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14 aprile 2017

Musica e letteratura in famiglia: i benefici per i bambini

Cantare o leggere un libro ad alta voce con i propri figli può sembrare un gesto naturale, che regala un sorriso e un’emozione per qualche attimo o minuto, ma in realtà c’è molto di più. Sono gesti che possono diventare momenti cruciali per la crescita e lo sviluppo dei bambini. Anche se i più piccoli non sempre coglieranno il reale senso di quelle parole e di quei suoni, la scienza ha ormai confermato che i loro benefici lasceranno il segno per l’intera vita.

Lo hanno ripetuto gli esperti mercoledì 5 aprile, a Milano, al convegno Musica e lettura precoce in famiglia: i benefici sullo sviluppo neuro comportamentale del bambino. Stesse tesi sostenute da anni dal progetto “Nati per la Musica”, portato avanti in stretta collaborazione dall’Associazione Culturale Pediatri, dal Centro per la Salute del Bambino Onlus e da “Nati per leggere”, il programma nazionale italiano, che stimola l’inclinazione alla lettura nei bambini.

Per quanto riguarda la musica, i primi contatti dovrebbero avvenire già nel periodo della gravidanza, perché una volta venuto al mondo, il bimbo è in grado di riconoscere la voce della madre e si sentirà rassicurato nel riascoltarla. Più avanti, invece, sarà importante limitare la presenza di rumori in casa, fornire ai bambini oggetti che producono suoni, imparare ad ascoltarli e cantare con loro. Un impegno decisamente piccolo, considerando quali saranno i benefici: un particolare sviluppo delle capacità di ascolto e di osservazione, creatività, immaginazione, concentrazione, memoria e attenzione. Ma non solo, perché anche il legame affettivo con gli adulti, assicurano gli esperti, sarà decisamente rafforzato.

Discorso simile per la lettura, che richiederà però qualche accorgimento in più. Per funzionare, il piacere dovrà essere reciproco, quindi inutile sforzarsi troppo e, soprattutto, attenzione alla scelta del testo. Dovrà essere stimolante per il bambino, ma rispettoso delle sue abilità e competenze, in modo da non risultare troppo frustrante. E anche in questo caso, i benefici saranno importanti: più facile imparare a leggere e scrivere, con risvolti positivi sull’intera carriera scolastica.

 

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30 gennaio 2017

I libri, il segreto di Obama negli anni alla Casa Bianca

Come ha dichiarato in molte interviste, in particolare in quella rilasciata al New York Times pochi giorni prima di lasciare la presidenza degli Stati Uniti, Barack Obama “ha resistito alla Casa Bianca grazie ai libri”. La lettura gli ha fornito la capacità di “rallentare e mettere in prospettiva”, ma anche “l’abilità di mettersi nei panni degli altri”. Questi due aspetti, ha aggiunto, “sono inestimabili per me. Non saprei dire se mi abbiano reso un presidente migliore. Ma quello che posso affermare è che mi hanno aiutato a mantenere l’equilibrio nel corso di questi otto anni”.

Già nella sua autobiografia Obama aveva descritto il suo rapporto con la letteratura nell’adolescenza e prima di intraprendere la carriera politica: durante i fine settimana, quando non lavorava, Obama trascorreva il tempo libero in un appartamento vuoto, in compagnia dei libri. Quando è diventato presidente degli Stati Uniti ha continuato a dedicare sempre del tempo alla lettura, nonostante i ritmi frenetici e i numerosi impegni alla Casa Bianca: di solito alla sera, per un’ora, e a volte di più, fino a tarda notte: leggeva romanzi moderni, novelle classiche e saggi.

L’ultimo libro letto è The Underground Railroad di Colson Whitehead, pubblicato dalla casa editrice Doubleday: un libro, che ha emozionato moltissimo tutta l’America e che narra, attraverso gli occhi di Cora, una schiava di 15 anni in fuga, la storia della ferrovia sotterranea usata dagli schiavi per fuggire dai loro padroni alla ricerca della libertà.

