11 febbraio 2016

San Valentino, da devozione a culto globale

di Lucia Ceci

Sono più di 150 milioni i biglietti amorosi scambiati ogni anno per la festa di San Valentino, cifra seconda solo al Natale. Il Valentino degli innamorati è l’unico a vantare popolarità globale, ma la figura agiografica del vescovo di Terni, morto da martire nel 273, è collegata a diverse forme di devozione.

Gli storici tardo-antichi e gli agiografi dibattono sulle biografie dei diversi Valentini, ma per lo studioso della devozione contemporanea la verità biografica del santo è un elemento ininfluente. In Veneto il culto di San Valentino è stato associato per secoli alla cura dell’epilessia. Il 14 febbraio a Monselice i bambini salgono in processione al santuario di San Giorgio lungo la via delle cieséte, baciano la teca che conserva le reliquie del santo, ricevono la benedizione e ritirano la chiavetta protettiva contro l’epilessia, conosciuta in Veneto come mal de San Valentin. Entrata di recente nel marketing amoroso del santo quasi fosse un lucchetto dell’amore, la chiavetta rappresenta con ogni probabilità il ricordo della chiave che veniva inserita tra i denti degli epilettici per impedire che durante una crisi si tranciassero la lingua.

A Vico del Gargano la festa di San Valentino è invece collegata alle arance: il 14 febbraio di ogni anno strade, balconi, finestre e portoni della cittadina pugliese si colorano di profumate decorazioni fatte di arance e alloro per rendere omaggio al santo che protegge gli agrumeti dalle intemperie. Portate in processione col santo per abbellirne la statua, le arance vengono poi utilizzate dagli innamorati come fossero filtri d’amore.

Nella città di Terni, che intorno alla festa di San Valentino organizza una nutrita serie di eventi, il patronato del santo è legato al ritrovamento del corpo a opera del vescovo Giovanni Antonio Onorati nel luglio 1605. Per i secoli precedenti non solo non si registrano manifestazioni particolari per la festa da parte della municipalità, impegnata a venerare Sant’Anastasio, ma numerose fonti attestano che il 14 febbraio si effettuavano pratiche amministrative ordinarie.

È solo a partire dal 1606, infatti, che diventa preoccupazione dei ternani tributare al santo gli onori che gli spettano attraverso il restauro della chiesa ove era sepolto, l’ornamento delle reliquie, processioni. Così, nel 1643, quando la Congregazione dei Riti invita i vescovi a scegliere un patrono unico, si preferisce Valentino ad Anastasio. Nel 1703 gli abitanti di Terni ricorsero a San Valentino in occasione del violento terremoto che colpì la città per ben sei mesi provocandone la distruzione quasi totale. Successivamente la manifestazione che acquista maggior rilievo risulta essere la fiera, che assorbe quella più antica di Santa Lucia e dura oltre un mese. È tuttavia nel corso dell’Ottocento che la festa di San Valentino diventa la ricorrenza più importante dell’anno, complice la coincidenza con il Carnevale, per cui alla fiera si aggiungono gare di cavalli, giochi e concerti. Nel 1862 il programma prevedeva il Trovatore e Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi, mentre a partire dal 1863 si diffuse la pratica di destinare gli utili della tombola all’asilo d’infanzia. A fine Ottocento molte di queste manifestazioni cadono in disuso in coincidenza con il cambiamento di clima sociale e culturale della città che da centro agricolo, grazie alle acciaierie, diventa centro industriale. Fatto che implica da un lato la decadenza di quei ceti nobiliari che avevano patrocinato la festa, dall’altro lato l’arrivo di manodopera operaia legata al culto del patrono dei luoghi di provenienza. Solo con il tempo i nuovi arrivati si affezioneranno al santo, ma la rinnovata popolarità di San Valentino sarà collegata alla sua reinvenzione, allo slittamento e all’ibridazione che il culto del santo subisce su scala globale.

Come nel caso della festa di Samhain/Ognissanti/Halloween, si verificano un’espansione e un effetto rebound: il culto si definisce in Europa, oltrepassa la sponda atlantica del Mediterraneo, subisce uno slittamento sin dal nome che da proprio diventa comune (da San Valentino a valentine), ha una diffusione a livello globale.

