16 febbraio 2015

Se potessi avere mille euro al mese

I dati divulgati a inizio febbraio dall’Istat e contenuti nel rapporto La distribuzione del carico fiscale e contributivo tra i lavoratori e le famiglie riguardano il 2012; la situazione non ha però subìto cambiamenti radicali in questi due ultimi anni. Gli esperti ritengono che, a parte gli effetti comunque parziali indotti dai provvedimenti fiscali del governo Renzi (il discusso bonus di 80 euro al mese, il taglio dell’Irap,

 gli sgravi sulle assunzioni a tempo indeterminato), i redditi delle famiglie non siano usciti dalla fase di sofferenza indotta dalla crisi. Al di là dei valori assoluti, bisogna intercettare la tendenza generale: nel 2012 il reddito disponibile delle famiglie in valori correnti è diminuito dell'1,9% rispetto all'anno precedente. Per quanto riguarda i redditi lordi individuali, il 25,8% si colloca sotto i diecimila euro (meno di 833 euro lordi al mese), il 54% tra diecimila e i trentamila, il 17,6% tra trentamila e i settantamila, mentre soltanto il restante 2,4% supera i settantamila. I redditi non sono però uniformemente distribuiti: le famiglie residenti nel Nord godono di un livello più elevato di reddito disponibile per abitante, con valori quasi identici per Nord-Ovest e Nord-Est (poco sopra 20.300 euro) e significativamente superiori alla media nazionale (circa 18.000). Nel Centro il valore è attorno ai 18.700 euro, mentre risulta molto inferiore nel Mezzogiorno (circa 13.200), con un differenziale negativo del 24,9% rispetto alla media nazionale. Insomma, anche se la crisi nel 2012 ha colpito duramente le regioni settentrionali, il divario tra Nord e Sud del Paese resta ancora molto ampio e tutto a sfavore delle regioni meridionali. Nel 2012 è stata inoltre molto elevata l’incidenza sui redditi della pressione fiscale: la differenza tra il costo sostenuto dal datore di lavoro e la retribuzione netta del lavoratore, il cosiddetto cuneo fiscale e contributivo, è stata pari, in media, al 46,7%: i contributi sociali dei datori di lavoro si sono attestati al 25,6% mentre il restante 21,1% è a carico dei lavoratori in termini di imposte e contributi. Nei prossimi mesi potremo valutare se i recenti provvedimenti hanno inciso su questo dato, elevando effettivamente il potere d’acquisto delle famiglie.


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