27 maggio 2015

Psicopatici col porto d'armi (ma in Italia calano gli omicidi)

Se nel primo atto di una pièce c'è un fucile appeso al muro, nel secondo o terzo sarà utilizzato. Se il fucile non viene usato, non dovrebbe neanche starsene lì appeso (Anton Cechov, scrittore).

 

Il 16 maggio scorso Giulio Murolo, un infermiere incensurato di 48 anni, al culmine di una futile lite apre il fuoco su familiari e passanti: il tragico bilancio della strage di Secondigliano è di 4 vittime e 6 feriti. Murolo era in possesso di una regolare licenza per uso sportivo; poteva trasportare e utilizzare le sue armi in un poligono di tiro. Nella sua casa sono state rinvenute armi regolarmente denunciate, oltre a un Kalashnikov e a due machete detenuti illegalmente.

 

È il dito a premere il grilletto, ma può darsi che sia il grilletto a spingere il dito (Leonard Berkowitz, psicologo sociale).

 

L’osservazione di Cechov sul teatro ha senso anche nella vita quotidiana: la presenza di oggetti che evochino o rendano possibile la violenza facilita i comportamenti aggressivi. In un classico esperimento del 1967 di Berkowitz e Lepage, alcuni studenti vennero insultati da un assistente dei ricercatori e poi messi nella condizione di vendicarsi, infliggendo scosse elettriche al loro aggressore. In una delle situazioni sperimentali sul tavolo vicino erano presenti una pistola e un fucile: i risultati mostrarono che gli studenti che vedevano le armi somministravano molte più scariche elettriche.

 

In Italia troppe armi vengono date con troppa facilità e non c'è un controllo doveroso durante l'arco di tempo entro cui una persona riceve il porto d'armi. Credo che lo Stato debba fare una riflessione (Luigi De Magistris, sindaco di Napoli).

 

Il comportamento aggressivo è multifattoriale ed è meglio compreso in un’ottica sistemica: in gioco entrano variabili psicologiche come i significati attribuiti, la presenza o meno di empatia nei confronti della vittima, i copioni aggressivi tipici del contesto culturale; così come sono rilevanti le variabili sociologiche e biologiche. Esiste indubbiamente una correlazione tra la distribuzione delle armi all’interno di una determinata regione e l’uso delle stesse per il compimento di crimini efferati. Tuttavia la presenza e disponibilità di armi non è da sola in grado di spiegare, in termini statistici, il tasso globale di violenza della stessa popolazione; sembra che esse abbiano un’incidenza del tasso di mortalità nei reati di aggressione, rapina, ma anche nella difesa personale.

 

Allo psichiatra che certifica lo stato di salute del portatore d'armi è richiesta una prestazione di elevato interesse di pubblica sanità, pur in assenza di adeguati strumenti valutativi (Pieritalo Pompili, psichiatra forense).

 

L’iter valutativo per la concessione del porto d’armi, licenza amministrativa che consente di portare un’arma al di fuori della propria abitazione per ragioni venatorie, sportive o di difesa personale (e ora anche per la sola detenzione di un’arma scarica nella propria abitazione), prevede che il medico certificatore riceva un modulo compilato dallo stesso interessato in cui autodichiara lo stato di salute psicofisica. La valutazione psichiatrica, pertanto, si basa più su dati anamnestici autocertificati che su reperti obiettivi. Inoltre, la normativa in materia di privacy non consente di esplorare appieno le motivazioni che sottendono alla richiesta di acquisto e porto d’armi.  Secondo Pompili sarebbe auspicabile che venga codificato un protocollo psicodiagnostico più adeguato e approfondito, con l’utilizzo di reattivi mentali che oltre a offrire costo ridotto e facilità di esecuzione siano dotati di specifiche scale in grado di individuare tutti i soggetti affetti da patologie cliniche o della personalità – in particolar modo associate alla psicopatia – offrendo inoltre indicazioni inconfutabili sull’attendibilità della prova.

 

Negli ultimi anni l'Italia ha raggiunto il tasso di omicidi più basso della sua storia. Curiosamente non esiste la minima consapevolezza di questa tendenza (Marzio Barbagli, sociologo).

 

Gli ultimi dati a disposizione della Polizia criminale parlano chiaro: tra agosto 2013 e luglio 2014 gli omicidi volontari commessi in Italia sono stati 435, con una diminuzione del 13% rispetto allo stesso periodo precedente. Il tasso di omicidi è di poco superiore al 0,8 per 100mila abitanti, inferiore a nazioni come Francia, Germania e Regno Unito. Episodi come quelli di Secondigliano risvegliano i nostri incubi peggiori: all’orrore delle fucilate si aggiunge quello delle vittime casuali, un vigile che soccorreva un ferito e un fioraio che passava in scooter. Impossibile non identificarsi e rimanere sgomenti davanti alla vita che può andarsene in un istante e senza motivo; tuttavia i dati ci dicono che siamo sempre più lontani dallo spauracchio di quegli Stati Uniti tratteggiati da Michael Moore in Bowling a Columbine.

 


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