09 febbraio 2015

Revival ebraico in Polonia

di Gianfilippo Terribili

Nel gennaio del 1942 “la soluzione finale” fu pianificata dai gerarchi nazisti nella famigerata Conferenza di Wannsee un anno dopo, nel 1943, la popolazione ebraica del Ghetto di Varsavia si ribellò alla deportazione di 8.000 persone destinate ai campi di sterminio e di altre 16.000 destinate alle fabbriche naziste. Settant’anni dopo, il 28/10/2014 è stato inaugurato a Varsavia un nuovo museo per celebrare la fervente comunità ebraica che caratterizzò lo sviluppo sociale e culturale del paese.

L’avveniristica architettura rivestita in vetro custodisce al suo interno un’esposizione ideata col fine di restituire la vitalità di questa componente fondante della vecchia Polonia, inoltrandosi nell’intimità di oggetti quotidiani e di memorie personali. A metà del XIV secolo numerosi ebrei dalla Renania si spostarono verso oriente in fuga da ondate di oppressione e attratti dall’invito del re di Polonia a colonizzare nuove terre preservando le proprie tradizioni. Disseminate su un vasto territorio le comunità mantennero come condiviso elemento di coesione un dialetto alto-tedesco con influssi ebraici, lo yiddish. Intraprendente e allo stesso tempo ancorata al retaggio ancestrale la comunità ashkenazita divenne un fattore determinante nello sviluppo di città e zone rurali dell’Europa orientale, da Odessa a Vilnius, dalla Podolia alla Moravia. Cuore di questo mondo parallelo era la Polonia, da fine ‘700 divisa fra impero asburgico, prussiano e zarista; qui la comunità ebraica fiorì costituendo una rete di scambi culturali ed economici dal respiro internazionale. Il museo declina le diverse forme assunte dall’esperienza di vita ebraica in terra polacca, dai piccoli shtetl (villaggi) di campagna con le sinagoghe lignee decorate e le frenetiche corti chassidiche ai ghetti di Varsavia, Cracovia o Lublino con le loro multicolori botteghe, i venditori ambulanti, le yeshivah e i chiassosi teatri. Tangibile è l’impressione di rivivere le epiche saghe familiari narrate da grandi autori ebrei del novecento quali i fratelli Singer o Joseph Roth, mentre di pari passo le sale ripercorrono le tensioni esistenziali e intellettuali della dialettica fra la corrente chassidica tradizionalista e la borghesia ebraica “illuminata” che abbracciò il pensiero di Moses Mendelssohn. Proprio il chassidismo fu fenomeno religioso nato in Galizia nel XVIII secolo; dominato da un forte senso identitario e da un misticismo esoterico di diffusione popolare, influenzò con racconti e leggende la cultura dell’Europa orientale, mentre i prodigi favolosi dei santi rabbi e i festosi matrimoni trovarono una rievocazione visiva nei quadri onirici di Chagall. Il museo tratta infine anche aspetti conflittuali quali il problematico rapporto fra società cristiana e comunità ebraica illustrando emblematici episodi di solidarietà e altri di accanimento durante l’olocausto. Dopo il silenzio di epoca socialista, nella Polonia contemporanea il caso di Varsavia non è fenomeno isolato. Per ridefinire la propria identità nazionale la Polonia ha infatti intrapreso la via virtuosa di riscoprire l’eterogenea varietà del proprio retaggio attingendo anche alla ricca eredità ebraica. A Cracovia il museo della comunità locale è stato istituito già nel 2004 nel vecchio distretto ebraico di Kazimierz. Il quartiere ha visto recentemente comparire alberghi in stile e ristoranti ebraici, mentre di sera è possibile ascoltare gruppi di trascinante musica klezmer. Dal 1993 nella cittadina di Kutno si celebra il festival yiddish intitolato a Sholem Asch, scrittore originario della città, senza che qui sia rimasto un solo ashkenazita. Dato infatti l’esiguo numero dell’odierna comunità ebraica questo rinnovato interesse è guidato tanto da ebrei della diaspora quanto da polacchi non-ebrei. Il revival promosso rappresenta sicuramente per la Polonia una significativa opportunità economica e di integrazione in un panorama culturale internazionale; al contempo il processo di ricucitura con il passato ha un effetto rigenerante, aiuta a comprendere le molteplici radici di una terra tormentata e dona alla società moderna una percezione più articolata e composita della propria storia.


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