Il tema doloroso della schiavitù e quello delle lotte razziali e contro le ingiustizie sono stati molto sentiti da Obama, che ha sempre accolto questi temi nei suoi discorsi pubblici, in cui emergeva una visione storica ampia e la consapevolezza del percorso fatto finora, ma anche di quanto cammino ancora rimanesse da percorrere. Questa visione storica, unita agli ideali dei padri fondatori e alla conoscenza delle culture dei popoli, ha caratterizzato la missione di Obama durante la presidenza: le sue parole ricordavano quelle di Lincoln, Martin Luther King e Mandela.

I libri gli consentivano di uscire da sé, dal suo ruolo e dai problemi quotidiani, a volte percepiti come molto stressanti e quasi insuperabili: la possibilità, attraverso la lettura, di conoscere altre storie vissute con punti di vista differenti, lo ha portato ad affrontare con un approccio diverso le problematiche politiche e di vita.

 

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17 gennaio 2017

Nel 2016 è diminuito il numero dei lettori di libri

Da pochi giorni è uscito l’Annuario statistico italiano 2016 e da una rapida scorsa ai dati riguardanti la lettura si può notare con dispiacere che i lettori dai 6 anni in su, nel nostro Paese, sono diminuiti rispetto al 2015. Se infatti lo scorso anno la popolazione che leggeva almeno un libro era pari al 42% del totale, quest’anno i lettori sono stati solo il 40,5% della popolazione. Una diminuzione dell’1,5% (751.000 persone in meno). Un segnale certo non incoraggiante, soprattutto pensando che nel 2015 la tendenza alla decrescita era stata invertita rispetto agli anni precedenti con un più 1,2%, che aveva fatto sperare che la crisi della lettura fosse stata superata. Se prendiamo in considerazione l’arco temporale che va dal 2010 a oggi, l’Istat certifica che il trend è ancora più critico. I lettori, infatti, risultano essere calati del 6,3%.

A incidere maggiormente nello studio dell’Istat è stato il calo dei lettori deboli, cioè quelli che in un anno leggono da uno a tre libri, che passano dal 45,5% del 2015 al 45,1%, mentre quelli medi sono rimasti perlopiù invariati. Invece i lettori cosiddetti forti, che leggono in media un libro al mese, pur diminuendo circa di 300.000 unità hanno fatto registrare una crescita percentuale dello 0,4%, passando dal 13,7% del 2015 al 14,1% del 2016.

Interessanti sono anche i dati riguardanti la distribuzione per macroregioni dei lettori, da cui risulta che nel Nord-est e nel Nord-ovest si concentra il più alto numero di lettori di più libri all’anno, rispettivamente, in percentuale, 48,7% nel Nord-est e 48,5 nel Nord-ovest. Segue l’Italia centrale, che come per le regioni settentrionali, cresce seppur di poco e si attesta al 42,7%. Ad abbassare la media su base nazionale sono il Sud, con il 27,5%, e le isole, con il 30,7%. Il trend negativo è confermato anche dai dati diffusi dagli editori, che hanno abbassato la tiratura e il numero di titoli pubblicati annualmente, e dalla chiusura di molte librerie, sia indipendenti che legate a una catena.

Un elemento di cautela nella lettura di questi numeri è dato dal fatto che in queste statistiche manca del tutto il dato specifico relativo alla lettura degli e-book che, come si evince dagli studi dell’Associazione italiana editori (AIE), negli ultimi anni è molto aumentato, anche se non in modo soddisfacente e, soprattutto, non come nel resto del mondo industrializzato.

 

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22 novembre 2016

Figli più "in gamba" se la madre lavora

Secondo una ricerca condotta da alcuni studiosi della London School of Economics and Political Science e dall’Università di Oxford, pubblicata sulla rivista Social Choice and Welfare, i figli di madri casalinghe non hanno quella marcia in più che contraddistingue chi cresce con una mamma lavoratrice. Questi ultimi, infatti, parlano meglio, hanno migliori rapporti con chi li circonda e, addirittura, si muovono meglio. Insomma, i sensi di colpa delle donne che lavorano verso i loro piccoli sembrano del tutto ingiustificati.

