4 aprile 2019

Paesi d’origine e Paesi d’arrivo: le migrazioni forzate nel mondo

Al 2017 le persone costrette da persecuzioni, conflitti e violenze a vivere lontano dalla propria casa erano 68,5 milioni: secondo le stime delle Nazioni Unite circa 16 milioni in più rispetto all’anno precedente, di cui 4,4 milioni fuori dal confine del loro Paese e i restanti 11,8 milioni interni. Questa enorme cifra include 25,4 milioni di rifugiati (oltre la metà dei quali hanno meno di 18 anni), 3,1 milioni di richiedenti asilo e 40 milioni di sfollati interni. Il grande esodo è avvenuto nel corso dell’ultimo decennio: nel 2007, questa popolazione contava 42,7 milioni, aumentando quindi nel periodo considerato di oltre il 50%, e oggi una persona su 110 nel mondo è sfollata, rispetto a una su 157 di allora. Per quanto riguarda gli ultimi cinque anni, ad aggravare la situazione è stato ovviamente il conflitto siriano, ma altri rilevanti spostamenti sono avvenuti anche nel Burundi, nella Repubblica Centrafricana, nella Repubblica Democratica del Congo, in Iraq, in Myanmar, in Sud Sudan, in Sudan, in Ucraina e nello Yemen. I maggiori Paesi di provenienza alla fine del 2017 erano Siria, Afghanistan, Sud Sudan, Myanmar e Somalia, che assieme producono i due terzi – il 68% – di tutti i rifugiati.

La maggior parte di coloro che sono costretti a espatriare sceglie come destinazione Paesi vicini o limitrofi, che sono in genere quelli a reddito medio o basso, mentre una minoranza tenta di raggiungere destinazioni più lontane. I Paesi in termini assoluti con il maggior numero di rifugiati sono nell’ordine Turchia (3,5 milioni), Pakistan e Uganda (1,4), Libano (998.000 circa), Iran (980.000 circa), Germania (oltre 970.000), che è la prima in Europa. In termini relativi invece sono Libano (164 rifugiati per 1000 abitanti), Giordania (71), Turchia (43), Uganda (32), Ciad (28) e Svezia (23), che in Europa è il Paese che ne ospita di più rispetto alla sua popolazione; per quanto riguarda il Libano, però, la cifra indicata non include i palestinesi sotto il mandato dell’UNRWA (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East), in buon numero presenti nel Paese già dagli anni Cinquanta, aggiungendo i quali i rifugiati raggiungerebbero un quarto della popolazione.

Più nel dettaglio, i siriani espatriati al 2017 erano 6,3 milioni, che hanno trovato accoglienza in 125 Paesi, e soprattutto ancora in Turchia (3.424.200), Libano (992.100), Giordania (653.000), Germania (496.700), Iraq (247.100), Egitto (126.700), Svezia (103.600), Austria (43.900) e nei Paesi Bassi (30.900). Nello stesso periodo gli afghani fuori dal Paese erano 2,6 milioni, suddivisi in 93 Paesi, con al primo posto il Pakistan (1.392.600), seguito da Repubblica islamica dell’Iran (951.100), Germania (104.400) e Austria (26.900). Il più drammatico incremento è stato quello del Sud Sudan, il cui numero nel corso del 2017 è aumentato da 1,4 milioni a 2,4: questa popolazione si è riversata per lo più in Uganda (1.037.400), Sudan (772.700), Etiopia (421.400), Kenya (111.500) e Repubblica Democratica del Congo (89.000).

Per quanto riguarda l’area mediterranea, il flusso invece ha cominciato a calare già nel 2017 rispetto al 2016: le cifre sono significativamente diminuite per la traversata del Mediterraneo orientale a partire dall’aprile 2016 e per il Mediterraneo centrale a partire dal luglio 2017.

 

Immagine: L’equipaggio della US Navy USN (Cyclone Class Coastal Defence Ship) USS FIREBOLT (PC 10) salva i rifugiati dalla Somalia dopo che la loro barca si è capovolta nell’Oceano Indiano (29 aprile 2005). Crediti: PH1 Robert R. McRill. pubblico dominio, attraverso it.wikipedia.org

0