Nella Historia di Terni, compilata da Francesco Angeloni e stampata a Roma nel 1646, non si trova il minimo accenno al patronato del santo sugli innamorati. Nel 1969 tale patronato è apertamente ricordato da Francesco Adamo Pavarine e posto in relazione a una tradizione nata “nei paesi anglosassoni”. Lo stesso nesso San Valentino/patrono degli innamorati/tradizione anglosassone viene riportato da Piero Bargellini, titolare della rubrica radiofonica dedicata al santo del giorno. Come era accaduto? L’associazione di San Valentino al patronato degli innamorati si realizza attraverso la tradizione letteraria inglese e francese: alcuni versi di Chaucer, Charles d’Orleans, Shakespeare, solo per citare i nomi più noti, testimoniano tale associazione. Nel corso del XVIII secolo gli stessi componimenti poetici amorosi, indirizzati ad personam il 14 febbraio, iniziano a chiamarsi valentine, diventando un micro genere poetico. Successivamente la valentine discende da un piano più esclusivo a un livello di massa con il diffondersi dell’alfabetizzazione, fino a condensarsi nella forma del biglietto decorato a mano contenente componimenti in rima. Nel 1811, the Connecticut Herald citava un giornale di Londra che riportava la notizia dell’invio di circa 330 mila biglietti d’amore in 48 ore.

Nell’associazione letteraria e popolare San Valentino/innamorati Luciano Morbiato ha rintracciato, nel corso dei secoli, un costante riferimento agli uccelli e al loro accoppiamento che si verifica in coincidenza stagionale con la festa di San Valentino. L’occorrenza ornitologica risulta anche in molti proverbi legati al santo: “A San Valentino ogni uccello ripiglia il cammino”; “A San Valentino canta l’allodola in cima al pino”; “A San Valentino s’accoppia l’allodola”; “Per San Valentino se ne vanno le anatre e arrivano le alzavole”.

Nella società dei consumi il culto del santo subisce un’ulteriore variazione. Il sociologo Roberto Segatori ha parlato di “uso sociale di San Valentino” riconducendo il successo del santo alla straordinaria operazione di marketing promossa a livello mondiale da tutte quelle imprese che legano una parte notevole del loro giro d’affari all’equazione emozione/amore=San Valentino=prodotto da vendere/acquistare. Ma ha pure collegato tale popolarità al bisogno di emozioni/amore/buoni sentimenti che circola abbondantemente a livello di massa, specie nei periodi bui della storia mondiale come quelli che stiamo vivendo.

L’appeal mondiale del santo è rintracciabile naturalmente anche nella rete. Su Facebook e Google il nome San Valentino produce milioni di risultati, spesso associati, nel caso di Facebook, a gruppi con migliaia di iscritti cui vanno aggiunti gruppi simmetrici contrapposti anti-San Valentino. Sul Catholic on line forum un internauta cattolico chiede se il giorno di San Valentino rientri tra le feste comandate. La risposta del teologo, padre Serpa, suona: «il giorno di San Valentino non è una festa principale nel Calendario romano. Madison Avenue l’ha trasformata in una fabbrica di denaro. È diventata una “ossessione secolare” che ha poco a che fare con la santità». Numerosi threads sono poi dedicati alle preghiere per coloro che sono soli nel giorno di San Valentino.

Tornando al mondo reale, negli ultimi 30 anni presso la basilica di San Valentino a Terni sono state recapitate migliaia di lettere d’amore provenienti dai quattro continenti. Nel 2010, su autorizzazione dell’allora vescovo di Terni monsignor Vincenzo Paglia e del priorato della provincia romana dei Carmelitani Scalzi, Andrea Liberati ne ha fornito un’analisi quantitativa, basandosi su un campione di circa 2000 lettere. Sul piano geografico il dato più sorprendente viene dal Giappone, paese dal quale arrivano ogni anno al convento di Terni migliaia di lettere, grazie al fatto che i relativi cartoncini sono inclusi nelle confezioni della cioccolata Morozoff, dal nome del’immigrato russo che nella città nipponica di Kobe introdusse la tradizione a partire dal 1936 rendendo sempre più popolare il culto di San Valentino presso una popolazione di taoisti e scintoisti. Le 763 lettere made in Japan presenti nel campione esaminato da Liberati recano a volte l’immagine della persona amata e sul dorso scritta a mano una preghiera.

Nella commistione di sacro e profano, di passato e presente, San Valentino vive insomma una nuova vita. Si potrebbe obiettare, con il teologo, che si tratta di una “ossessione secolare”, prodotta dal consumismo. Per altri versi la rinnovata fortuna del santo conferma che la devozione è un fenomeno in divenire, qualcosa che palpita e si trasforma a seconda dei tempi, delle nuove esigenze degli uomini e delle donne.

 


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