25 marzo 2015

Stalin e Wikipedia come si dice "purga" in russo?

di Antonio Armano

Le etimologie sono un terreno molto vago e affascinante, dove ci si può perdere nello spazio e nella storia, talvolta preda di tempeste che confondono i sensi. Specie quello dell'orientamento, specie se ci si addentra in Russia... Mi riferisco alla leggenda che circola in Italia secondo cui l'espressione purga, che indica l'eliminazione degli avversari – politici in particolare –, deriva dal russo purga che si pronuncia purgà e vuole dire tormenta.

In realtà la parola purga, con cui in italiano indichiamo le epurazioni – il periodo del terrore staliniano soprattutto –, in russo si traduce con čistka. Che deriva dal verbo čistit', pulire. Anche purga – in italiano e altre lingue – ha una genesi simile perché deriva dal latino purus, quindi si usa per epurazioni e depurazioni varie, intestinali o politiche che siano. Si spazia in un'area semantica piuttosto vasta: valli di pruni californiani, destinati a produrre frutti neri e grinzosi da spedire urbi et orbi, per sturare gli intestini più riluttanti e pigri: così come claustrofobiche stanze della Lubjanka o plaghe congelate in Siberia, dove i detenuti capivano che la temperatura era scesa sotto i 40 gradi quando lo sputo si congelava in volo, come racconta Varlam Šalamov, e il problema era prima di tutto riempirsi non svuotarsi.  In russo per le epurazioni politiche si usa la parola čistka e per quelle di panza un'altra (slabitel'noe). Se per esempio, facendo una ricerca con Google Books, associo la parola purga a Stalin in russo trovo biografie che rievocano episodi della giovinezza rivoluzionaria del dittatore. Come quando, mentre nuotava nel fiume Enisej, è stato sorpreso da una tempesta e ha perso l'orientamento. Dopo essere approdato alla sponda privo ormai di forze – la larghezza del fiume siberiano in quel tratto era di tre chilometri –, ha dormito diciotto ore. Nondimeno la leggendaria etimologia ha incontrato qui un certo favore di stampa perché molto suggestiva, immaginifica, sinestetica, quasi biblica, dantesca. Rimanda direttamente ai gulag, dove molte vittime delle purghe sono finite. Dove spesso era proprio il clima, unito alla fame e al duro lavoro, a togliere di mezzo gli avversari spediti laggiù a espiare condanne politiche. Anche Wikipedia scivola e si smarrisce nella tormenta delle leggende linguistiche. E scrive: «Con il termine Grandi purghe (dal russo Purgà = tempesta di neve) si intende una vasta repressione avvenuta nell'URSS nella seconda metà degli anni trenta, voluta e diretta da Stalin». Ma solo Wikipedia italiana. Non quella inglese: «The Great Purge was a campaign of political repression in the Soviet Union which occurred from 1936 to 1940». E così via. In realtà più che di etimologia sbagliata bisognerebbe parlare di «falso amico», faux ami, false friend, ložnyj drug (in russo). E cioè di una confusione tra termini che sono omonimi – o quasi – ma non sinonimi. Calchi linguistici che traggono in inganno. Tra russo e italiano ci sono diversi falsi amici... Kapot è il cofano dell'auto. Familija vuole dire cognome e non famiglia. Firma vuol dire ditta. Sbor vuol dire raccolta. Dùra vuol dire stupida. Eccetera. Per le purghe c'è qualcosa di più di una falsa amicizia. Dalla falsa amicizia si passa alla falsa etimologia, al credere che purga in italiano sia un prestito linguistico, un forestierismo di origine russa – per indicare le epurazioni. Enzo Biagi, quando parlava dello stalinismo, associava spesso i due termini, in modo più o meno esplicito. In un articolo del 14 dicembre del 2000 sul Corriere scrive: «Butyrka, Taganka, Lubianka sono nomi che corrono su tutte le bocche. Come, più tardi diventano popolari Auschwitz e Dachau, che oggi un foglietto turistico definisce amabilmente “località famosa per le trote e per il vino”. L'Hotel Lux di Mosca, che ospita rappresentanti in esilio dei vari Pc europei, tra cui Ercole Ercoli (Palmiro Togliatti) e la “Pasionaria” della guerra di Spagna, la bella, intrepida e non platonica Dolores Ibarruri, diventa una specie di grande sala d'aspetto: da lì alla cella. Cominciano i grandi processi, le “purghe” (“purga” significa non un provvedimenti dietetico, ma “tempesta di neve”)». E ripete la stessa immagine sull'Espresso cinque anni dopo: «“Purga” vuol dire “tempesta di neve”: e tante volte, troppe volte, l'inverno ha chiuso nella sua morsa di ghiaccio vite innocenti, uomini che inseguivano pensieri proibiti». A parte l'aggiunta della neve – non guasta mai –, qui non si dice apertamente, come invece in Wikipedia, che purga in russo indica l'epurazione ma di lì il passo è breve e in molti devono avere frainteso. Del resto volete mettere una bella metafora meteorologica alla russa, per rifarsi al periodo del terrore staliniano, rispetto all'area semantica della Central Valley dove si coltivano prugne – il 70 per cento del raccolto mondiale –, inscatolate in confezioni rosa dai nomi stucchevoli come Sunsweet? Una terra di toponimi esotici e caldi come Yuba, Tulare, Fresno, Merced? 


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