12 ottobre 2017

Rapporto OMS: entro il 2050 una persona su cinque sarà over 60

Secondo le stime dell’ultimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la popolazione anziana è in costante aumento: entro il 2050, nel mondo, una persona su cinque avrà più di 60 anni. Inoltre, le persone anziane raddoppieranno, passando da 900 milioni a quasi 2 miliardi e, entro il 2020, supereranno persino i bambini di età inferiore ai 5 anni. Non si tratta di un caso. Dietro questa rivoluzione demografica si celano due motivazioni ben determinate: l’aumento dell’aspettativa di vita e la riduzione delle nascite. L’Italia, a oggi, è il Paese più vecchio del mondo dopo il Giappone e il primo nel continente europeo, seguito da Germania e Portogallo. Nel nostro Paese, infatti, il 21,4% dei cittadini ha più di 65 anni e il 6,4% ha più di 80 anni. Come sottolinea Flavia Bustreo, vicedirettore generale per la salute della famiglia, delle donne e dei bambini in seno all’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Italia può rappresentare un modello per tutti gli altri Paesi, in particolare quelli in via di sviluppo, potendo usufruire di un sistema sanitario tra i più evoluti a livello globale, insieme a uno stile di vita famoso in tutto il mondo e a un modello alimentare sano basato sulla dieta mediterranea.

L’aumento della popolazione, dunque, diventerà una delle sfide globali più importanti del futuro e sarà necessario un ulteriore passo in avanti in termini di prevenzione e sensibilizzazione. A oggi, il 25% degli over 65 non compie alcuna attività fisica quando, invece, basterebbero pochi e semplici esercizi di rinforzo o di resistenza al giorno per affrontare serenamente la vecchiaia, come portare le buste della spesa, curare il proprio giardino o passare l’aspirapolvere. Alla luce dei dati rilevati dall’OMS, in tutto il mondo 101 milioni di anziani dipendono da cure, 46,8 milioni sono affetti da demenza e un anziano su 10 da depressione latente. I sistemi sanitari non sono sempre pronti ad assistere la popolazione anziana e, troppo spesso, a quest’ultima non viene garantito un invecchiamento in salute e dignitoso perché la perdita dell’udito o della vista e le difficoltà deambulatorie vengono unanimemente ritenute normali e fisiologiche. Occorrono, invece, politiche mirate di assistenza sociale e sanitaria. Da un lato si dovrebbe intervenire per mantenere salde le capacità fisiche e mentali degli anziani, dall’altra si dovrebbe fornire maggiore assistenza agli infermieri a domicilio. Per ritardare il decorso dell’invecchiamento sarebbe necessario prestare maggiore attenzione ai primi sintomi, come la riduzione della velocità di marcia o della forza muscolare, per poi monitorare e gestire i disturbi della terza età. Non a caso, a margine dell’incontro dei ministri della Salute del G7 che si terrà il prossimo 4 novembre a Milano, verrà discussa proprio la tematica dell’invecchiamento della popolazione e delle politiche di tutela delle persone anziane. 


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