23 gennaio 2020

Perdere l’Olanda

Tutto da rifare, una memoria collettiva da rivedere: «Ci siamo persi l’Olanda di Cruijff», ha titolato, nelle pagine interne, il primo numero del 2020 de La Gazzetta dello sport lo scorso 2 gennaio, chiosando in questo modo la dismissione, da parte del governo dell’Aja, del termine appunto Olanda per riferirsi al Paese e l’intenzione di utilizzare d’ora in avanti solamente la dicitura Paesi Bassi. Nederland, insomma, e non più Holland, che ha un’origine storica e, sebbene sia stata utilizzata massicciamente a fini di marketing dal Nederlands Bureau voor Toerisme en Congressen (l’Agenzia olandese del turismo e dei congressi), a tutti gli effetti è dicitura non ufficiale né corretta, essendo il nome di due delle dodici provincie del regno (Noord-Holland e Zuid-Holland, Olanda Settentrionale e Olanda Meridionale). Il rebranding è iniziato a novembre, la dismissione è divenuta effettiva con il nuovo anno e si applicherà a tutti i contesti formalmente gestiti dalle autorità del Paese. Al nome si accompagna anche un nuovo logo di promozione turistica: dal tulipano stilizzato arancione con la scritta Holland a destra, si passa alle lettere NL affiancate (il tulipano si staglia ora fra la N e la L, ma è curiosamente asimmetrico) e, accanto, Netherlands, in inglese.

Un suono meno dolce, una identità rettificata e dunque più precisa, ma certo meno suggestiva, destinata ad incidere più che altro fra le persone di cultura neolatina, perché è proprio nelle lingue romanze che il termine Olanda (Hollande in francese, Holanda in portoghese e spagnolo) è stato utilizzato più di frequente per designare gli interi Paesi Bassi. Lo sport, in questo senso, lo evidenzia in maniera piuttosto lampante, e il titolo del quotidiano che abbiamo riportato nelle righe iniziali lo conferma: i Paesi Bassi, anche per gli italiani, sono l’Olanda, e ad esempio nel calcio l’Olanda è quella del calcio totale e dei secondi posti ai Mondiali del 1974 e del 1978, esattamente la squadra di Cruijff; il club più forte degli anni Ottanta è stato il Milan “degli olandesi” (GullitVan Basten, Rijkaard) e l’Europeo del 2000 – nel quale la Nazionale italiana giunse seconda eliminando in una semifinale epica i padroni di casa Orange – si svolse fra Belgio e Olanda. Allo stesso modo, l’Olanda è stata la storica rivale – e anche tradizionale bestia nera – dell’Italia del volley: l’educazione sentimentale sportiva nostrana, semplicemente, non conosce i Paesi Bassi.

In Inghilterra, al contrario, è d’uso comune riferirsi ai Paesi Bassi con il termine corretto Netherlands, mentre abitanti e lingua sono dutch, e accade allo stesso modo con il tedesco: proprio in Germania, nel 1988, la Nazionale di calcio Orange vinse il suo unico grande trofeo, la Coppa Europa per Nazioni, e tanto nelle distinte ufficiali dell’epoca quanto sui tabelloni elettronici dei vari stadi comparve sempre la dicitura Niederlande. Anche alle Olimpiadi, poi, dove il francese e inglese sono di fatto le lingue ufficiali, sia nelle parate di apertura che nel medagliere di parla di Pays-Bas e Netherlands. Insomma, nella documentazione ufficiale dello sport l’attenzione alla forma è sostanzialmente sempre stata garantita.

La situazione si complica, se vogliamo, considerando come Holland sia accettato di buon grado dagli stessi cittadini del Paese. I sostenitori delle Nazionali sportive dei Paesi Bassi ad esempio girano il mondo indossando sciarpe e cappellini sui quali campeggia proprio la scritta Holland, e del resto Hup Holland hup! è probabilmente il canto da stadio da essi più intonato. È improbabile che lo cambino, un po’ perché il rebranding è principalmente formale (tuttavia lo stesso Nederlands Bureau voor Toerisme en Congressen gestisce il portale turistico www.holland.com, e quello ancora si chiama così), un po’ perché ovviamente e giustamente Holland non è oggetto di una damnatio memoriae. L’equivoco, così, all’estero potrà continuare serenamente a perpetuarsi.

Del resto i Paesi Bassi hanno una certa reputazione per quanto concerne l’ambiguità rispetto ai riferimenti nazionali, almeno stando alla conoscenza media che se ne può avere al di fuori dei loro confini. All’inizio di questo articolo, ad esempio, si è parlato del governo dell’Aja (den Haag), città la quale è in effetti sede dell’esecutivo e del re Guglielmo Alessandro, tuttavia del Paese L’Aja non è la capitale, privilegio che spetta ad Amsterdam. Intuitività non immediata, e tutto questo senza il bisogno di aggiungere che entrambe sono davvero... in Olanda, essendo L’Aja il capoluogo della provincia dell’Olanda Meridionale e Amsterdam dell’Olanda settentrionale. Così, a prescindere dalla eco della notizia e dai titoli che vi sono stati dedicati, è legittimo supporre che, in definitiva, continueremo a parlare di Olanda per significare gli interi Paesi Bassi e a preferire l’aggettivo olandese a quello di neerlandese. Magari sarà maggiormente di dominio comune la consapevolezza di essere in errore, ma nell’immaginario collettivo quella di Crujff resterà, sempre e comunque, Olanda.

 

Immagine: Tifosi esultano dopo un gol dell’Olanda durante la partita contro la Francia del Gruppo C UEFA Euro 2008, Berna, Svizzera (13 giugno 2008). Crediti: stockfoto / Shutterstock.com

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