Sono quattro gli aspetti dello sviluppo del bambino molto piccolo analizzati dagli esperti di Londra: la qualità del linguaggio, la capacità di relazionarsi con gli altri, la capacità di svolgere azioni quotidiane e le abilità nei movimenti. Secondo lo studio citato, se la mamma lavora, il bambino è più abile in tutti e quattro questi ambiti dello sviluppo.

Ma non è tutto, perché lo stesso studio rivela che se il piccolo entra in una struttura educativa, che sia il nido o la scuola materna, sarà più "sveglio" nel compiere molte delle attività di vita quotidiana, oltre a relazionarsi meglio con gli altri bambini. Se invece sono i nonni ad occuparsi dell'educazione del bimbo, quest’ultimo avrà una maggiore facilità nel parlare, oltre che nel giocare con gli altri. Infine, la ricerca sposta l'obiettivo su ciò che maggiormente stimola il divertimento nei più piccoli, e il risultato è sorprendente: le attività che rendono i bambini più felici non hanno nulla a che vedere con sport e giocattoli, ma sono la lettura e lo shopping. Al contrario, le passeggiate non sembrano particolarmente gradite e, soprattutto - mettono in guardia i ricercatori - non migliorano le loro capacità di movimento. Il motivo è che anche dopo i tre anni, la maggior parte dei genitori porta il piccolo con il passeggino, non facendogli fare alcuna attività fisica. Insomma, meglio una bella corsa con le proprie gambe in un parco cittadino.

 

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20 febbraio 2017

Chi lavora nella cultura invecchia meglio

Cantanti, pittori, scrittori e scultori possono esultare: le professioni legate all’arte e alla cultura sono quelle che permettono di invecchiare meglio.

Lo rivela il dossier Anziani e lavoro del Centro studi 50&più, e in effetti, a giudicare dalle recenti esibizioni degli ultrasettantenni Rolling Stones o dalle melodie del “Frank Sinatra d’Europa” Charles Aznavour, 92 anni, il risultato non dovrebbe sorprendere.

Da sempre, gli artisti sono tra i lavoratori più longevi, e anche tornando indietro nel tempo non mancano illustri conferme. Basti pensare a Michelangelo Buonarroti , che continuò a scolpire la sua Pietà Rondanini fino a tre giorni prima della morte, avvenuta nel 1564, alla veneranda età di 88 anni.

Ma oggi, sottolinea il Centro Studi 50&più, siamo davanti a una nuova rivoluzione che coinvolge tutto il settore artistico. Gli attori, ad esempio, restano in scena sempre più a lungo. Merito del “filone” di produzioni legato alla terza età, dei tanti film ambientati in case di riposo, ma soprattutto della sempre più frequente realizzazione di “sequel”, dove l’“eroe” che ritorna invecchiato spesso riesce a rendere la trama ancora più interessante. A Hollywood questi ruoli sono pochi e spesso riservati esclusivamente alle star, ma in Italia sono tantissimi gli attori, soprattutto teatrali, che calcano il palco con successo anche in età avanzata, dimostrando che praticare l’arte drammatica allunga la vita, e non potrebbe essere altrimenti, visto che recitare aiuta a tenere in esercizio la memoria, la parte del cervello che più alimenta la vita.

Escludendo chi ha avuto la fortuna di dedicare la vita ad arte e cultura, le professioni in cui si registra una maggior presenza di lavoratori senior sono tutte tra i dipendenti pubblici, con prefetti, magistrati, insegnanti universitari, impiegati ministeriali, regionali e degli enti locali in pole position. Mentre ragionieri, notai e medici sono le categorie più mature tra i professionisti iscritti agli albi.

Vita complicata, invece, per gli over 60 che lavorano a contatto con le categorie più “problematiche”, come malati, bambini, adolescenti e criminali. Poliziotti, infermieri e maestri sono, infatti, tra i lavori più stressanti, specialmente in età avanzata. La maglia nera spetta però all’edilizia, dove il rischio di incidenti sul lavoro per gli over 60 è critico, e le vittime sono in continua crescita.

 

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