10 aprile 2015

Per non sprecare il cibo: le app del "food sharing"

di Daniela Amenta

Non tutti hanno letto Serge Latouche, in molti ignorano chi fosse Nicholas Georgescu-Roegen. Ma applicano la teoria economica alla base della “decrescita felice” come sanno, con una creatività gioiosa che diventa in fretta condivisione di buone pratiche e di saperi antichissimi, spesso con l'aiuto del web e delle App. Li chiamano i “nuovi sobri” e sono milioni. Un esercito compatto e ispirato che combatte la crisi economica e la disgregazione sociale “promuovendo la sostenibilità, la convivialità, la cooperazione, l'altruismo, la calma e le relazioni fra le persone” (http://decrescitafelice.it/). Più che un movimento, un altro stile di vita. Fanno il pane in casa, seguono corsi di riciclo, in cucina non buttano neppure le foglie dure dei carciofi o l'apice delle carote che reinterrato dà vita a nuove piantine e ad altri semi, viaggiano cercando un passaggio in Rete, si organizzano le vacanze attraverso il couchsurfing che è una sorta di caccia planetaria a un divano sul quale farsi ospitare, ricambiando la cortesia con piccoli lavoretti. Così, con pochi spiccioli, girano il mondo, moltiplicano le reti amicali, imparano usi, costumi, lingue.

Qualunque sia la sobrietà che vogliate praticare – dallo yogurt autoprodotto al cohousing – la prima regola è non sprecare e trasformare l'eccedenza in risorsa. Su questo costrutto tanto semplice quanto fondamentale nel 1998 è nato Last Minute Market società spin-off dell'Università di Bologna diventata realtà imprenditoriale nel 2003 (http://www.lastminutemarket.it/). Oggi conta oltre 40 progetti attivati in altrettanti comuni, provincie e regioni Italiane. Una realtà che negli anni ha consolidato un metodo di lavoro efficiente che permette di attivare in maniera progressiva il sistema donazioni/ritiri tenendo sotto controllo gli aspetti nutrizionali, igienico-sanitari, logistici e fiscali. Il presidente è Andrea Segrè, vulcanico docente di politica agraria internazionale e comparata all'Alma Mater e paladino anti-spreco. Nel suo ultimo libro, L'oro nel piatto, scritto con Simone Arminio per Feltrinelli, avanza una concatenazione scientifica tra il cibo che buttiamo nell'immondizia e il junk-food che consumiamo.

«Lo spreco alimentare nel mondo vale 2060 miliardi, praticamente un terzo del Pil Italiano. Per questo con i Ministeri dell'Ambiente e delle Politiche Agricole abbiamo ideato la Carta di Bologna, con l’obiettivo di farla sottoscrivere durante Expo 2015 a Milano dai governi europei, riportando così la questione dello spreco del cibo e del diritto al cibo al centro delle priorità della politica – sottolinea Segrè  –. Nel mondo oggi un terzo del cibo prodotto finisce perduto ogni anno lungo la filiera alimentare e 805 milioni di persone risultano ‘cronicamente sottonutrite’. Sappiamo che le percentuali sono ben diverse: laddove in Africa e nel Sud-Est Asiatico si sprecano fra 6 e 11 kg di cibo all’anno, in Europa e Nord America si arriva a 95/115 kg. E nella sola Europa, dati 2014 attestano che ogni anno si buttano nella pattumiera oltre 100 milioni di tonnellate di cibo. Così, paradossalmente, lo spreco alimentare ci aiuta a capire per contrapposizione: recuperare il cibo implica comprendere la composizione di questi valori, che non sono soltanto economici e ambientali. Si deve soltanto mangiare, per vivere. E per vivere bene, si deve mangiare bene. È un’equazione ben dimostrata, ormai. Deve essere considerato un diritto per tutti. Questa è la vera sfida sul cibo, e il suo ‘vero’ valore».

A sostegno della nuova sobrietà e della lotta agli sprechi da tempo è scesa in campo la tecnologia. Non solo siti web, forum o pagine apposite sui social network ma anche App per controllare, ad esempio, in che stato si trova il vostro frigorifero, se è troppo pieno e state partendo, se c'è della frutta o della verdura che rischia di andare a male. Buttare tutto e addio? Mai. Con Ratatouille, scaricabile da iTunes per iPhone, il frigidaire diventa collettivo e virtuale per scambiare con i vicini, nei campus o attraverso i gruppi presenti nei quartieri il cibo in eccesso. Food-sharing, insomma. Un'idea di quattro giovani veneti – Matteo Rosati, Giorgia Marenda, Luca Milan ed Elena Bertolin – che sta incontrando curiosità e attenzione soprattutto nei Paesi anglosassoni. Con Bring The Food invece, si può donare cibo on line. L'applicazione per dispositivi mobili, s viluppata dai ricercatori della Fondazione Bruno Kessler di Trento, può essere usata da chi tratta il cibo a livello industriale, dalle mense e anche dai singoli, iscrivendosi come donatori o beneficiari. Il tutto con la supervisione di Banco Alimentare. E infine Breading è una piattaforma digitale gratuita no profit, il cui obiettivo è “alimentare il terzo settore” . Come dice il nome stesso, lo scopo precipuo è quello di non sprecare il pane ma anche altri generi alimentari. Gli esercenti a fine giornata si connettono, segnalano il quantitativo di merce invenduta e la mettono a disposizione di chi ne ha bisogno. Anche in questo caso si tratta di un progetto realizzato da un gruppo di giovani che ha vinto la startup live di Bergamo e il premio Creativity nell'ambito della Battaglie delle Idee di Milano. Spiegano sul loro sito: “Secondo i dati Istat 2012 e WasteWatcher in Italia ci sono circa 6 milioni di persone in stato di povertà assoluta e allo stesso tempo quasi 13mila quintali di pane vengono quotidianamente buttati. Vista la mancanza in Italia di un sistema informatizzato che permetta il trasferimento di risorse alimentari da chi si trova in surplus a chi si trova in deficit, Breading può realmente sviluppare un sistema che, grazie alla capillarità di funzionamento, recuperi in maniera semplice le eccedenze e le ritrasferisca alle associazioni”.

Modelli, strumenti, visioni e idee non solo per un'altra economia, ma per progettare un'esistenza diversa in nome della solidarietà. Parafrasando Gaber: per essere vivi e felici solo se lo sono anche gli altri.


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