27 novembre 2019

Nessun collegamento tra il numero degli sbarchi e le navi delle ONG

La complessa questione dei migranti è ormai, da diversi anni, al centro del dibattito politico italiano ed europeo e viene costantemente portata alla ribalta da opposti schieramenti politici nel tentativo di spostare una quota sempre più rilevante di consenso popolare. Moltissimo si è detto nel nostro Paese sul legame tra i cosiddetti viaggi della speranza dei migranti, che si concludono con gli sbarchi sulle coste italiane, e la presenza nel Mediterraneo di navi delle Organizzazioni non governative (ONG), che spesso offrono supporto, aiuto e salvano la vita a coloro che si trovano sui barconi in gravissima difficoltà.

Oggi due studiosi italiani firmano una ricerca che ribalta un punto di vista molto discusso nell’ambiente politico italiano: secondo i due ricercatori, infatti, che hanno messo a punto quest’analisi per lo European University Institute, non è vero che la presenza delle ONG faccia aumentare le partenze dei migranti dalla Libia.

In sostanza, il cosiddetto pull factor delle ONG sui viaggi dei migranti non esiste: infatti, Eugenio Cusumano e Matteo Villa, i ricercatori responsabili dell’analisi, hanno compiuto per la prima volta uno studio sistematico, basato non solo sui dati ufficiali forniti dalle varie agenzie delle Nazioni Unite, ma anche su quelli della guardia costiera italiana e libica, analizzando, mensilmente, cinque anni di sbarchi nel nostro Paese, precisamente un arco di tempo che va dall’ottobre del 2014 allo stesso mese del 2019 e smontando la correlazione tra il tasso di partenze dalle coste libiche e la parallela presenza, nelle acque del Mediterraneo, delle navi delle ONG.

Non è vero, quindi, secondo Cusumano e Villa, che il numero delle persone salvate in mare fa aumentare proporzionalmente il numero di quelli che decidono di partire, bensì la loro ricerca dimostra esattamente la prospettiva opposta: il numero di persone che vengono salvate dipende dal numero di coloro che partono.

Nel 2015, infatti, l’anno in cui le ONG hanno messo in mare moltissime imbarcazioni per effettuare salvataggi, passando da 0,8% a ben 13% di soccorsi, le partenze dei migranti risultano in calo rispetto al 2014; situazione identica a quella verificatasi a partire dall’estate del 2017 fino alla fine dell’anno.

Ne deriva che ad aver causato un crollo dei viaggi sono stati gli accordi, messi in campo già dall’allora ministro degli Interni, Marco Minniti, tra il governo italiano e quello libico; mentre l’attuale messa al bando delle navi delle ONG sul territorio italiano non ha effetto alcuno sul numero delle partenze, mettendo bensì in pericolo soltanto la vita di quanti decidono comunque di partire e aumentando il tasso di mortalità nel Mediterraneo.

Mortalità che si potrebbe ulteriormente ridurre qualora venissero nuovamente impiegate nei soccorsi in mare anche le navi militari che, lavorando insieme a quelle delle ONG, potrebbero salvare un maggior numero di vite umane, controllando anche, parallelamente, in maniera più capillare, le imbarcazioni che raggiungono le coste del nostro Paese in autonomia e nel silenzio delle istituzioni.

 

Immagine: Porta di Lampedusa - Porta d’Europa, il monumento per i migranti deceduti e dispersi in mare di Mimmo Paladino, Isola di Lampedusa (28 agosto 2014). Crediti: Vito Manzari [Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)], attraverso www.flickr.com

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