8 luglio 2019

Senza figli per necessità

Lo scorso giugno è stato pubblicato il Rapporto ISTAT 2019, che offre un quadro generale della situazione del nostro Paese. Il rapporto analizza globalmente il cosiddetto ‘sistema Italia’, tra luci e ombre, tra le risorse disponibili al fine di creare una crescita il più possibile solida e soprattutto di lunga durata e le intrinseche fragilità. Tra i temi analizzati: lo sviluppo di economia e società, l’entità delle nostre risorse naturali e produttive, le tendenze demografiche legate ai percorsi di vita, il capitale umano che fa da sponda a un futuro sviluppo del mercato del lavoro e, infine, il benessere e, più in generale, la crescita economica.

Un dato che salta particolarmente agli occhi è il continuo calo demografico che l’Italia vive ormai dal 2015: diminuiscono i nuovi nati e contemporaneamente aumentano i decessi. Tale saldo negativo delle nascite dipende per tre quarti dalla diminuzione della popolazione femminile tra i 15 e i 49 anni avvenuta tra il 2008 e il 2017 (circa 900.000 donne in meno) e per il restante quarto da una diminuzione della fecondità complessiva.

Se continua a diminuire il numero dei bambini nati da genitori italiani, a oggi diminuisce anche il contributo che i cittadini stranieri (uno solo o entrambi) danno alla natalità italiana; inoltre, la stessa popolazione straniera, residente nel nostro Paese, sta incominciando a invecchiare.

Ovviamente, la situazione di crisi, o comunque di incertezza economica, che l’Italia vive in sostanza ininterrottamente da oltre dieci anni, ha un’incidenza drammatica sul calo demografico: i giovani escono dal nucleo familiare d’origine sempre più tardi, hanno lavori poco stabili e spesso scarsamente retribuiti e, inevitabilmente, la prospettiva di farsi una famiglia propria e di mettere al mondo dei figli si allontana nel tempo.

Un dato assai scoraggiante che emerge è, infatti, che coloro che dichiarano che l’avere figli non rientra nel loro progetto di vita sono molto pochi, meno del 5%; il calo delle nascite non dipende pertanto dalla volontà, ma dalla necessità: è in crescita la quota di coppie costrette prima a rinviare e poi a rinunciare alla realizzazione dei propri progetti familiari.

Si va, inoltre, verso generazioni future sempre più di figli unici. In parallelo, aumenta il numero dei cosiddetti ‘grandi anziani’, frutto di una vita media che pur allungandosi vede comunque, nel tempo, situazioni di salute ovviamente precaria: specie le donne sono le vittime principali di patologie croniche, non letali, ma che intaccano pesantemente la qualità della vita di quanti ne sono colpiti.

Emerge così che una crescita non può attuarsi senza la messa in opera di una serie di strategie mirate, legate non solo al miglioramento del benessere complessivo dei cittadini di questo Paese (bambini e anziani; italiani e stranieri), ma anche al rafforzamento di tutele e incentivi per quanto riguarda nella sua totalità il mercato del lavoro in grado di infondere fiducia e voglia di futuro alle generazioni che del futuro del Paese sono responsabili, per evitare in ogni modo di continuare a disperdere, seppur con tassi diversi tra una regione e l’altra (con le drammatiche alte percentuali del Sud d’Italia), tutto il capitale umano, di incommensurabile valore, di cui il ‘Sistema Italia’ dispone.


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