04 dicembre 2015

Non solo Juventus: il latino nel calcio

di Lorenzo Longhi

Delecta iuventus, flos veterum virtusque virum”: libro 8 dell'Eneide, il calcio non c'entra quando Virgilio riporta il discorso di Evandro alla “scelta gioventù (di Meonia), fiore e valore degli antichi eroi”, eppure è un gioco da ragazzi lasciare intatto il termine iuventus, magari sostituendo con una “J” la “i” iniziale per attuare il giochetto con cui, nel 1897, alcuni studenti di un liceo torinese battezzarono quello che sarebbe poi diventato il club più famoso d'Italia. Con un nome latino, ed è curioso quanto il termine di una lingua morta sia da oltre cent'anni in uso comune negli stadi dello sport più popolare.

Non è l'unico, a livello di grandi club europei: è latino Borussia (Dortmund e Moenchengladbach su tutti), nome latino della Prussia, così come sono diversi altri i casi in cui l'uso del latino calcistico riporta a connotazioni geografiche e a toponimi in voga nel periodo delle campagne dell'Impero romano. Il discorso vale per l'Alemannia Aachen, che porta una delle antiche denominazioni della Germania, così come in Scozia l'Hibernian di Edimburgo riporta alla memoria il nome attribuito dai latini all'Irlanda, appunto Hiberia. Sempre latino (e non italiano) è l'abusato nome di Polonia comune a numerose società polacche – la più famosa delle quali è il Polonia Varsavia – e allo stesso modo il Ks Cracovia e il Resovia sono stati battezzati con i nomi latini delle città che nella lingua patria sono Kraków e Rzeszow. In Spagna Baetis era il nome latino del fiume andaluso Guadalquivir, ed è da lì che deriva Real Betis, una delle due squadre di Siviglia che ebbe fortuna soprattutto nella prima metà dello scorso decennio, con il giocoliere Denilson, l'ex romanista Assunçao e l'enfant du pays Dani.

Storicamente improbabile, ma non per questo meno affascinante, è il nome del club di Moergestel, nei Paesi Bassi: si chiama Audacia, e batte anche il Fortuna di Dusseldorf che sì, porta in effetti il nome dalla divinità romana, ma venne mutuato – stando alla storia della società – da una catena di panifici. Un concetto, quello di audacia, che manca nei club italiani, dove al massimo troviamo qualche Audax, mentre più fortuna hanno avuto le varie Virtus (Entella, Lanciano e Bassano le più alte in categoria allo stato dell'arte, per non parlare delle numerose Virtus della pallacanestro), Vis, Pro, qualche Libertas (a Lucca la più importante) e una Robur (“quercia” in latino), il Siena, che ha avuto un passato recente di notevole Serie A. E, proprio a Siena, il club di basket, egemone sino a un paio di anni fa, si chiama Mens Sana. Meritano una citazione la Pro Patria (il cui nome per esteso era in origine Pro Patria et Libertate) e la Spal, acronimo di società Polisportiva Ars et Labor, agli albori creata all'interno di un circolo religioso-culturale salesiano di Ferrara. E, tornando ai toponimi, ha alle spalle anni di professionismo il Derthona, nome latino della città di Tortona, mentre il miglior Milan di sempre aveva sulle maglie uno sponsor, Mediolanum, che di fatto era l'antico nome della città di Milano.

Dai riferimenti geografici a quelli celesti, in Romania esiste l'Astra Ploieşti, dove astra è il latino di stella, per poi cambiare continente e passare agli abissi nella lega giapponese, che vede tra le squadre iscritte il Nagoya Grampus, che porta con singolare orgoglio il nome scientifico latino di un delfinide, il Grampo.

E se la Juventus diversi decenni or sono ornava il proprio stemma di un motto latino attribuito a Paolo di Tarso (“non coronabitur nisi qui legitime certaverit”, più o meno “non sia incoronato se non chi ha combattuto secondo le regole”), anche in Inghilterra il latino è molto più diffuso rispetto a quanto ci si aspetterebbe – tralasciando i toponimi di città e quindi di club, dove la presenza in varie forme del termine “chester” (Manchester, Colchester, Leicester) indica una fondazione latina, derivando da castrum – perché non sono affatto infrequenti i motti presenti negli stemmi delle società. Così ecco il Manchester City sfoggiare “superbia in proelia”, i Blackburn Rovers la concordanza all'ablativo “arte et labore”, il Sunderland “consectatio excellentiae, il Gillingham “domus clamantium”, vale a dire più o meno “casa di quelli che gridano”, definizione che risale in realtà alla fondazione della cittadina ma si adatta perfettamente anche al popolo di uno stadio. Bisogna invece tornare alla storia per interpretare la frase che campeggia nello stemma dello Shrewsbury Town, “floreat Salopia”, perché Salopia era il nome con cui i latini battezzarono l'attuale contea dello Shropshire.

Frasi che restano ancora impresse nei loghi, mentre in altri casi i più recenti restyling degli stemmi hanno visto scomparire da scudi e ovali motti che pure restano ben saldi nella cultura delle società e spesso impressi negli stadi. Ha ad esempio spunti latini anche il derby fra Arsenal e Tottenham Hotspur, che negli anni scorsi presentavano alla base dei rispettivi stemmi i motti “victoria concordia crescit” e “audere est facere”, mentre passando a Liverpool, sino al 2013 compariva alla base del logo dell'Everton, “nil satis nisi optimum”. “Consilio et animis” corredava il simbolo dello Sheffield Wednesday, “vis unita fortior” per una trentina d'anni è comparso sotto lo stemma dello Stoke City.

In Scozia il Kilmarnock mostra con orgoglio la parola “confidemus”, l'Elgin City “sic itur ad astra” e il Queen's Park di Glasgow “ludere causa ludendi”, letteralmente “giocare per giocare”, un meraviglioso motto perfetto per l'esaltazione del divertimento della pratica calcistica.

Del resto il Queen's Park è un club singolare, che pur disputando campionati professionistici ha mantenuto lo status di dilettante, quello stesso dilettantismo che permeava – anche se ora non è più così – l'ideale olimpico, non a caso i Giochi hanno anch'essi un motto latino, “citius, altius, fortius”, vale a dire “più veloce, più alto, più forte”. Da segnalare poi, saltando in Portogallo, la presenza della frase “e pluribus unum” nel logo del Benfica, perfetto peraltro per una polisportiva qual è quella di Lisbona.

 


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