5 giugno 2019

Romance scam, truffe romantiche e le loro vittime

di Nicola Boccola

Immaginate di mettere insieme la peggiore delusione amorosa con la perdita di denaro più odiosa della vostra vita: non sarete ancora vicini a comprendere le conseguenze delle romance scam, truffe romantiche perpetrate da gruppi criminali internazionali e stimate in centinaia di migliaia nei Paesi anglosassoni ‒ almeno quattromila certificate in Italia.

Le vittime sono contattate tramite social network o siti di incontri da falsi profili, dotati di foto rubate da fascinose e ignare persone di tutto il pianeta (molto gettonati i militari americani). La truffa avanza per fasi riconoscibili: dal semplice contatto si passa velocemente alle dichiarazioni di amore e volontà di costruire una relazione esclusiva; i contatti sono frequenti – gli impostori lavorano spesso in team e si danno il cambio ‒ e si limitano quasi sempre a messaggi scritti, con rare telefonate. Le prede, solitamente nella fascia di età 35-54 e con maggioranza di donne (60%), sono spinte a rivelare dettagli intimi della propria vita e a sviluppare una relazione di fiducia, fino alla richiesta di piccoli doni come telefoni o profumi per sondare il terreno. Si arriva poi alla richiesta di somme variabili di denaro (da poche centinaia di euro al milione di dollari complessivo elargito da una facoltosa americana), motivate da fantasiose giustificazioni che spesso coinvolgono altre persone, come sedicenti dottori che informano di un incidente del corteggiatore. Il raggiro ha spesso termine quando il meccanismo è rivelato, ma non sempre: può avvenire che i truffatori smascherati asseriscano che, conoscendo la persona, si siano realmente innamorati e portino nuovamente avanti il loro gioco, o che sfruttino il meccanismo di difesa della negazione delle vittime, alcune dei quali hanno dichiarato a distanza di tempo che sarebbero state disposte a pagare pur di non perdere la relazione, per quanto finta.

La recente ampia indagine della massmediologa Monica Whitty, docente dell’Università di Leicester e massima esperta mondiale del fenomeno, ha cercato di dare un significato a ciò che è difficile spiegarsi, cioè i processi psicologici che spingono le vittime ad attaccarsi alla relazione virtuale negando i sempre più evidenti segnali incongrui. Ha intanto evidenziato come le vittime possano provenire da diversi contesti socioeconomici e livelli di scolarizzazione, ma che tendano a essere più impulsive e fiduciose negli altri rispetto alla media della popolazione e siano caratterizzate da personalità dipendente. Proprio i circuiti neurologici della dipendenza, gli stessi coinvolti nell’abuso di sostanze, sostengono l’aderenza alle sensazioni di euforia provate nella lettura dei messaggi d’amore.

Nelle ricerche qualitative è emersa la profonda devastazione che la pratica può causare: dalla vergogna alla rabbia, fino alla sensazione di essere stati stuprati mentalmente, particolarmente in chi è stato coinvolto anche in pratiche di sesso on-line; alcuni riportano depressione, sviluppo di sindrome da stress post-traumatico, ideazione e anche tentativi di suicidio. Il fenomeno è aggravato dalla ricorrente assenza di supporto da parte dei parenti e amici della vittima, che possono essere arrabbiati per la perdita di denaro e sconvolti da quella che considerano stupidità; le vittime possono essere così spinte a perdere fiducia nel prossimo e a rifugiarsi in quella che appare la storia d’amore ideale. Chi riesce a uscirne dichiara che l’improvvisa perdita di quella che appariva la relazione perfetta è molto più traumatica della privazione di denaro e che le relazioni intime successive appaiono vuote al confronto. Risulta poi complicato trovare la giusta modalità di interagire con chi ha appena appreso di essere stato ingannato: i primi confidenti e le forze dell’ordine possono considerare ridicolo e indegno di denuncia quanto avvenuto, portando a un maggiore ritiro sociale; quando invece le vittime si trovano di fronte a persone comprensive ed empatiche possono facilmente sviluppare un nuovo innamoramento, a causa di quello che in psicoanalisi è definito transfert, cioè lo spostamento inconscio dello stesso sentimento da una persona a un’altra. Per lo stesso motivo alcune vittime possono cercare le persone a cui le foto erano state rubate, traslando velocemente l’affetto verso di loro, per ritrovarsi ancora davanti a persone imbarazzate o rifiutanti.

Che fare? Gli interventi presentano numerose criticità: gli studiosi concordano sulla necessità che gli psicologi agiscano presto, per gestire la perdita e la negazione sapendo mettere un confine ai fenomeni di transfert. Ma arrivare al corretto invio professionale non è semplice, vista la forte vulnerabilità, la tendenza a isolarsi e al carattere talvolta controproducente della comunicazione con i cari: la strada fondamentale è quella della divulgazione, affinché chiunque comprenda di non essere immune alla truffa e possa ricevere i giusti consigli. In Italia è attiva l’associazione ACTA, nata nel 2015 grazie alla torinese Jolanda Bonino, a suo tempo vittima di truffa romantica: grazie all’aiuto di volontari – necessari perché in alcuni casi le persone coinvolte perdono tutti i loro averi e non sono in grado di rivolgersi a professionisti privati ‒  arriva a ricevere una media di 2/3 email al giorno quasi sempre da donne, che sono maggiormente disposte a riconoscere e gestire le conseguenze del raggiro.

 

Crediti immagine: Foto di Robinraj Premchand da Pixabay

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