9 aprile 2019

Speaker da stadio

di Mara Cinquepalmi

Loro ci sono sempre, anche quando si gioca a porte chiuse. Sono gli speaker, le voci degli stadi, quelle che accompagnano gli spettatori sugli spalti sin dal prepartita. Fino a qualche tempo fa erano soltanto “voci di servizio”, anche se con qualche eccezione, oggi però gli speaker sono un ingranaggio dello spettacolo che va in scena sul rettangolo verde. “Se l’arbitro non ci vede, non fischia” si dice nell’ambiente come a dire che senza lo speaker lo spettacolo non può cominciare. Voci che qualche volta prendono un abbaglio che può costare caro, come è successo allo speaker del Curi di Perugia licenziato dalla società perché ha sbagliato per due volte il nome di Davide Astori durante il ricordo del capitano della Fiorentina deceduto pochi giorni prima.

Voci sì, ma anche personaggi che grazie ai social raggiungono persino chi da tempo non varca i cancelli di uno stadio: Daniele Decibel Bellini, la voce del San Paolo, ha 215.000 follower su Instagram, Germano Lanzoni, speaker del Milan da diciannove anni, ne ha oltre 50.000.

C’è chi lo fa per mestiere e chi a leggere le formazioni è arrivato per caso. Sentirli al telefono fa un certo effetto perché sembra di essere sugli spalti dello stadio dove ogni domenica, e per qualcuno di loro anche nelle giornate di coppe europee, scandiscono i nomi di chi sta per scendere in campo. Ognuno col suo timbro di voce, con il suo “claim” in una sorta di rito pagano che i tifosi conoscono bene. Questione di voce, di ritmo e di passione.

Matteo Vespasiani, giornalista e inviato di Roma TV, si è trovato quasi per caso a diventare speaker ufficiale della Roma. Nel 2005 Carlo Zampa, fino ad allora la voce dell’Olimpico giallorosso, fu sostituito e al suo posto arrivò Vespasiani, allora ventitreenne. «Sapevo ‒ racconta Vespasiani ‒ che sostituire Zampa non sarebbe stato facile. Mi presi quarantotto ore per riflettere. A cena lo raccontai ai miei genitori. Mio padre disse: “Ma sei matto?” Non sapevo come mi avrebbe accolto la tifoseria perché era legata a Zampa. Alla fine mi dissero: “Prova!”». E così la domenica Vespasiani, che all’epoca era un telecronista di Roma Channel dove aveva avuto come maestro Giorgio Martino, volto noto delle domeniche calcistiche sul piccolo schermo degli italiani, si ritrovò a leggere la formazione giallorossa non prima di aver pronunciato ad occhi chiusi per l’emozione il saluto che l’avrebbe accompagnato negli anni successivi: “Benvenuti a tutti. Oggi più che mai forza Roma”. «Quando chiamavo la squadra  ‒ racconta Vespasiani ‒ sentivo la curva che mi accompagnava con un olé». Quello era il segnale che aveva superato l’esame.

Vespasiani, che a sette anni faceva lo speaker davanti al PC di casa e che girava le TV locali insieme al giornalista Dante Capaldi, è quello dell’“Ancora una volta” nato per caso durante Roma-Arsenal nel marzo 2009 in Champions League. «Quando segnò Juan per la Roma non sapevo come esprimere e trasmettere quella gioia. Allora dissi il nome e poi “Ancora una volta…” ripetuto quattro volte».

«Anche i bambini conoscono a memoria la formula “Popolo giallazzurro rispetto per tutti, paura di nessuno, a testa alta, a petto in fuori, sempre Frosinone”» confessa con una punta d’orgoglio Gianluca Giorgi, libero professionista dell’area sanitaria da trent’anni, dj per passione e voce ufficiale del Frosinone da quando la squadra è salita in serie B nel 2009. «Fino a qualche anno fa, al Matusa (il vecchio stadio del Frosinone, ndr), ‒ spiega Giorgi ‒ la mia postazione era vicino alla panchina in una posizione privilegiata. Ora nel nuovo stadio per questioni di logistica ho una postazione in tribuna stampa. Se dovessi scegliere, starei sempre meglio in mezzo al campo». È lì che nascono le emozioni, come quelle che Marco “Nana” Dejana, voce della Juve dal 2001, ha trasmesso ai quasi 40.000 spettatori che hanno assistito lo scorso 24 marzo alla sfida scudetto tra Juventus Women e Fiorentina giocata per la prima volta all’Allianz Stadium. «Non pensavo ‒ racconta Dejana ‒ che fosse raggiungibile questo traguardo straordinario. Conosciamo poco il calcio femminile. Quello di Torino è stato un bellissimo punto di partenza». Dejana, dj e speaker di grandi eventi sportivi, è la voce della Torino bianconera dall’estate 2001. Lo è diventato quasi per caso e ha esordito nel ritiro della Juve dove accoglieva e intratteneva i tifosi e dove «nascevano anche delle amicizie». Lui che scende in campo per leggere le formazioni e poi sale in regia ammette: «Diamo un po’ di colore a quelle che sono le informazioni di prassi. Le formazioni sono informazioni di servizio. Oggi vicino allo speaker c’è un team che produce intrattenimento per chi va allo stadio e il fatto che sia una festa è quello che dovrebbe portare allo stadio le famiglie».

 

Immagine: Lo stadio di Camp Nou, Barcellona, Spagna, visto dalla cabina dei commentatori (2 aprile 2018). Crediti: ORLIO / Shutterstock.com

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