30 maggio 2019

Nativi australiani vs. governo

Il 26 aprile, in seguito a un’azione legale intentata dagli indios Waorani, è stata emessa in Ecuador una sentenza importante (benché ancora solo in primo grado), che ha riconosciuto ai nativi il diritto di essere consultati riguardo all’uso delle loro terre ancestrali: così, circa 200.000 ettari di foresta amazzonica, almeno per il momento, sono stati messi al riparo dallo sfruttamento petrolifero. Ora un altro gruppo di indigeni, questa volta australiani abitanti dello Stretto di Torres, ha preso un’iniziativa analoga e ancor più ambiziosa: sostenuti da ClientEarth, una ONG che combatte per l’ambiente attraverso gli strumenti legali, ha presentato una denuncia al Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite contro il governo del Paese, accusato di non svolgere politiche ambientali efficaci.

L’Australia è uno dei Paesi più vulnerabili al cambiamento climatico, a causa dell’esistenza di vaste zone aride o semiaride, del clima caldo, dell’elevata variabilità annuale delle precipitazioni e dei problemi di approvvigionamento idrico, e sono soprattutto le popolazioni costiere quelle più a rischio, sia per le conseguenze dell’innalzamento dei mari, sia per gli eventi catastrofici legati agli scompensi del clima. Nel contempo, il Paese ha un tasso di emissioni pro capite di CO2 tra i più elevati al mondo, ma continua a usare per lo più fonti di energia inquinanti. Infatti, l’adesione a politiche ambientaliste è storicamente sempre stata timida e molto tentennante: il Paese ha sottoscritto il Protocollo di Kyoto solo nel 2008, con il governo laburista guidato da Kevin Michael Rudd, e poi ha sottoscritto gli Accordi di Parigi, ma nel partito che governa il Paese ormai da sette anni, quello liberale, in coalizione con i nazionalisti, un’ampia area è fermamente contraria a politiche sostenibili e ha anche recentemente minacciato di sottrarsi agli impegni presi a Parigi. Nell’agosto 2018 il moderato Malcolm Turnbull, favorevole all’adozione di un piano per la riduzione delle emissioni (il National Energy Guarantee), è caduto a causa dell’opposizione degli ultraconservatori dello stesso partito, e l’attuale premier Scott Morrison è considerato un sostenitore del carbone; nelle elezioni del 18 maggio 2019, peraltro, i conservatori sono stati confermati al governo proprio facendo leva sulle possibili conseguenze economiche negative dei progetti ambientalisti dei laburisti.

Le popolazioni indigene sono tra tutte – e in tutto il mondo – le più esposte agli effetti del riscaldamento globale. Già in grave sofferenza per le politiche coloniali che le hanno colpite dolorosamente in passato, e ancora molto svantaggiate economicamente nonostante una formale protezione giuridica (come rilevato dall’Overcoming Indigenous Disadvantage 2016), assistono oggi inermi alla distruzione delle loro terre ancestrali, che subiscono erosioni, inondazioni e altri eventi catastrofici che ne mettono a repentaglio la sopravvivenza, senza che il governo abbia preso finora misure serie per proteggerle: un caso lampante, sottolinea ClientEarth, di quanto la questione ambientale sia soprattutto un problema di diritti umani.

 

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