30 agosto 2018

Smartphone e apprendimento

I bambini e i ragazzi francesi fino ai quindici anni quest’anno non potranno portare o dovranno spegnere il cellulare, i tablet e qualsiasi altro dispositivo collegato a Internet quando sono a scuola: a giugno, infatti, è passata una legge che lascia libertà di scelta solo alle scuole superiori, con studenti dai sedici anni in su, consentendone però l’uso a fini didattici agli studenti anche più giovani con disabilità.

La scelta non è stata approvata da tutti, anche perché alcune limitazioni già esistevano dal 2010, e diverse scuole si erano già orientate autonomamente in quella direzione. Anche in altri Paesi la questione è oggetto di dibattito, ma tendenzialmente si lascia la decisione ultima a istituti e insegnanti. Così, per esempio, è nel Regno Unito, dove la grande maggioranza delle scuole si sta orientando verso il bando, in Germania, nei Paesi scandinavi e in Italia, mentre negli Stati Uniti si stanno compiendo sperimentazioni nella direzione opposta.

Il tema è anche studiato da pedagogisti e psicologi, che ne hanno spesso enfatizzato l’influsso negativo sull’apprendimento. Secondo uno studio del 2005 della London school of economics and political science, compiuto su 91 scuole di quattro città inglesi, impedire l’uso dei cellulari migliora le performance degli studenti del 6,4% e costituisce quindi uno strumento a basso costo per ridurre le disuguaglianze educative. Un altro studio del 2017 della Rutgers University, pubblicato sulla rivista Educational Psychology, è arrivato alla conclusione che l’effetto negativo sull’apprendimento non è immediato, ma agisce sulla memoria a lungo termine: dei 118 studenti che hanno preso parte all’indagine, quelli che non avevano potuto utilizzare lo smartphone durante le lezioni hanno ottenuto voti agli esami di almeno il 5% superiori agli altri, mentre non si sono notate differenze a livello della comprensione, avendo gli studenti riportato punteggi analoghi nei test immediati compiuti in aula. Alcuni studi del 2018, infine, hanno messo in rilievo la relazione tra un uso eccessivo dei social media e i disturbi da deficit di attenzione e iperattività (ADHD).

 

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