06 novembre 2014

Poca pubblicità, molti affari

Il mercato mondiale degli armamenti è uno dei pochi settori a non essere colpito dalla recessione; del resto, ci sono attualmente nel mondo circa trenta conflitti di vaste proporzioni e il bisogno di armi non conosce soste. A volte le difficoltà economiche costringono i contendenti a scelte di ripiego, come tutto il vasto mercato del riciclo e dell’usato dimostra.

Nondimeno le cifre coinvolte restano impressionanti: il commercio internazionale di armi convenzionali movimenta ogni anno almeno 70.000 milioni di dollari e una parte molto grande di questo mercato sfugge ai controlli e ai vincoli internazionali, rifugge la trasparenza, evita la pubblicità. I maggiori esportatori di armi del mondo sono gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, l’Europa e in particolar modo la Germania, la Francia, il Regno Unito, la Spagna e l’Italia. Fra i grandi esportatori si segnala anche l’Ucraina, che aveva consolidato questo ruolo ben prima che la guerra bussasse alle sue porte. Fra i maggiori acquirenti l’India, il Pakistan, la Cina stessa (che ha quadruplicato in poco più di un decennio la propria spesa militare), il Medio Oriente. Ma anche l’Africa contribuisce alla crescita (dei profitti delle multinazionali del settore) soprattutto con Algeria, Marocco, Sudan e Uganda. L'Unione Europea nel suo insieme rappresenta il 26% delle esportazioni di armi a livello mondiale e il 61% di tali esportazioni è destinato ai mercati extraeuropei. Ai movimenti pacifisti e favorevoli al disarmo sembra che il ruolo morale dell’Europa come portatrice del dialogo e della pace sia inquinato dall’attivismo delle industrie belliche e auspicano che le risorse impegnate negli armamenti possano essere più proficuamente utilizzate per lo sviluppo. Un’utopia necessaria che incontra difficoltà in interessi giganteschi; arrancano infatti anche gli sforzi per arrivare a una condivisione ampia dei trattati internazionali che regolamentano questo delicato settore. Una questione non secondaria, se si pensa che quasi un ottavo delle armi prodotte nel mondo risultano perdute o rubate, finendo in realtà ad opachi destinatari.


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