 del museo bianconero si è chiuso con 183.586 visitatori, in crescita rispetto ai 180.932 del 2017. Dall’inaugurazione, nel 2012, 1.121.455 persone hanno varcato l’ingresso del museo che si è arricchito ultimamente di altri due pezzi: la maglia numero 19 di Leonardo Bonucci, quella con cui nella stagione 2016-17 ha tagliato il traguardo delle 300 presenze, e la Supercoppa vinta poche settimane fa.

Quello della Juve è uno dei tanti musei allestiti all’interno degli stadi, una tendenza che con gli stadi di proprietà si va sempre più affermando e che ha un antesignano nel Museo di San Siro, la “Scala del calcio” che ha aperto le porte nel 1996 per raccontare la storia delle due squadre milanesi Inter e Milan. Quest’ultima ha poi raddoppiato con Casa Milan, l’esposizione dei trofei allestita in uno spazio con bistrot e shop rossonero nei pressi di Fiera Milano City.

Il binomio stadio-museo ricorre anche a Parma, dove però il museo ospitato all’interno del Tardini è nato grazie al crowdfunding e a materiali raccolti fra collezionisti e appassionati.

Sorge, invece, in un palazzo del Seicento nell’area del Porto Antico di Genova il museo dedicato al club più antico d’Italia, gestito dalla Fondazione Genoa 1893, e che nel 2010 ha ottenuto il riconoscimento di Museo di “rilevante interesse culturale” dal ministero per i Beni culturali.

È solo virtuale, ma è riconosciuto dalla società, quello della Lazio, on-line dal luglio del 2018. «Al momento ‒ spiega Gabriele, il responsabile del sito ‒ conta 10 mila visite giornaliere da tutto il mondo». Così come è virtuale la collezione della Sampdoria, frutto del lavoro dell’associazione Museo Samp Doria.

Fa storia a sé il Museo del calcio realizzato dalla FIGC al Centro tecnico di Coverciano, che nel 2018 ha tagliato il traguardo dei 60 anni. Dal 2000 il museo, alle porte di Firenze, permette di ripercorrere le tappe salienti della storia della Nazionale.

C’è chi, invece, come l’AiCS - Associazione italiana Cultura Sport ha pensato di guardare oltre i confini del calcio nostrano e ha realizzato il Museo del calcio internazionale®, una raccolta di oltre 3.000 pezzi unici, come maglie, scarpini, palloni, francobolli, giornali d’epoca, che raccontano la storia del calcio mondiale dall’inizio del Novecento ad oggi. Pezzo forte della collezione, che ha girato già tredici città in tutta Italia con oltre 90.000 visitatori, sono le maglie tutte originali, come quella di Johan Cruijff dei Mondiali del 1974 o quelle di Tardelli del Mundial spagnolo, Pelé e Maradona.

Nato come museo on-line circa dieci anni fa, è diventato itinerante grazie all’impegno di AiCS e ora sta per arrivare alla fine del viaggio. La mostra sarà a Bologna da fine febbraio al 10 marzo e poi, prima di tornare a Roma, farà tappa in una città del Centro Italia.

Nelle immagini il Museo del calcio internazionale itinerante In viaggio con la storia del calcio

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0